Nikolas Juretic, il vignaiolo del Collio che ha ritrovato il suo Friuli in Australia

Nikolas Juretic ha imparato il mestiere dall'altra parte del mondo e per dieci anni ha insegnato la potatura tra Europa e Americhe. Dal 2018 vinifica le uve delle vigne di famiglia a Cormons e San Floriano: tre ettari di piante più vecchie di lui, condotte insieme alla compagna Lena-Maria Julier. Slow Wine lo ha appena eletto Giovane Vignaiolo 2027

Luca FerruaLuca Ferrua
Nikolas Juretic e Lena-Maria Julier, detta Lele: dal 2020 le decisioni in vigna e in cantina si prendono insieme
Nikolas Juretic e Lena-Maria Julier, detta Lele: dal 2020 le decisioni in vigna e in cantina si prendono insieme

Il vitigno era quello di casa. Il paesaggio, quello dall'altra parte del mondo. Nel 2012 e nel 2013 Nikolas Juretic ha lavorato in Australia, da Quealy Winemakers, sulla Mornington Peninsula: vigna, cantina, vendita. Ed è stato lì, mettendo le mani su un Friulano macerato, che ha maturato il desiderio di fare un giorno il proprio vino. Per immaginare il futuro delle vigne di famiglia, a Cormons, è dovuto passare dall'Australia.

Classe 1990, dopo il liceo artistico ha cominciato a viaggiare e a lavorare nelle aziende vitivinicole a diciannove anni. La formazione artistica gli è rimasta nelle mani: le etichette delle sue bottiglie le dipinge ancora lui. Ma il mestiere lo ha costruito tra le piante, imparando a conoscerne la crescita, il legno, le ferite.

Rientrato in Italia, è entrato nel gruppo Simonit&Sirch. Per oltre dieci anni si è occupato di consulenza e formazione sulla potatura tra Europa e Americhe. Ha insegnato a intervenire sulla vite pensando a come crescerà negli anni successivi: guardare ogni pianta e decidere dove tagliare, quanto lasciare, quale sviluppo accompagnare.

Intanto, a casa, c'erano le vigne che suo padre coltivava vendendone le uve. Nel 2018 Nikolas ha cominciato a vinificarle, senza lasciare il lavoro. Le prime annate sono state poche migliaia di bottiglie, realizzate con l'aiuto del padre. Il passaggio generazionale ha preso questa forma concreta: il raccolto di famiglia è diventato vino di famiglia.

Le vigne del Collio hanno più anni di lui

Le vigne vecchie di Nikolas Juretic sul Monte Quarin, a Cormons: sullo sfondo le montagne ancora innevate
Le vigne vecchie di Nikolas Juretic sul Monte Quarin, a Cormons: sullo sfondo le montagne ancora innevate

Oggi gli ettari sono circa tre, tra Cormons e San Floriano del Collio. Le vigne hanno tutte più di cinquant'anni, confinano con il bosco e affondano le radici nella ponca, il terreno di marne e arenarie che caratterizza queste colline. Quella da cui nasce Mont, sul Monte Quarin, è stata piantata nel 1968: ventidue anni prima che Nikolas venisse al mondo.

In alcune parcelle convivono varietà diverse. Juretic le raccoglie e le vinifica insieme, mantenendo nella bottiglia la composizione della vigna. Mont, per esempio, è soprattutto Friulano, con piccole quote di Picolit e Malvasia Istriana. È il vigneto, con ciò che vi cresce, a dare forma al vino.

La conduzione è biologica, certificata da venticinque anni, con un approccio ispirato alla permacultura. La chioma non viene cimata, le foglie non vengono tolte, l'erba cresce spontaneamente. In cantina le fermentazioni partono senza lieviti aggiunti; per l'affinamento si usano legno e cemento, e l'imbottigliamento avviene senza filtrazione.

Tre ettari aperti al mondo: 15.000 bottiglie, il 70% all'estero

Dal 2020 il progetto è condiviso con la compagna Lena-Maria Julier, detta Lele, enologa cresciuta in una famiglia di vignaioli in Germania. Le decisioni in vigna e in cantina si prendono insieme. Dal 2025 Nikolas si dedica all'azienda a tempo pieno.

 

La produzione è arrivata a circa 15.000 bottiglie l'anno. Il 70 per cento viene venduto all'estero: Giappone, Stati Uniti, Canada, Taiwan, Thailandia e diversi Paesi europei. Le dimensioni restano quelle di una piccola azienda agricola; i suoi vini continuano a viaggiare.

Tra Piave e Isonzo, la vigna che non si piega
Luca FerruaLuca Ferrua

Anche il lavoro sul territorio supera i confini nazionali. Nikolas presiede Senza Meja, l'associazione nata nella primavera del 2025 che riunisce 25 giovani vignaioli tra Collio, Brda, Carso e Colli Orientali. Organizzano degustazioni, formazione e occasioni di confronto, mettendo in relazione produttori italiani e sloveni che condividono lo stesso suolo. «Meja», in sloveno, significa confine: il nome dice da solo il programma.

In questo percorso è arrivato anche il premio al Giovane Vignaiolo di Slow Wine 2027. Un riconoscimento a una storia cominciata molto prima: un ragazzo è partito, ha imparato un mestiere e ha trovato lontano da casa la ragione per tornarci. Le vigne erano già lì. Il vino che voleva farne ha preso forma viaggiando.

 

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