Tra Piave e Isonzo, la vigna che non si piega
Mentre i rossi arrancano e l'export verso gli Stati Uniti arretra, le due regioni portano in guida 288 cantine e 901 etichette. Il Veneto alleggerisce Valpolicella e Amarone, il Friuli resiste ad alluvione e siccità con un livello medio che pochi in Italia eguagliano

Trecento millimetri. Tanta acqua è caduta in poche ore, tra il 16 e il 17 novembre 2025, sulle colline fra Udine e Gorizia. Le frane hanno trascinato via filari, il fango è entrato nelle cantine. A Brazzano, nel Collio, Borgo del Tiglio ha pagato il conto più pesante. Poi, come in un rovescio della stessa medaglia, è arrivata l'estate 2026: grandine sparsa e soprattutto una siccità che da queste parti, dove piove più che nel resto d'Italia, nessuno ricordava.
Eppure è proprio dal Friuli-Venezia Giulia che la nuova guida Slow Wine raccoglie uno dei giudizi più netti dell'edizione: un livello medio dei vini che in Italia ha pochi eguali. Vignaiole e vignaioli hanno reagito con orgoglio, e le premesse lasciano guardare con fiducia al millesimo 2026.
Dalla tempesta all'uragano
La diciassettesima edizione della guida di Slow Food Editore, presentata sabato 17 ottobre al Superstudio Maxi di Milano, arriva in un anno che il curatore Giancarlo Gariglio non addolcisce. Dodici mesi fa parlava di tempesta perfetta: dazi, consumi in calo, giovani lontani dal bicchiere, nuove sensibilità salutistiche, clima impazzito. Oggi, scrive, quello che si vedeva da lontano «è diventato un uragano. E noi ci ritroviamo in mezzo».
I numeri danno corpo alla metafora. Secondo l'OIV nel 2025 i consumi mondiali sono scesi del 2,7%. Unione Italiana Vini, su dati Istat, registra una flessione del 3,7% nel valore dell'export italiano. Nella grande distribuzione, rilevazioni Circana, i rossi perdono il 4,2% dei volumi, gli spumanti crescono dell'1,5%, i bianchi tengono.
I 253 collaboratori della guida, che ogni anno entrano in cantina e camminano tra i filari, hanno trovato produttori che nel 2026 non hanno imbottigliato. Molti rinviano l'uscita dei rossi. Per la prima volta alcune schede chiudono con un testo in corsivo viola chiaro: è il riassaggio di vini già recensiti, perché la nuova annata non è uscita. Dalla guida escono 132 aziende, ne entrano 168. Il saldo è positivo, 36 cantine in più, ma la geografia si sposta: cresce il Sud, la Sicilia su tutte, favorito da gusti che cambiano e da prezzi ancora accessibili.
L'edizione è dedicata a Carlo Petrini, primo curatore della guida Vini d'Italia. E il suo invito a cambiare «i paradigmi e le radici di questa economia» fa da filo rosso: produttori, distributori, ristoratori e consumatori legati dallo stesso destino.

Il Nordest in cifre
Dentro questo quadro, Veneto e Friuli-Venezia Giulia insieme portano in guida 288 cantine e 901 etichette. Contano 28 Chiocciole, il riconoscimento alle aziende buone, pulite e giuste, 21 Bottiglie per l'eccellenza nel bicchiere, 7 Monete per il miglior rapporto tra qualità e prezzo. Ventidue sono le novità: più di un ingresso su otto dell'intera guida parla con accento veneto o friulano.
Le due regioni, però, raccontano storie diverse. Il Veneto cresce di due cantine, il Friuli ne perde cinque. Il Veneto fa incetta di Chiocciole, il Friuli rivendica la tenuta qualitativa del suo bicchiere.
Veneto, la grande potenza che impara la leggerezza
Sono 161 le cantine venete recensite, con 523 etichette, 21 Chiocciole, 11 Bottiglie, 4 Monete e 12 novità. Per numero di Chiocciole solo Piemonte e Toscana fanno meglio. La guida descrive una regione ampia e complessa, ancora la più produttiva del Paese, spinta dalla forza possente del Prosecco.
La parola chiave è alleggerimento. In Valpolicella prosegue un percorso iniziato da qualche anno: i Valpolicella Superiore nascono ormai quasi tutti da uva fresca, non appassita, e la stessa tendenza tocca l'Amarone. È la risposta di una denominazione costruita sulla potenza a un mercato che premia freschezza e beva. Il rovescio di questa trasformazione ha il nome di un vino antico: il Recioto della Valpolicella, oggi prodotto in quantità così esigue da meritare un Presidio Slow Food.
Sul Garda, Bardolino e Custoza premiano chi ha sempre rispettato la natura leggiadra e fresca dei propri vini, anche nelle versioni più ambiziose. Nelle Terre della Garganega la qualità resta ancorata alla collina, al suolo basaltico che frena in modo naturale la generosità di un'uva molto produttiva.
Poi ci sono i segnali più piccoli, quelli che la guida coglie perché va a vedere. Sui monti Lessini cresce la presenza di giovani donne alla guida delle aziende. I colli Euganei uniscono bellezza e qualche novità. Lungo il Piave, dal Bellunese al Veneziano, si muovono realtà dall'approccio artigianale. E su tutto continua a splendere il Prosecco di collina, nelle sue diverse versioni, sulle tavole di mezzo mondo.
I Top Wine veneti, i vini che in degustazione hanno toccato l'eccellenza, sono 66, e la loro mappa conferma il racconto della guida. Nove Amaroni, da Bertani e Allegrini a Speri e Ca' Rugate, affiancati da nove Valpolicella tra annata, Superiore e Ripasso. Il Soave risponde con cinque etichette firmate da Pieropan, Gini, Prà, Suavia e La Cappuccina.
Tra Valdobbiadene e Asolo i Prosecco premiati sono undici, compresi i rifermentati in bottiglia di Casa Coste Piane e Case Paolin. E il Recioto della Valpolicella, il vino che rischia di sparire, è presente con tre bottiglie: Giuseppe Quintarelli, Piccoli, La Dama.
Friuli-Venezia Giulia, l'identità come risposta
Il Friuli-Venezia Giulia viene letto insieme alla Primorska slovena: 127 cantine, cinque in meno, con 378 etichette, 7 Chiocciole, 10 Bottiglie, 3 Monete e 10 novità. Il calo numerico non racconta un passo indietro. La guida registra, anzi, lo sforzo di produttori, associazioni e consorzi per dare al vino regionale e a quello d'oltreconfine una veste più identitaria in termini territoriali.
È un lavoro che mette il territorio davanti alla varietà, e che nel confine vede meno una linea che un paesaggio condiviso. Le visite e gli assaggi restituiscono un comparto in salute: tante conferme, alcune novità preziose.
Dal Friuli arriva anche uno dei premi speciali della giornata milanese. Il Premio al Giovane Vignaiolo va a Nikolas Juretic, consegnato da Emanuele Sansone di Guala Closures. Un riconoscimento a una generazione che, nelle parole di chi lo consegna, interpreta il mestiere con passione e voglia di innovare. Tra i Top Wine friulani c'è anche il suo Mont 2024.
I Top Wine del Friuli-Venezia Giulia e della Slovenia sono 51, e già la loro distribuzione disegna il confine. Tredici portano la sigla dei Colli Orientali, otto quella del Collio, con Friulano, Malvasia e bianchi d'uvaggio. Accanto ci sono i nomi che hanno fatto la storia dei bianchi macerati, Gravner, Radikon, La Castellada, Damijan Podversic, e il Carso di Zidarich e Skerk.
Oltreconfine la guida premia Brda, Vipava e Istria slovena, con Marjan Simčič, Burja e Klabjan. È la conferma che il vino del confine orientale si legge meglio come un unico paesaggio.

Il conto del clima
Se c'è un tema che unisce le due regioni è l'acqua: troppa, tutta insieme, e poi niente. L'alluvione di novembre e la siccità estiva sono le due facce di una stessa instabilità, che la guida registra in tutta Italia con vendemmie sempre più precoci. Nel nordest la differenza la fa la capacità di leggere la vigna, di aspettare o di anticipare. E la scelta di non forzare: meno concentrazione, più freschezza, vini che il mercato chiede e che il clima, paradossalmente, rende più difficili da ottenere.
Il vetro a dieta
C'è poi un simbolo nuovo e discreto, una bilancia. Segnala i vini in bottiglie da 450 grammi o meno, e sono già 3.005 su 7.809 recensiti. L'idea è nata alla Slow Wine Fair 2026 con la campagna Unpacking Wine, per ridurre l'impatto ambientale del vino partendo da ciò che lo contiene.
Per decenni il peso della bottiglia è stato un segnale di prestigio, soprattutto per i rossi importanti. Oggi quel vetro pesa due volte: nei trasporti, nelle emissioni, nei costi di cantine già strette tra prezzi delle uve e mercati in frenata. Anche questa è leggerezza, la stessa che il nordest sta imparando a mettere nel bicchiere.
Una rotta da tracciare
Gariglio chiude la sua riflessione con un pensiero semplice: le difficoltà chiedono di capire come cambia il vino, i nuovi ingressi ricordano che c'è ancora molto da raccontare e da far assaggiare. Il prossimo appuntamento è a BolognaFiere, dal 21 al 23 febbraio 2027, per la sesta Slow Wine Fair: oltre mille aziende, un claim in tre verbi, «Produrre. Raccontare. Condividere». L'obiettivo dichiarato è far sedere allo stesso tavolo i protagonisti di una crisi che nessuno può affrontare da solo.
Il nordest ci arriva con due strade diverse. Il Veneto, gigante che impara la misura. Il Friuli, piccolo e ostinato, che risponde all'uragano con l'unica arma che non si può importare: il proprio paesaggio nel bicchiere.
Riproduzione riservata © il Nord Est




