Elezioni in Germania, il politologo Zulianello: «AfD propone una democrazia su base etnica»

Mattia Zulianello, docente di Scienza politica, analizza gli scenari dopo il voto in Germania: «La destra radicale non deve essere confusa con quella estrema, che valorizza la violenza. Ma ora la remigrazione potrebbe creare un ponte»

Valeria Pace

L’exploit di AfD alle urne in Sassonia-Anhalt «ci deve preoccupare», ma il partito non è «fascista o nazista» perché «non ha l’obiettivo di abolire la democrazia, ma quello di svuotarla». E il fatto che sia impossibile per AfD formare un governo da sola e quindi ci sia la possibilità che sia «esclusa dalla stanza dei bottoni» non deve considerato qualcosa di positivo: «Quando gli altri partiti fanno grosse coalizioni la destra radicale si rafforza». Ne è convinto Mattia Zulianello, docente di Scienze politiche all’Università di Trieste, studioso dei movimenti populisti di destra.

Professore, il successo di AfD è legato a una specificità locale o è un fenomeno più ampio?

«Il contesto dell’ex Germania est è particolare, ma le spiegazioni generali sono sempre le stesse. Il punto è socioculturale ed è legato alla sensazione che il proprio status sia in declino. È una sensazione che va al di là di fattori oggettivi e proprio perché si basa su una percezione è inarrestabile. C’è però un’identità fortissima in Ostdeutschland, che non è fondata nella nostalgia della Ddr in senso stretto ma esprime una necessità di protezione. E l’AfD sostiene l’importanza dello stato sociale, ma ritiene che debba essere limitato ai nativi - cosa che non equivale ai cittadini. È il fenomeno che chiamiamo sciovinismo del welfare. AfD propone la democrazia su base etnica».

La lezione dal voto in Sassonia: i partiti imparino a parlare anche alla “pancia”
Valentine LomelliniValentine Lomellini
Ulrich Siegmund (foto Epa)

Ricorda il nazifascismo...

«Attenzione a non confondere la destra estrema con quella radicale. AfD è in questo caso un esempio classico di destra radicale, perché non vuole eliminare la democrazia, ma la vuole svuotare. La destra estrema invece è rivoluzionaria e valorizza la violenza. Se fosse facile ricondurre AfD al nazismo sarebbe già stata messa fuori legge in Germania. Invece, il razzismo biologico è stato messo da parte e negli anni Settanta è stato teorizzato l’etnopluralismo nella destra radicale: tutte le etnie sono di pari dignità ma vanno tenute separate. Ci sono anche differenze in politica estera: la destra radicale ovunque è filoisraeliana, mentre l’estrema destra è filopalestinese, non si riconosce nel concetto di Occidente, è anticapitalista ed elitista. Però la remigrazione, concetto che AfD ha fatto proprio per prima, ora potrebbe creare un ponte con la destra estrema: già negli anni Novanta Forza Nuova parlava del “rimpatrio umano”. AfD è per altri versi un unicum perché è più radicale di altri partiti e tollera molto più di altri partiti l’estremismo al suo interno».

Questo risultato cambierà la politica tedesca?

«Al momento AfD non ha i numeri per fare un governo regionale da sola ed è ritenuta un paria a livello federale, e tale resterà per adesso, soprattutto nella Germania ovest. Di solito però le brecce contro l’isolamento si aprono a livello locale. Ma è un’illusione pensare che gli elettori li puniscano se vanno al governo. Potrebbe moderare alcune proposte più estreme, ma poi c’è l’accomodamento. Ad esempio, AfD magari non parlerebbe più di remigrazione, ma gli altri partiti inasprirebbero le proprie politiche in tema migratorio. È già successo in Danimarca. Ma se vengono tenuti ai margini poi si radicalizzano ancora di più».

Il conto della riunificazione che alimenta AfD
Francesco MorosiniFrancesco Morosini
Alice Weidel

Non c’è modo di arginarli?

«Il problema è che la democrazia liberale può arrivare fino a un certo punto, oggi deve affrontare sfide che non erano contemplate quando è nata. Ma gli elettori si aspettano di più, questo divario non si risolve mai e favorisce la politica del risentimento. Sappiamo che il livello locale può riavvicinare di più i cittadini alla politica e che i bilanci partecipativi (le assemblee popolari, ndr) riescono a coinvolgerli di più, ma ci vogliono soldi e risorse. Il problema di fondo è che le comunità sono disgregate e anche l’isolamento sociale - reale o percepito - favorisce il voto per questi partiti».

Quanto può crescere ancora il loro consenso? Chi li vota?

«La domanda elettorale c’è. Sappiamo che secondo i sondaggi almeno il 50% degli elettori dice che non voterà mai la destra radicale, questo dunque è il limite. Ormai vediamo che ci sono più partiti di destra radicale che si contendono i voti degli elettori. Per quanto riguarda l’elettorato, un tempo c’era un forte gender gap, ma ora anche AfD ha una leader donna. Si pensava che a votare questi partiti fossero gli anziani arrabbiati ma ora si nota anche che i giovani si stanno radicalizzando. In Sassonia-Anhalt hanno votato AfD tanti operai che erano un tempo lo zoccolo duro della sinistra. Non è una novità, la prima volta è capitato nell’86 in Francia, con flussi dal partito comunista al Front national. Certo non aiuta chiamare gli elettori ignoranti o dare etichette morali alle scelte: il pericolo è la polarizzazione affettiva, quel che accade quando l’odio politico va oltre la politica stessa. Sta già succedendo ed è preoccupante perché apre la strada alla violenza politica».

L’AfD ha un corrispettivo in Italia? Meloni è cauta, mentre Salvini fa il tifo per loro e poi ora c’è Vannacci.

«FdI, nonostante la comunicazione si sia molto moderata da quando è al governo, rientra ancora nella stessa categoria di AfD. Il nativismo rimane il perno ideologico del programma; ha una visione autoritaria della società in quanto crede che i crimini vadano puniti severamente; ed è populista, in quanto insiste sul divario tra il popolo e il palazzo. Meloni ha seguito la strategia di accreditarsi come attore politico nel panorama internazionale e per questo ora non può schierarsi con AfD. Vannacci invece ha moltissime cose in comune con loro, in primis la remigrazione. La Lega adesso ha altri problemi».

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