Il conto della riunificazione che alimenta AfD
Il voto in Germania ha riattualizzato le vicende di 36 anni fa, compresa la costruzione dell’Eurozona. La delusioni di allora si riverberano sul presente

In Sassonia-Anhalt Alternative für Deutschland (AfD), la Destra più Destra tedesca, ha vinto le elezioni. È un evento politico nazionale e internazionale; ma pure locale. Di conseguenza, poiché la Sassonia-Anhalt fu parte della Ddr che è area di affermazione di AfD, merita chiedersi se nel successo di essa vi pesino le modalità del processo di unificazione tra questa e la repubblica Federale Tedesca.
Infatti, la Ostalgie, cioè nostalgia dell’Est che fu, indica le delusioni che da allora si riverberano sul presente. Già nel 1990 il filosofo Habermans temeva esiti imprevisti dal processo di unificazione/annessione allora in atto. Oggi visibili nella frustrazione dei cittadini dell’Est emersa dalle urne e forse derivata da scelte sul “come” attuare l’economia dell’unificazione.
Protagonisti di essa furono il governo (ancora) di Bonn e, ormai transeunte, quello della Ddr. Passo decisivo fu l’unione monetaria del 1990. L’operazione consistette nel sostituire il marco dell’ormai ex Ddr con il Deutsche Mark occidentale. Probabilmente, fu l’involontaria origine di quell’Ostalgie poi in molta parte incardinatasi in AfD.
Va detto che la Bundesbank (Buba), la Banca Centrale tedesca, diffidava dell’operazione.
Caratterizzata dal rapporto di cambio adottato: la parità tra la moneta socialista e quella di mercato. L’esito fu la rivalutazione dei salari e degli stipendi in Ddr. In negativo vi fu la forte svalutazione (posti fuori mercato) degli asset industriali di questa. Che difatti persero competitività. In sostanza, nella ex Germania comunista si sacrificò l’industria e si sostenne la capacità di consumo. Cosa che allora favorì l’insediamento nei Lander orientali neocostituiti dei partiti tradizionali, a partire dalla Cdu.
Ora è arrivato il conto.
Perché la Ddr allora pagò in competitività (esportava circa il 50% del prodotto), desertificazione industriale ed emigrazione verso Ovest. Peraltro esiti difficili da evitare con un’industria piuttosto arretrata per i mercati occidentali. Quindi, le alternative, salvo l’eccessiva rivalutazione monetaria e le modalità delle privatizzazioni, erano forse inesistenti. Nondimeno, ha prodotto quella Ostalgie e quel consenso a AfD d’oggi.
È difficile dare pagelle ad operazioni politiche così complicate. Che riguardarono anche l’Italia per la sua appartenenza al Sistema Monetario europeo (Sme). Nel senso che la rivalutazione monetaria portò a carenze di liquidità ad Est compensate da massicci trasferimenti. In Ddr ciò portò un’inflazione superiore al 340% che poi interessò tutta la Germania. La risposta di Buba (tassi al 10%) e, appunto, la crisi dello Sme.
Insomma, il voto in Sassonia-Anhalt ha riattualizzato vicende di 36 anni fa. Anche un’occasione per criticare, con l’unificazione monetaria tedesca, pure la costruzione Eurozona. Però la differenza è radicale. Perché il marco della Ddr era non-convertibile con un valore ufficioso di 4,4 contro un Deutsche Mark. Mentre le valute pre euro erano tutte prezzate dal mercato. Un’altra storia. Però AfD ne parlerà.
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