Tra i progressi della medicina e la cura di sè stessi: le ragioni della longevità a Nordest
Mario Trivellato, ex direttore del Servizio cardiologico dell’ospedale geriatrico di Padova, spiega come l’evoluzione della telemedicina abbia aumentato l’aspettativa di vita migliorando la diagnosi precoce. Ma non basta: «È fondamentale anche la socialità»

L’imbracatura da bungee jumping e un apparecchio per la trasmissione transtelefonica dell'elettrocardiogramma. È quanto è bastato a Mario Trivellato, ex direttore del Servizio cardiologico dell’ospedale geriatrico di Padova, per lanciarsi dalla diga di Verzasca, in Svizzera. La stessa da cui si buttò James Bond nel film GoldenEye.
La differenza? Trivellato lo ha fatto quando aveva quasi 70 anni.
Oggi, che di anni ne ha 84, spiega il motivo di quella che apparentemente poteva sembrare una follia. «L’ho fatto per dimostrare l’affidabilità della tecnologia in ambito medico. Lì si viaggia a 240 km/h», eppure, nonostante la velocità «la registrazione arrivò perfetta all’apparecchio. Non tutti hanno capito perché l’ho fatto, alcuni si sono concentrati solo sull’eccentricità del gesto, ma il messaggio arrivò almeno al 50% della popolazione».
Trivellato è oggi la prova vivente che l’anzianità è un concetto relativo e che l’età biologica può essere ben diversa rispetto a quella reale: «Sono molti anni che non mi lancio con paracadute o bungee jumping, però non escludo che potrei rifarlo».
Ma, al di là dell’esperimento medico, è davvero un’esperienza alla portata di tutti i coetanei di Trivellato? «Se in salute sì» risponde il medico, «ma non se si hanno avuto problemi come, per fare un esempio, fratture alla colonna vertebrale. Anche perché tu fai il sacco di patate, chi manovra fa tutto il resto».
Di problemi fisici Trivellato non ne ha. Rappresenta sostanzialmente la dimostrazione pratica dei suoi stessi studi, è in forma e presta ancora servizio medico presso il Centro medico Valentini di Padova. «Oggi non si è più anziani a 65 anni, lo si è come minimo a 75: questa è una certezza della medicina odierna» spiega.

Le motivazioni sono molteplici: dal punto di vista sanitario i progressi della tecnologia hanno facilitato il lavoro dei medici.
Trivellato, durante la sua carriera, è stato testimone e protagonista di tale evoluzione. A livello nazionale è infatti un pioniere della telemedicina.
Nel 1974 portò infatti in Italia, dopo un’esperienza negli Stati Uniti, uno dei primi esemplari di elettrocardiogramma transtelefonico, che permette di monitorare i pazienti a distanza. «All’epoca lo strumento pesava venti chili. Lo stesso apparecchio oggi pesa venti grammi».
Una tecnologia più smart, che facilita in primo luogo la diagnosi a distanza e di conseguenza quella precoce. La telecardiologia ha così fatto svoltare il lavoro dei medici. «Il paziente può essere anche in Nuova Zelanda, ma l’apparecchio lo monitora senza problemi».

Le aritmie cardiache vengono così intercettate molto più facilmente e ne giova la longevità dei pazienti. «Si ferma così il killer silenzioso: l’infarto, che ricordiamo: è la prima causa di morte nelle donne». Lo sa bene Trivellato, che durante la sua carriera ha fondato il Percorso Benessere Donna, il primo in Italia a studiare la cardiopatia ischemica della donna con modalità interdisciplinari.
La cura di sè: l’evoluzione del paziente
Contestualmente ai progressi della scienza medica è mutato anche l’atteggiamento dei pazienti. Oggi, rispetto al passato, Trivellato ha registrato una maggiore attenzione da parte de anziani, che cercano spesso di condurre una vita il meno possibile sedentaria.
La maggiore consapevolezza ha insomma contribuito alla longevità dei pazienti, anche se talvolta è ancora difficile superare l’iniziale resistenza verso visite preventive e check-up: «La gente non si emoziona per le nuove terapie», spiega Trivellato «c’è ancora una certa resistenza verso l’esame delle feci, per esempio, e pochi si sottopongono alle visite dermatologiche, che permettono anche di intercettare i melanomi».
Ma una volta, registra Trivellato, la resistenza verso le nuove tecnologie e le nuove cure era comunque maggiore.
Cosa c’entra la socialità con l’aspettativa di vita?
Otto anni. È quanto è aumentata l’aspettativa di vita per gli uomini veneti tra il 1992 e il 2024. Lo rivela la più recente Relazione socio sanitaria della Regione Veneto.
Nello stesso periodo anche la speranza di vita delle donne è cresciuta: si vive mediamente cinque anni in più rispetto al passato. Così in Veneto la speranza di vita alla nascita è oggi di 82,2 anni per i maschi e 86,3 anni per le femmine. Un dato in linea con il Friuli-Venezia Giulia, la cui speranza di vita si attesta a 83,8 anni (dati BeST 2025 Istat). A Nordest, dunque, l’aspettativa di vita è superiore anche a quella nazionale, che si aggira attorno agli 83,4 anni.
Longevità non è sempre sinonimo di salute, anche se generalmente le condizioni degli anziani odierni, come detto, sono decisamente migliorate. Non solo per i progressi della medicina, spiega Trivellato. «Socializzare è fondamentale, se si vuole rimanere in forma anche da anziani. E bisogna farlo in tutti i luoghi. Quando vedo qualcuno da solo, cerco sempre di attaccare bottone».
Tenere la mente attiva nelle relazioni è un assist alla salute. Ne giova la salute in anzianità, ma è un’operazione che va fatta in qualsiasi età. E anche qui Trivellato ci ha messo del suo: «Per non farmi mancare niente sono stato anche presidente dell’Associazione volontari ospedali» e grazie all’esperienza capì il bisogno di socialità dei pazienti.
Prevenzione e tempestività: i motivi della longevità a Nordest
Prevenzione, tempestività e servizi: sono le tre parole chiave per la sanità del Nordest. Secondo la Relazione socio sanitaria della Regione Veneto, per esempio, l’angioplastica per l’infarto miocardico acuto viene effettuata sempre più spesso (63% dei casi nel 2024) entro 90 minuti: si riduce così la mortalità.
E considerando che si è abbassato anche il tasso di natalità, sale inevitabilmente l’indice di vecchiaia, ovvero l’indicatore demografico che esprime il rapporto tra la popolazione di 65 anni e oltre e quella di età compresa tra 0 e 14 anni. Oggi si attesta in Veneto a 211,9. Un aumento sensibile rispetto al 2000 (si attestava attorno ai 136) e soprattutto rispetto agli anni ‘80, quando i bambini erano più degli anziani e l’indice di vecchiaia era pari a 62.
Migliora invece la sopravvivenza oncologica, che si attesta al 91% per il tumore alla mammella. Ancora più alta la percentuale per quanto riguarda il tumore alla prostata: la sopravvivenza è del 94%. La buona riuscita delle operazioni è strettamente legata al benessere futuro.
L’indagine Proms, (“Patient Reported Outcome Measures”) dello Iov, che si concentra sul percorso delle pazienti con tumore maligno al seno lo conferma: il 68% delle pazienti riporta una condizione psico-sociale migliore o stabile rispetto al periodo precedente all’operazione, mentre il 41% ha dichiarato un miglioramento o stabilità nelle proprie condizioni fisiche post-trattamento.

Il Friuli-Venezia Giulia non è da meno: la demenza viene curata in maniera più efficace rispetto alla media nazionale: il tasso di mortalità tra gli over 65 per demenze e malattie del sistema nervoso è migliore rispetto alla media italiana. Si registrano infatti 30,5 decessi ogni 10.000 abitanti.
Il Friuli-Venezia Giulia, grazie a Trieste, presenta invece un’offerta sanitaria migliore rispetto alla media nazionale. Nel capoluogo di Regione ci sono 51,8 medici specialisti ogni 10.000 abitanti, contro i 34,1 presenti mediamente in Italia.
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