La lezione dal voto in Sassonia: i partiti imparino a parlare anche alla “pancia”
È presto per dire se l’avanzata dei populisti in Europa sia irreversibile: di certo si assiste a uno spostamento a destra dell’elettorato

Torneremo ai tempi bui del nazismo e del fascismo? Diciamoci la verità: ormai da mesi, in Italia ma anche all’estero, non si fa che parlar d’altro. L’elezione di Trump, il successo di Farage in Inghilterra, il recente sorpasso di Vannacci su Forza Italia hanno finora concorso ad indicare una direzione sempre più delineata.
Domenica, i risultati delle elezioni nel piccolo Land della Sassonia-Anhalt non fanno che aggiungere altra carne al fuoco. I suoi circa 1,7 milioni di elettori hanno votato in massa per l’AfD, Alternative für Deuschland, un partito di estrema destra che si distingue per le sue posizioni nostalgiche.
L’AfD ha ottenuto una percentuale di poco inferiore al 44%, drenando voti soprattutto alla CDU, il partito centrista cristiano-democratico che è stato di Angela Merkel, la cancelliera che più a lungo a ricoperto questa carica. Ed è anche il partito di Friedrich Merz, l’attuale cancelliere, che ammette di non esser riuscito “a parlare ai cuori della gente”, prendendo atto della crisi endogena che ha colpito il proprio partito.
Se non vuole che anche le elezioni dei prossimi Land vedano i consensi della CDU dimezzati come è avvenuto domenica, dovrebbe pensare più alla pancia degli elettori, che al loro cuore. La AfD propone un programma semplice che annuncia di voler rivoltare il sistema tedesco. Spesso vengono ricordati aspetti del programma come le classi separate per i bambini disabili, l’aumento delle espulsioni dei migranti e lotta a “stili di vita non riproduttivi”, e già questo sarebbe sufficiente.
Ma il programma di AfD si contraddistingue anche per un attacco all’Europa, il ritorno al potere degli Stati nazione, il “no” alla difesa europea ed espressioni semplici e ad effetto, come: “proteggiamo le vittime, non i criminali”.
Era il 2017 quando la Società italiana di Scienza politica dedicava gran parte del proprio convegno annuale all’avanzata dei populisti. Si tratta di un’avanzata storica irreversibile?
È presto per dirlo. Non è ancora certo che l’AfD riesca a creare un governo regionale di minoranza o in alleanza con la sinistra nazional-populista BSW, l’unico partito che non gli avesse negato aprioristicamente il proprio sostegno. Certamente stiamo assistendo ad uno spostamento a destra dell’elettorato europeo, di cui le elezioni in Germania – così come i consensi per Vannacci – sono prova.
Tuttavia, almeno al momento, mi pare uno scenario più simile al movimento di segno contrario avvenuto nel Vecchio continente negli anni ‘70, quando le forze di sinistra avevano guadagnato percentuali elettorali elevate avvicinandosi o entrando nell’area governativa. La SPD aveva continuato a restare al potere, il PCI il governo l’aveva visto passare da vicino senza mai entrarci per davvero.
Il destino di ciascun partito era stato individuale e strettamente legato alla contingenza nazionale. Confidiamo che sia così anche questa volta.
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