Referendum giustizia, il Sì è avanti ma il No è in rimonta anche grazie agli influencer

Personaggi come Barbero, Gratteri e Travaglio trainano sui social. Se non scende in campo Meloni, in Rete non c’è partita

Carlo BertiniCarlo Bertini

Cinquanta milioni di interazioni online in un mese, una valanga impressionante: che quando si poserà a valle, oltre alla nube di detriti (insulti, fake news e veleni tossici) lascerà sul terreno di gioco il trofeo della vittoria. Perché sembra proprio che sia la rete a fare da traino alla campagna referendaria, una forza della natura che in questi giorni pare stia spingendo il fronte del No verso il sorpasso.

Un sorpasso previsto già da alcuni sondaggisti: ma non da altri, in un pendolo di previsioni che fotografa ancora un sostanziale testa a testa. La rete invece fotografa bene il trend: il Sì resta in testa, ma il No mobilita di più. I testimonial fanno la differenza.

Il traino dei social

Ciò che gli analisti più smart già avevano predetto, viene messo ora nero su bianco dal primo rapporto Human Data, la nuova piattaforma AI-driven che raccoglie, analizza e spiega i dati di tutti i social network: un’analisi delle interazioni dell’ultimo mese spiega cosa si muove dietro il referendum sulla giustizia: più dei duelli in tivù, dei comizi e dei manifesti sui bus apparsi da una settimana, a fermare la pallina sul rosso o sul nero nella roulette del referendum potrebbe essere la famigerata Rete.

Del resto, anche i più astuti generali che guidano l’esercito del No come Dario Franceschini, hanno spronato le truppe ad allargare il perimetro di azione: “Per vincere non basta andare a votare, c’è da mobilitare un arcipelago di realtà associative, culturali, politiche e non di partito”. E come mobilitarlo se non con i social?

I tre guerrieri del No

Finora tutti i sondaggi confermano che la partecipazione sarà il dato pesante in grado di influenzare le percentuali finali, ma sulla corsia di sorpasso è spuntata la carovana delle piattaforme online, in grado di scardinare ogni previsione con la sua forza contundente.

Una macchina infernale pilotata dai nuovi guerrieri della rete, gli Influencer: come nella tragedia omerica la triade di Ettore, Paride ed Enea muoveva le sorti della guerra, a guidare l’armata del No tre nomi che spopolano in rete come Alessandro Barbero, il combattivo Nicola Gratteri e il duro Marco Travaglio.

Testimonial pesanti (spalleggiati da alfieri sanguigni come Andrea Scanzi e Alessandro Di Battista) che non trovano rivali di pari livello nel fronte del Sì, finora sostenuto prevalentemente da Carlo Nordio, non proprio la stessa cosa per i social. Perché le interazioni che sviluppano questi personaggi (solo il video pro-No di Barbero ha movimentato 4 milioni di contatti), non sono paragonabili.

il ruolo chiave di Meloni

Quindi è facile tirare le fila di questi numeri da far impallidire: se non scende in campo Giorgia Meloni con i suoi 5 milioni di follower su Instagram, in rete non c’è partita. Almeno finora. Per questo si attende la sua uscita dal guscio, prodromici sono stati i video contro i magistrati per le sentenza che prescrive un rimborso alla Ong di Carola Rackete e altre pillole dello stesso tenore.

E una forza d’urto in rete potrà averla il corposo dossier con gli errori giudiziari messa a punto dal suo staff, pronta da lanciare in pasto ai social nelle ultime due settimane dal voto. Ma interessanti per un’analisi delle tendenze sono i dati del rapporto Human Data: nell’ultimo mese le interazioni generali registrate sui social sono state 21 milioni e 700 mila relative al No e 17 milioni e 700 mila relative al Sì.

Tra gli opinion leader online, al primo posto troviamo Alessandro Di Battista, sostenitore del No, con oltre 5 milioni di interazioni, a seguire Giovanni Storti (del trio Aldo, Giovanni e Giacomo), sostenitore del No, con oltre 2 milioni di interazioni. Per il Sì troviamo Giuseppe Di Palo (Avvocato) e gli account di’Welcome to favelas’con poco più di un milione di interazioni a testa. Nella top ten, all’ottavo posto c’è il giornalista Nicola Porro, sostenitore del Sì, con oltre 700mila interazioni, al nono l’attore Emilio Solfrizzi, sostenitore del No, con quasi 600mila e infine Andrea Scanzi, fronte del No, con quasi 400mila.

Le ragioni del No e del Si

Le ragioni dei sostenitori del sì e del no sui social sono chiare: chi è a favore della riforma tifa per la separazione delle carriere e terzietà del giudice (25%), tutela dell’imputato (20%), responsabilità del magistrato (18%), stop allo strapotere delle correnti (16%) e modernizzazione della giustizia (13%). Chi è contro, invece punta sul rischio del controllo politico sul PM (31%), sulla politicizzazione del referendum contro il governo (21%), sull’inadeguatezza del sorteggio per il Csm (17%); denuncia una riforma lontana dai bisogni reali (15%) e costi delle nuove strutture (11%).

Sui social i personaggi pubblici più citati sono Nicola Gratteri (66. 000 menzioni), Alessandro Barbero (53. 000) e Marco Travaglio (24. 000). La top ten, in sostanza, è guidata da testimonial del No. A seguire troviamo Nicolò Zanon (sostenitore del Sì, 18. 000 menzioni), Augusto Barbera (sostenitore del Sì, 16. 500 menzioni), Carlo Lucarelli (sostenitore del No, 13. 000 menzioni), Giovanni Storti (sostenitore del No, 7. 000 menzioni), Carlo Guglielmi (sostenitore del No, 6. 000 menzioni). Insomma, il fronte del No ha testimonial e influencer esterni alla politica più capaci di smuovere le acque, invogliare i giovani al voto e generare mobilitazione.

Giorgia è avvisata. —

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