Parla Vannacci: «Il centrodestra è allo sbando e sull’Ucraina non mi piego»

Il generale lavora alla rinascita di una nazione liberata dal regime fascista che lui non rinnega nei suoi valori portanti:«Discuto su tutto, ma senza tradire gli elettori. Invito tutti all’assemblea di FN»

Carlo BertiniCarlo Bertini

«Il centrodestra si è perso e va alla deriva. Salvini? Non l'ho più sentito. Non mi ha risposto neanche agli auguri di compleanno. Meloni? Con lei non ho mai avuto il piacere di parlare. Spero però che non continuino tutti a fare l’errore di ignorare Futuro Nazionale, perché non gli conviene». Roberto Vannacci trascorre il 2 giugno a Bruxelles, il suo nome non figura tra i 2700 invitati alla festa per i Volti della Repubblica al Quirinale e il generale celebra lavorando la rinascita di una nazione liberata dal regime fascista che lui non rinnega nei suoi valori portanti: «È la festa dell’Italia, degli italiani che brandiscono con fierezza il tricolore. Noi festeggiamo la nostra Italia oggi, che vede la sua forma di governo repubblicana, senza rinnegare nessun aspetto della sua storia. Al contrario di quanto non si faccia in altre festività, come il 25 aprile, che è diventata una festa “anti” qualcuno».

Il generale parla a tutto campo con il vento nelle ali, senza risparmiare fendenti, del resto l’ultimo sondaggio lo dà al 4,8 per cento e sa di essere una variabile determinante nella competizione tra i due schieramenti.

Lei cresce e da destra pongono condizioni per farla entrare in coalizione. Potrebbe accettare di votare gli aiuti all’Ucraina come chiesto dal ministro Ciriani sul nostro giornale?

«Intanto io non ho chiesto niente a nessuno, non ho avanzato nessuna pretesa e probabilmente questi signori, visto che ci avviciniamo ai 90 mila iscritti in tre mesi, hanno una paura di noi che fa novanta. E quindi, tanto per essere chiari: non cederò di un millimetro, tutto si può discutere, ma senza tradire quegli elettori che si rivolgono a me vedendo in FN un cambiamento. Io non mi schiero contro l’Ucraina, ma voglio fare gli interessi degli italiani, mentre qualcun altro, come Ciriani, si preoccupa di più di fare gli interessi di Zelensky che quelli degli italiani. Ed è qualcun altro che risponde al fischio di Von Der Leyen, di Draghi e che sostiene la commissione di Bruxelles, che non ci concede un’oncia di flessibilità per i costi dell’energia».

Sta parlando di Meloni e di Fdi...

«Certamente. Ci siamo presentati come Italia col cappello in mano di fronte alla Commissione europea dopo essere stati esclusi dalla conclusione della procedura di infrazione per eccessivo indebitamento. E sono queste scellerate politiche della commissione Ue che ci hanno ridotto nella povertà, fragilità e instabilità in cui ci troviamo».

E lei starebbe in una coalizione con Forza Italia, che dice di non volere le “ammucchiate” e si schiera anche a difesa dei diritti di gay?

«Io fatico a tradire i miei principi e per questo Futuro nazionale ha posto linee rosse invalicabili: migranti, sicurezza, energia, posizionamento internazionale, famiglia naturale e natalità. E faccio notare che il Ppe, di cui Fi fa parte, è alleato dei socialdemocratici in Europa e nel 2025 ha votato con Pd, M5S e Avs su vari aspetti: contro gli stanziamenti per la creazione di piattaforme di rimpatrio al di fuori del territorio dell’Unione, come quella fatta in Albania dal governo italiano. Sempre in tema di immigrazione clandestina, ha votato contro i finanziamenti Ue per costruire barriere fisiche alle frontiere esterne dell’Unione. Anche sull’energia, nel 2024 FI ha votato con Pd, M5s e Avs a favore della sospensione del partenariato strategico con l’Azerbaijan, dove la nostra premier si è recata pochi giorni fa proprio per portare avanti il potenziamento del Tap. Fi ha votato poi contro il blocco della direttiva sulle case green, che sarà uno dei nostri più grandi problemi. Chi sta facendo una politica che non coincide con gli interessi italiani?».

A proposito di italiani, si aspettava una crescita così repentina nei sondaggi che oggi la danno sopra il 4 per cento?

«L’ultimo ci dà addirittura al 4,8, ma non dò molta retta ai sondaggi, che per me sono quelli che faccio per le strade, nelle sale piene che ho avuto in Sicilia, a Catania, Agrigento, Palermo, Messina, dove ho visto migliaia di persone e tantissimi giovani che aderiscono a Futuro nazionale».

Pensa di raggiungere di qui a un anno le due cifre, come pronostica il deputato padovano Centenaro della Lega, appena entrato alla Camera?

«È il mio sogno, mi rendo conto che non sarà facile, ma mi sono accorto che c’è una simpatia per quello che facciamo molto più alta dei sondaggi delle agenzie ammaestrate».

Lei ha invitato tutti i leader di partito e anche quelli della Lega all’assemblea costituente di FN del 13 giugno. Chi si aspetta che verrà?

«Mi auguro che vengano tutti: nel momento in cui una nuova forza politica si affaccia nel panorama politico italiano sarebbe opportuno essere presenti. Anche perché la strategia usata fino ad oggi di ignorare l’esistenza di FN sembra non aver funzionato, anzi sembra aver innescato più condivisione nei confronti dell’unica novità politica degli ultimi 15 anni».

Che errori attribuisce a Salvini per aver lasciato il partito che l'ha proiettato nell’agone politico nazionale?

«Il problema è la coerenza, il partito ha sempre votato in Europa contro la guerra ad oltranza, contro l‘invio di armi all’Ucraina e contro il Rearm Europe. Non posso restare in un partito che in Italia invece firma il decreto per le armi all’Ucraina, o che invita alle riunioni i rappresentanti della comunità Lgbtq e che apre a concetti che snaturano la famiglia naturale. O che è sovranista a giorni alterni. O che vuole rottamare la legge Fornero che invece esce rafforzata dalle misure del governo. E poi c’è un problema di rapporti...»

In che senso?

«Beh non potevo restare in un partito che vedeva un vicesegretario subire ogni giorno gli attacchi di dirigenti come Zaia, Fontana, Molinari, Centinaio sul suo operato».

Molti leghisti ora temono che se lei correrà da solo, a Milano o alle politiche, farà vincere la sinistra. Sa che sarebbe accusato di fare il gioco del nemico?

«Ribalto la logica, sono loro a fare perdere la destra se non ritornano a fare la destra. Il problema non è il mio, ma di chi sta facendo la politica della sinistra, perché questa alleanza di centrodestra non è altro che una “sinistra non alla moda”. Ciò che porto avanti non è diverso da quanto si proponeva di portare avanti questa alleanza di centrodestra all’inizio del suo mandato. Sono loro che si sono persi e vanno alla deriva».

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