Lega verso la rivoluzione nel segno di Zaia e Fedriga: c’è l’ok di Stefani e Durigon

Salvini offre a entrambi i ruoli di vicesegretari. Il Doge punta al Nord. Mercoledì il federale. Il presidente del Veneto: «È giusto che Luca abbia un ruolo importante nel partito». Ma per riformare il Carroccio in senso confederale servirà mettere mano allo statuto

Laura Berlinghieri
Massimiliano Fedriga e Luca Zaia
Massimiliano Fedriga e Luca Zaia

Una Lega del Nord, con Luca Zaia come referente, e una Lega del centro-Sud coordinata da Claudio Durigon. Con un ruolo promesso anche a Massimiliano Fedriga: magari, a sua volta punto di riferimento per le Regioni settentrionali. Certo, tutto in seno al partito nazionale, ancora condotto da Matteo Salvini – «sì, il segretario federale commissariato» tirano le somme i suoi, irritati.

Parla il “cerchio magico”: i primi oppositori di un cambiamento per il quale sembra essere arrivata la volta buona. Perché, accanto agli articoli dei giornali, ora sono arrivate le proposte: proposte vere. E quindi i ruoli da vicesegretari offerti da Salvini ai due amministratori; i quali avrebbero posto le rispettive (uguali) condizioni. Se saranno rispettate, allora sarà un sì.

Durigon: «Con Zaia più voti»

L’ultimo incontro è avvenuto mercoledì a Roma, presenti anche il ministro Giancarlo Giorgetti e un altro vice, Claudio Durigon. Nei mesi ha lavorato sottotraccia per la costruzione di questa nuova Lega e ora si gode il suo soggetto politico, che si è spinto ben più a Sud del Po. Rivendica le sue origini venete, papà di Paese e mamma di Abano, e dice: «Luca è una risorsa importante per la Lega.

Se gli sarà assegnato un ruolo apicale, sono sicuro che ci aiuterà a riconquistare molti voti, e non solo al Nord, perché il suo nome è sinonimo di buongoverno». E Fedriga? «Pure Max è uno bravo».

Ecco dunque dipinta la nuova Lega. Certo, quella decisa nelle “segrete stanze” della politica romana, in attesa del placet – tutt’altro che scontato – del resto del partito: per questo è stato convocato il congresso federale, mercoledì prossimo, a Montecitorio. Quando l’iniziativa verrà finalmente messa sul tavolo – c’è un punto specifico all’ordine del giorno: comunicazioni del segretario federale.

Se la proposta avrà un seguito dipenderà dunque dall’andamento della discussione: se positivo, l’annuncio della ristrutturazione potrebbe essere dato il 4 e 5 luglio nel corso del raduno, organizzato proprio a “casa” di Zaia, in provincia di Treviso.

Ma per la riforma vera e propria del movimento – con l’adozione del modello confederale Cdu-Csu, o anche con la scissione tra una Lega Nord e una Sud – bisognerà attendere il prossimo congresso, che si terrà chissà quando e comunque non prima dell’autunno. Perché, per formalizzare il cambiamento, bisognerà mettere mano allo statuto. E non sarà sufficiente riprendere in mano la vecchia Lega Nord: il partito dormiente di cui Igor Iezzi è segretario. Quello gravato dal debito dei 49 milioni, per dire: ecco perché quel simbolo è meglio lasciarlo sonnecchiare.

Le condizioni poste a Salvini

Spazio dunque a una nuova Lega. Nella forma, ma, soprattutto, nella sostanza: ecco l’altra richiesta del duo Zaia-Fedriga. Perché le promesse di Salvini – peraltro tutte da verificare – non restino sulla carta, ma si traducano in un effettivo ricollocamento al centro della questione settentrionale. Anche perché si è visto che le altre strade non hanno pagato, e la fuga verso il nuovo movimento di Vannacci è un esempio chiarissimo. Per questo Zaia avrebbe chiesto un nuovo congresso: non per discutere di programma, tantomeno di cambio al vertice, ma di statuto. Non solo. L’ultima condizione: avere voce in capitolo nella compilazione delle liste per le prossime politiche, elezioni che dovrebbero vedere lo stesso ex governatore veneto schierato.

Stefani: «Un ruolo per Zaia»

Intanto, Zaia e Fedriga preparano il loro futuro nel recinto del partito, rassicurando i colleghi del Nord Attilio Fontana e Maurizio Fugatti. Dal Veneto plaude il presidente Stefani: favorevole tanto a una rivoluzione nel partito in senso confederale quanto a un ruolo per il suo predecessore.

«Il modello bavarese è un modello che qui in Veneto è stato più volte stimolato e il nostro statuto già ammette una struttura autonoma. È doveroso che Zaia abbia un incarico importante, saprà interpretare al meglio le istanze del territorio e dare il suo contributo al partito».

Ed è probabile che, nel giro delle nuove nomine, a venire sacrificato sarà il ruolo dello stesso Stefani: il vice nazionale di Salvini, che, dall’elezione a palazzo Balbi, non vede l’ora di potersi sfilare dal ruolo federale.

E un passo indietro potrebbe essere chiesto anche a Silvia Sardone, magari a fronte di un’adeguata compensazione per i lombardi, che, dal confronto con il Nord Est, rischiano di uscire con le ossa rotte.

Villanova: «Lega ai minimi»

Ma intanto c’è chi guarda con scetticismo questa nuova figura politica che si va delineando. È il caso dell’ex capogruppo leghista Alberto Villanova. Uno che le metamorfosi della Lega le ha seguite da vicino per anni, fino alla rielezione fallita alle ultime regionali, accompagnate dal mancato rinnovo della tessera.

Parla del presidente Stefani e lo definisce così: «Colui che ha guidato il partito in Veneto portandolo, con stile ed educazione, ai minimi storici. E oggi, mentre la casa va a fuoco, fa spallucce». Se Zaia lascerà effettivamente il Consiglio regionale per Roma, sarà lui a subentrargli al Ferro-Fini: sicura gatta da pelare per il governatore.

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