I sovranisti soffrono la sindrome del tradimento
Non si placa l’ira di Trump verso Meloni: l’imprevedibile inquilino della Casa Bianca continua a marcare le distanze dalla sua ormai ex amica italiana

Non si placa l’ira di Trump verso Meloni. L’imprevedibile inquilino della Casa Bianca continua a marcare le distanze dalla sua ormai ex-amica italiana.
Sbagliato, però, leggere la vicenda come fatto personale: a essersi rotto non è solo il feeling. Bisogna smettere di guardare, non solo metaforicamente, al dito anziché alla luna. Il nodo è politico. E, come tale, difficile da sciogliere.
Il maltrattamento di Meloni, ridotta dall’iroso tycoon alla stregua di pietosa elemosinatrice di photo-opportunity da divanetto, ha ragioni di politica estera e interna.
Il reiterato richiamo trumpiano al rifiuto di Roma di concedere l’uso delle basi per l’attacco all’Iran, di fornire attivo sostegno al controblocco Usa a Hormuz, ai miliardi di dollari storicamente spesi da Washington per “la difesa dell’Italia” mentre questa si sottrae alla concreta solidarietà con l’America nella guerra a Teheran, rappresenta l’episodio più acuto del deteriorato rapporto tra Usa e Europa: assai critico, come dimostrano anche i pesanti attacchi rivolti dal presidente Usa a Macron, Merz, Starmer a Sanchez.
Nessuno di questi, però, ha avuto l’intensità e livore di quelli diretti a Meloni. Un “di più” che ha molteplici cause.
La percezione di Trump di essere stato tradito da chi, come Meloni, aveva proclamato al mondo la propria affinità ideologica e valoriale con “Donald” , si era candidata a fare da “ ponte” tra Usa e Europa interpretandone le richieste.
E che, invece, si è avvicinata all’Europa, condiziona l’aumento delle spese militari chiesto da Washington alla flessibilità europea, si è schierata con Papa Leone nello scontro tra il pontefice e il presidente.
Vi è poi il non semplice rapporto tra Trump e l’universo Maga, critico verso il primo che ha trascinato l’America nel pantano iraniano, distraendosi dalla rivoluzione conservatrice in patria. Accusando gli europei di “diserzione”, Trump cerca ora di arginare il dissenso di quel mondo, frenandone la tentazione di non recarsi alle urne a Midterm.
Situazione che lo induce a menare fendenti anche nella sua cerchia stretta. In particolare su Vance, vicino al Maga e non a caso spedito a negoziare con gli iraniani la fine di una guerra non gradita.
Lo stesso Vance autore della prefazione a “Giorgia’s Vision”, il libro-intervista di Meloni appena uscito negli Stati Uniti, nel quale l’hillbilly divenuto vice-presidente esalta politiche e affinità ideologiche della leader di Fdi.
Carta straccia , alla luce di questi caldissimi giorni.
L’errore di Meloni è stato inseguire Trump, che voleva addirittura candidare al Nobel per la pace, a ogni costo. Quando, realisticamente, ha dovuto virare, e scegliere come approdo obbligato l’Europa, sono nati i problemi.
E la sindrome del tradimento è dilagata in riva al Potomac. Avrà compreso la sovranista “Giorgia” che i sovranisti sono sempre tali, vocati al proprio esclusivo interesse? E che, nella sua galassia, il tirannico Palpatine-Trump, in perenne modalità “L’Impero colpisce ancora”, vuole devoti sudditi e non alleati?
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