Tavolo della Lega, fumata nera: sul caso Nord nessuna svolta
Non si è discusso del partito o di Vannacci, la delusione dei governatori. In scaletta solo i temi della campagna elettorale: autonomia e sicurezza

Nessun accenno al calo dei consensi. Né a Vannacci e alla sua campagna acquisti. Tanto meno alla questione settentrionale. Ma solo un tentativo, prontamente arginato, di Luca Zaia di tirare in ballo lo statuto del partito: «Se non realizziamo l’Autonomia, dobbiamo cambiarlo». Magari copiando il modello tedesco Cdu-Csu: niente da fare, la questione non era all’ordine del giorno, oscurata da un più generico – e rassicurante – «consolidamento del partito».
I temi della riunione
E allora i temi, sì, ma gli altri. Quelli che vanno bene per tutte le stagioni; o per tutti i partiti, per meglio dire. Quelli con cui non si sbaglia.
E quindi la sanità, che deve essere per tutti; la sicurezza, che deve essere di più; il prezzo della benzina, che deve essere più basso. Con una spruzzatina di elezioni amministrative: ma solo per ricordare che ci saranno, beninteso, non certo per rivendicare questa o quell’altra città. Nemmeno Milano.
Del resto, ricordava già in mattinata Salvini, ecumenico: «Ci sono un assestamento di bilancio con miliardi da investire, il piano casa, piccolissimi problemi di discussione con la più grande potenza al mondo, gli Stati Uniti. E poi il tema della sicurezza e l'autonomia». E quindi: «Di questioni di discussione ce ne sono a iosa. Non mi appassionano le beghe giornalistiche».
Il confronto da remoto
Ma lunedì, alla prima uscita del tavolo di coordinamento leghista dei territori, di tutto si è parlato fuorché di territori. Diciannove convocati e diciannove presenti: da Nord Est, i due presidenti di Regione Alberto Stefani (Veneto) e Massimiliano Fedriga (Friuli Venezia Giulia), l’ex governatore Luca Zaia e il sindaco di Treviso Mario Conte. Da remoto loro e da remoto tutti gli altri: il segretario federale, i due ministri e gli altri amministratori coinvolti.
Chi collegato dal soggiorno, chi dall’estero e persino chi dall’auto, di ritorno a casa. Anche questo, segno dello scetticismo nei confronti di un partito che il suo presente, ormai, lo costruisce per tentativi.
Lo scetticismo del Nord
E di tentativo si è trattato pure ieri sera. L’ennesimo. Convocazione per il tardo pomeriggio e poco più di un’ora e mezza di discussione. Un’ora e mezza di «autonomia, sicurezza, sanità, sostegno alle famiglie», recitava la nota diffusa al termine.
Un’ora e mezza di «nulla», si raccontavano sconsolati i governatori (o ex) del Nord, che sognavano la rivoluzione. Ma comunque ostinatamente silenziosi. Anche ieri; anche dopo il tavolo pensato per i territori, ma nel quale – si diceva – di tutto si è discusso fuorché di territori.
Una pura operazione di maquillage, e fatta nemmeno con troppo impegno. Il giusto, per consentire al responsabile degli enti locali Stefano Locatelli di dire, senza timori di smentita: «Il tavolo rappresenta l’avvio di un percorso stabile di confronto e coordinamento che coinvolge l’intero sistema dei territori rappresentati dalla Lega, confermando la vitalità di un movimento radicato in tutto il Paese e attento non solo alle esigenze delle grandi realtà urbane, ma anche a quelle dei piccoli comuni e delle aree interne».
La riunione
Il primo a prendere la parola e a coordinare il resto della riunione è stato Salvini, seguito dai ministri Roberto Calderoli e Giancarlo Giorgetti; poi è stata la volta di Fedriga. E, a seguire, di tutti gli altri: cinque minuti a testa, non di più.
Calderoli ha parlato di Autonomia, accendendo l’unica miccia della serata: «La riforma la portiamo a casa, solo a patto che la legislatura arrivi alla sua scadenza naturale». Una minaccia irricevibile per Zaia, che qui ha chiesto la modifica dello statuto: «La riforma è al primo articolo».
Poi il resto. La sanità e la questione demografica per Stefani e Fedriga, sollecitato anche come presidente della Conferenza Stato-Regioni. La sicurezza per Conte. L’energia per Pasquale Pepe, vicepresidente della Basilicata, che, da «autonomista», ha rivendicato: «La mia è la regione che produce più petrolio e più energia eolica», ma anche «quella in cui la benzina costa di più». E quindi Locatelli: «Tutti i partecipanti sono intervenuti portando contributi, proposte ed esperienze maturate nei rispettivi territori, in un confronto caratterizzato da un approccio concreto e costruttivo. Particolare condivisione è emersa sul tema dell’autonomia, considerata una priorità strategica da Nord a Sud, su cui proseguire con determinazione».
Appuntamento alla prossima settimana. Per una nuova riunione di una cabina di regia che in tanti ancora non hanno capito cosa sia. Ma, tutto sommato, va bene così.
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