Salvini: «Fedriga coordinatore». Verso l’incarico al governatore
Matteo Salvini riunisce il nuovo coordinamento dei territori della Lega. Il presidente Fvg: «Cabina di regia per ascoltare i territori»

C’è chi dice che la giornata fondamentale sia stata quella di giovedì, ventiquattr’ore prima dell’annuncio della nascita del tavolo di coordinamento leghista dei territori. Diciannove i componenti, compreso Matteo Salvini e, da Nord Est, Luca Zaia, Alberto Stefani, Mario Conte e Massimiliano Fedriga.
I contatti con Fedriga
Soltanto giovedì le telefonate tra il segretario federale e il presidente Fvg sarebbero state «una quindicina», c’è chi è disposto a giurare. A modo suo, lo conferma lo stesso Salvini: «Con Zaia e Fedriga in questi ultimi dieci giorni mi sono sentito non spesso, ma spessissimo».
Ma la differenza tra i due amministratori, che pure questo tentativo di rivoluzione lo avevano cominciato insieme, adesso è netta. Perché, accanto a un Luca Zaia che è stato costretto giocoforza ad accettare un incarico lontano da quelle che erano le sue ambizioni iniziali, c’è un Fedriga che, di questo nuovo organismo dall’impronta territoriale, potrebbe diventare il coordinatore. Forse già oggi, quando Salvini gli chiederà la disponibilità.
Gliela chiederà dopo essersi spianato la strada ieri, con una frase che già fa capire che, di questo coordinamento, il presidente del Fvg non sarà certo un “soldato semplice”.
«C'è un organismo scelto da tutti», ha detto Salvini, «ed è stato Fedriga a chiamare le persone». Mentre sabato sera era stato il governatore del Friuli Venezia Giulia a benedire l’iniziativa, dal palco di una festa del partito a Carpacco, nell’Udinese: «La cabina di regia è una scelta giusta del segretario federale per ascoltare i territori e portare con più vigore queste istanze dentro l’azione di governo».
La Lega del territorio
E dunque Salvini, stretto a destra dall’ex amico Vannacci e spinto verso il centro – o verso il Nord, a seconda di come la si guardi – dagli amministratori che erano simbolo del partito, riparte dai territori. Certo, a modo suo, dopo aver accartocciato il progetto – ma Zaia non riesce a rassegnarsi – di ridefinizione del Carroccio, sul modello tedesco Cdu-Csu. Ripartendo dal basso, dall’ascolto: ne sono un esempio le primarie abbozzate nel fine settimana a Milano, per dare modo ai cittadini di scegliere il candidato sindaco del centrodestra, nella città che andrà al voto il prossimo anno.
«La Lega ha scelto di dare direttamente la parola ai cittadini per contribuire alla scelta del futuro candidato sindaco del centrodestra e per raccogliere idee, proposte e priorità per il futuro della città. La stessa logica ispira anche il nuovo tavolo di coordinamento dei territori», ha scritto ieri Salvini ai leghisti iscritti alla newsletter settimanale. Dettagliando poi, a proposito di questo organismo: «Sarà un nuovo strumento per ascoltare i territori, valorizzarne le esperienze e trasformare le loro esigenze in proposte concrete», e gratificando la sua squadra di amministratori: «Penso che la Lega abbia la migliore classe dirigente della politica italiana: sindaci, governatori, amministratori, ministri e parlamentari che ogni giorno lavorano sul territorio e per il territorio».
Il nuovo tavolo territoriale
Il tavolo si riunirà per la prima volta oggi alle 18.30, online. Troppo poco il preavviso per organizzare un incontro in presenza, individuando una data in grado di mettere d’accordo diciannove persone, per di più provenienti da tutta Italia. Ma non è da escludere anche che Salvini sia rimasto scottato dall’ultima riunione del consiglio federale, attraversata da toni a dir poco accesi.
L’appuntamento di oggi, comunque, non dovrebbe riservare sorprese. Quantomeno perché i diciotto reclutati dal segretario federale hanno tutti accettato di essere della partita, pur con qualche perplessità. Inevitabile, vista l’incertezza dei contorni dell’iniziativa.
Il raduno di Mogliano
Mentre l’obiettivo ultimo di Salvini è chiaro. Ricompattare un partito la cui crisi è iniziata ben prima dello psicodramma di Futuro nazionale. E, possibilmente, farlo prima del raduno (confermato) del 4 e 5 luglio a Mogliano, quando «parleremo di temi», ha assicurato il segretario stesso. E non sfugge la circostanza dell’appuntamento praticamente a casa di Zaia, nonostante la probabile incoronazione di Fedriga.
«Io rispetto i militanti che l’anno scorso mi hanno chiesto di lavorare per altri quattro anni, e questo farò», aggiungeva ieri il segretario, incalzato dai giornalisti sulle ambizioni (federali) dell’ex presidente del Veneto. Ma il capovolgimento al vertice, almeno per il momento, sembra piuttosto distante dalla realtà.
Certo, dal Veneto, c’è chi continua a spingere. Ad esempio, non sono passati inosservati i “pollici all’insù” lasciati dagli ex assessori di fede zaiana Manuela Lanzarin e Francesco Calzavara al post pubblicato sui social dall’ex vicepresidente di Regione Elisa De Berti: fotografia di uno striscione – questa volta con una firma: la sua – per chiedere a «Matteo» di farsi da parte e lasciare spazio a Zaia.
In vista della riunione di oggi, potrebbe non bastare la mediazione dello schermo di un computer a sedare la voglia di cambiamento interna al partito. Ma il cambiamento, comunque, potrebbe rispondere al nome di Massimiliano Fedriga.
Riproduzione riservata © il Nord Est








