I friulani nel 1946, una sola regione con i triestini
Udine e Pordenone scelsero la Repubblica, che ottenne 265.434 voti. Con gli eletti alla Costituente iniziò di fatto la nuova politica regionale e fu compresa l’occasione per creare un’attiva e moderna entità

Il 2 giugno 1946 in Friuli si votò, come in tutta l’Italia, per il referendum istituzionale, per compiere la fondamentale scelta tra Monarchia e Repubblica ma anche per designare i rappresentanti che faranno parte dell’Assemblea Costituente e parteciperanno alla stesura della nuova importantissima carta costituzionale. Nel territorio regionale potranno votare soltanto coloro che abitano in provincia di Udine che allora comprendeva anche Pordenone. Infatti non potranno partecipare al voto né i Goriziani, né i triestini, che non sono a pieno titolo sotto la sovranità del Governo italiano, ma devono sottostare all’autorità di un governo militare alleato.
Gli elettori friulani, che per la prima volta comprendono anche le donne, votano in maggioranza a favore della Repubblica, che ottiene 265.434 voti, il 63,3 per cento, contro i 153.760 voti il 36,7 per cento, della Monarchia. Il voto dei friulani è in linea con quello delle altre province dell’Italia settentrionale.
In Friuli le elezioni per l’Assemblea Costituente vedono la partecipazione di 11 componenti politiche: Partito comunista, Democrazia cristiana, Partito socialista di unità proletaria, Partito repubblicano italiano, Unione democratica nazionale, Fronte dell’uomo qualunque, Blocco nazionale delle libertà, Partito d’azione, Concentrazione democratica repubblicana, Movimento unionista italiano e Partito cristiano sociale. Il complesso sistema di voto con cui si tennero le elezioni fu determinato dal decreto legislativo luogotenenziale numero 74 del 10 marzo 1946, approvato dalla Consulta Nazionale il 23 febbraio 1946, che prevedeva il suffragio universale, e che le componenti politiche presentassero una propria lista di candidati nelle circoscrizioni in cui era suddiviso il territorio italiano. I seggi sarebbero stati assegnati con un sistema proporzionale utilizzando il metodo del quoziente imperiali, in cui si divide il totale dei voti validi per il numero dei seggi da assegnare nella circoscrizione più due, gli elettori potevano esprimere la loro preferenza per un massimo di quattro candidati. Gli aventi diritto al voto furono comunque il 61,4 per cento dell’intera popolazione nazionale. La Provincia di Udine formava un unico collegio elettorale con quella di Belluno. Soltanto tre partiti ottennero seggi: sei la Democrazia cristiana, che elesse Guglielmo Schiratti, Giuseppe Bettiol (cui subentrò il carnico Michele Gortani), Tiziano Tessitori, Luciano Fantoni e Giuseppe Garlato, più Manlio Bortolo per Belluno; quattro il Partito socialista Italiano di unità proletaria: Giovanni Cosattini, Gino Pieri, Ernesto Piemonte, più Oberdan Vigna per Belluno; uno il Partito comunista Italiano: Mauro Scoccimarro (che optò per il Collegio Unico Nazionale), a cui subentrò Giacomo Pellegrini.
Con gli eletti all’Assemblea Costituente iniziò, di fatto, quella che può essere considerata la nuova politica regionale, che vedrà la partecipazione popolare di tutte le donne e gli uomini friulani a cui successivamente si uniranno i triestini e i goriziani, in cui si penserà subito alla creazione della Regione autonoma.
Tanto più che, nonostante alcuni fermenti indipendentisti sia a Udine che a Trieste, i deputati friulani e i politici giuliani, poi anch’essi deputati eletti, non furono mai contrari alla realizzazione di un’unica Regione autonoma Friuli Venezia Giulia. Furono concordi che sarebbe stata un’occasione ineludibile per amplificare le potenzialità del territorio, sia per gli uni che per gli altri, in quanto avrebbero potuto mettere in campo e realizzare le proprie e diverse prerogative economiche, sociali e culturali in sinergia, e creare una nuova attiva e moderna entità regionale. Ponte tra l’Italia e i Paesi del centro Europa e dei Balcani, nonostante si fosse profilata la Guerra fredda e consolidata la cortina di ferro, che terrà diviso il mondo per lungo tempo.
L’Unione Europea diventerà il nuovo volano da cui riprendere quell’energia necessaria allo sviluppo insieme, all’insegna di quel comune convincimento “unione nella diversità”.
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