FdI detta le condizioni per l’intesa con Vannacci: «Stia dalla parte di Kiev»

Il ministro Ciriani: «Futuro nazionale non deve snaturare l’alleanza». Ostilità di Forza Italia dopo le battute del generale su Marina Berlusconi. Chiude anche Rixi: «Presenza incompatibile con quella della Lega»

Carlo BertiniCarlo Bertini
Roberto Vannacci
Roberto Vannacci

Dopo quello che Roberto Vannacci ha detto su Marina Berlusconi ( “Chi è per parlare? ”) difficile che da Forza Italia spalanchino le porte a un suo ingresso in coalizione; così come non dovrebbe essere accolto a braccia aperte da Matteo Salvini che gli ha fornito la limousine per andare alla festa degli eletti a Bruxelles, salvo essere mollato per strada alla prima curva. Ma si sa, l’appetito vien votando, e colei che dà le carte, Giorgia Meloni of course, potrebbe avere un’idea diversa. Specie se la tendenza resterà quella indicata da Nando Pagnoncelli sul Corriere, ovvero che solo con Vannacci alleato il centrodestra può vincere, viceversa no.

La “stampella”

Quindi, se tra qualche mese il carro del generale dovesse essere ancora trainato da quattro o più percentuali di consenso, forse potrebbe trovare abbassato il ponte levatoio per entrare nel castello di Giorgia. E come? Ma con un accordo politico messo nero su bianco, un programma minimo che consenta alla destra di rivincere le elezioni. Poi si vedrà come reggere la sfida del governo con un estremista anti-Ue. Lui intanto ha gettato i semi, sgomitando per esser ricevuto a corte. “Un’alleanza con FdI? Non escludo nulla, ma non faremo da stampella a nessuno. Se ci sarà una coalizione, dovrà essere fondata su questi contenuti, non su accordi di palazzo: sicurezza, contrasto all’immigrazione irregolare, sovranità nazionale, tutela degli interessi degli italiani, Pmi ed energia”. C’è merce in abbondanza per tutti i palati. Un accordo volendo si trova sempre.

Le tessere

Il nodo però è politico e per i leader del centrodestra ogni giorno che passa si aggroviglia: Futuro nazionale ha distribuito 70 mila tessere, un’enormità; è nata una sua componente nel gruppo misto alla Camera, da cui lancia la campagna acquisti di quelli che non saranno ricandidati, folgorati sulla via del Cremlino. Sì perché il nocciolo della questione è e resterà questo: venerdì Vannacci è stato il primo a far rimbalzare la tesi putiniana di una provenienza ucraina del drone caduto in Romania. Tesi sconcertante, che scagiona il Cremlino da quella minaccia di estendere la guerra oltre i confini della Nato che terrorizza le cancellerie europee. Ma non lui.

Il pensiero dei Fratelli

E quindi, basta sentire cosa dice un fedelissimo della premier come il ministro Luca Ciriani per capire come la pensi Fratelli d’Italia, bacino di pesca del generale quanto e più della Lega. “Noi siamo una coalizione di governo e quattro anni di stabilità e serietà sono la cifra di questo esecutivo. Si può discutere di allargare la coalizione e personalmente sarei anche favorevole. Ma non si può snaturarla. Bisogna vedere se un ingresso di Vannacci consente in prospettiva di continuare a governare in maniera coesa e stabile, oppure no”. E quando il titolare dei rapporti col Parlamento usa il termine “snaturarla” ha in mente la politica estera, fiore all’occhiello di Meloni: “Se dobbiamo sacrificare la stabilità per Vannacci, non se ne fa niente. Ma dipende da lui. Per snaturare intendo che la questione russo-ucraina è stato un punto di riferimento preciso e non lo cambiamo domani per far entrare in coalizione Futuro Nazionale”. Conclusione, “se si può allargare bene, ma cum grano salis e non ad ogni costo”.

Bocchino

Se come nota Italo Bocchino, direttore editoriale de Il Secolo d’Italia, “Vannacci è un problema più che una risorsa, un ingombro a destra per Fdi, un problema per la Lega perché è frutto di una scissione e un problema per Forza Italia perché può far perdere il voto moderato”, va da sé che vi siano molte resistenze: “Vannacci non può stare nella nostra coalizione, la sua presenza è incompatibile con la presenza della Lega”, chiude la porta il viceministro alle Infrastrutture, Edoardo Rixi, intervistato dal Foglio. Mentre altri sarebbero più possibilisti, Salvini per ora evita di pronunciarsi a attende prudentemente lo scorrere del tempo, così come il suo alter ego Antonio Tajani gli rigira il cerino acceso: “Deve decidere la Lega”. Ma tra gli azzurri “tendenza Marina” si diffonde un horror vacui al sentir nominare il generale, che pesca dentro Casapound, che fa della sua matrice fascista motivo di orgoglio e che si accompagna con la destra più estrema in Europa.

Ma lo scoglio maggiore resta l’Ucraina, appunto, una diga innalzata da Meloni con un ingegnere del peso di Giovambattista Fazzolari, sposato con una donna ucraina, fermo difensore degli aiuti a Kyiv. Ma se tra un anno, a ridosso delle elezioni italiane, l’aggressione russa dovesse cessare?

 

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