Campo largo, i dem temono l’opa di Conte: ecco perché è sempre un passo avanti alla Schlein

Il potere di veto del M5s anche nella risoluzione sui finanziamenti europei per difesa ed energia: ma trovare il candidato premier è un obbligo

Carlo BertiniCarlo Bertini
Giuseppe Conte ed Elly Schlein (foto Ansa)
Giuseppe Conte ed Elly Schlein (foto Ansa)

C’è poco da fare, se è vero che la politica funziona come con il meteo, dove il caldo percepito spesso è di molto superiore a quello registrato dalle sonde termiche, la leadership esercitata da Giuseppe Conte sul campo largo del centrosinistra risulta più efficace e irruenta di quella della sua alleata Elly Schlein.

La quale però dirige una forza politica con quasi il doppio dei voti dei 5stelle e quindi in teoria la sua parola ed ogni suo sospiro dovrebbe “pesare” ben di più delle uscite del suo alleato-antagonista.

Opa m5s sul pd

E invece nel partito fondato da Prodi, Veltroni e Rutelli da qualche mese soffia un venticello di rossiniana memoria, che si è insinuato nei cervelli di deputati e senatori producendo tremori di ogni sorta: quello di un’Opa dei 5stelle sul Pd, una sorta di azione ostile, subliminale ma non troppo, con il fine ultimo di inglobare – prima ancora della sigla e del simbolo – il cuore degli elettori dem: creando con molti di loro una connessione sentimentale su temi come il pacifismo, l’ambientalismo, il pauperismo, l’anti-americanismo.

Gli incubi del campo largo verso il 2027: Schlein e Conte temono un federatore
Fabio BordignonFabio Bordignon

Tanto da costringere – quando non sia convinta di per sè – la segretaria del Pd ad aderire ad ogni battaglia intentata dagli ex grillini (come fece Enrico Letta abolendo il finanziamento pubblico dei partiti). Spostando così l’asse del partito governista per antonomasia verso una sponda radical-social-ambientalista, poco distinta da quella del partito di Conte.

Adesioni maturate quasi sempre però con un minuto di ritardo, per non dire un giorno o una settimana, fattore che negli anni ha contribuito ad affievolire la la leadership di Elly Schlein, specie quando queste corse in tandem vedono l’avvocato del popolo sempre più spesso assiso nel sellino anteriore del velocipede.

La visione di gioco

E la riprova di questa percezione distonica rispetto ai numeri che in politica dovrebbero farla da padroni, sono le azioni messe in campo dalle forze di opposizione in questi anni: a dettare l’agenda, non sempre è stato l’ex premier, a dispetto dell’idea che l’opinione pubblica ne ha tratto.

Ma la sua capacità di bucare il video, di giocare d’anticipo (come nel colpo a effetto di legare le primarie alla definizione della linea programmatica della coalizione) e di interpretare meglio il suo ruolo, con una “visione di gioco” più ampia, fanno pensare che a dare le carte sia sempre lui, il professor Conte.

A ben vedere infatti, M5s ha puntato sul “Salario Minimo” prima del Pd, ma Schlein se ne è impossessata poi, facendolo diventare un mantra. Ma la genìa di quello slogan appartiene ai 5stelle, così come la difesa della Sanità pubblica, cui i dem si sono accodati, pur avendola tra i suoi cavalli di battaglia da trent’anni; idem sul referendum per la separazione delle carriere dei giudici, contro cui Conte ha imbastito una crociata, seguito a ruota dai cavalieri della parrocchia dem lancia in resta dietro le sue insegne.

Pace e guerra

Anche su temi rilevanti Schlein ha inseguito Conte malgrado la linea del Pd sia sulla carta diversa: sul sostegno all’Ucraina, sul rafforzamento della Difesa Europea, sui rapporti con la Nato e sulle politiche industriali, prova ne sono gli incontri con Confindustria della segretaria. Ma il potere di veto dei 5stelle ha quasi sempre la meglio, come si è visto nell’ultima risoluzione parlamentare sui finanziamenti Ue per energia e difesa, che non citava lo strumento Safe appoggiato dal Pd, tanto da aver causato la sollevazione dei riformisti democratici.

Bersani premier

Ora però il nucleo duro di tutta la discussione verte sul ruolo di candidato premier della coalizione di centrosinistra, visto che la maggioranza di destra ha raggiunto (come al solito) un’intesa sul nodo delle preferenze di una legge elettorale che sarà a fine settembre in Gazzetta Ufficiale: obbligando le coalizioni a scrivere il nome di un alfiere che le condurrà in battaglia alle politiche.

Ebbene, mentre sul proscenio si discute su come fare le primarie, con o senza ballottaggio, online o nei gazebo, a sentire gli umori e le chiacchiere che rimbalzano nel “campo largo” l’ex premier si starebbe convincendo che se vincesse la segretaria Pd poi sarebbe probabile una sconfitta alle elezioni dovuta allo scarso appeal che Elly riscuote nell’elettorato ex grillino.

E non solo su quello. Meglio – come scrive Linkiesta – un nome nobile e di provata esperienza, come quello di Pierluigi Bersani forse, bravo nei duelli in tivù e preparato su Pil e fisco d’impresa. E guarda caso proprio lo stesso personaggio che Grillo fece demolire in diretta streaming ai suoi seguaci nel 2013. Nel lontano 2013...

Io sono Silvia

E in mezzo ai due litiganti si affaccia il volto solare di Silvia Salis, sindaca di Genova, che a settembre partirà con un tour in tutta Italia per presentare il suo libro. Una campagna di lancio anche per le primarie di gennaio…

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