Tensioni nella Lega, è tregua armata fra Salvini e i “nordisti”
Il Capitano: «Siamo il governo che ha speso di più per le regioni settentrionali». Fedriga: «Le discussioni sono sempre utili, non vanno nascoste, semmai valorizzate»

Luca Zaia e i presidenti nordisti stanno architettando una secessione dalla Lega, è il sospetto coltivato dal “cerchietto magico” di Matteo Salvini. Ad accentuarlo, la mossa di Attilio Fontana, che in una chat accessibile ai rivali diffonde lo statuto di un nuovo movimento dal profilo “liberale e federalista”.
Maldestraggine o grimaldello utile a forzare i tempi? Nel dubbio, il vicepremier agisce d’impeto, convocando last minute il direttivo del partito lombardo e, nel tardo pomeriggio di venerdì 7 agosto, reduce da una visita all’orefice Mario Roggero nel carcere di Bollate, piomba in via Bellerio per presiedere i lavori.
Che decollano in un clima nervoso, perché il Capitano striglia i dissidenti, sollecita chiarezza e lealtà («Accetto il dialogo e le critiche, non gli atteggiamenti divisivi»); lamenta il riaccendersi delle tensioni nella fase delicata che precede il raduno di Pontida; rivendicare l’apertura agli inquieti amministratori, inclusi nel “tavolo dei territori”.
«Qui non ci sono scissionisti ma l’urgenza di ridefinire la nostra identità è reale e così l’esigenza di rilanciare la questione settentrionale», la replica del capogruppo dei senatori Massimiliano Romeo, segretario lumbard e simpatizzante della fronda.
«Una nuova formazione politica non è all’ordine del giorno», assicura Fontana, «la bozza circolata non è opera mia, l’ha redatta un avvocato amico, sensibile al malessere dei militanti che chiedono maggiore spazio».
Sdrammatizzare
Una lettura sdrammatizzante, condivisa a distanza da Massimiliano Fedriga: «Le discussioni sono sempre utili, non vanno nascoste, semmai valorizzate», commenta il governatore del Friuli Venezia Giulia, «leggo però ricostruzioni fantasiose. Attilio non è l’autore dello statuto, ci ha semplicemente segnalato quanto stava avvenendo. E un partito vivo non esita ad interrogarsi sulle proposte da offrire al Paese».
Botta e risposta, allora. Con il rifiuto della rincorsa all’estrema destra, la richiesta di un ritorno alle radici popolari, l’allusione ai sondaggi sfavorevoli e ai cambi di casacca. Con l’appello all’unità nell’imminenza del pratone bergamasco e il richiamo alla responsabilità in vista del cruciale 2027, scandito da elezioni politiche e test amministrativi.
Confronto intenso, a tratti teso, culminato in una sorta di tregua armata, mentre Salvini tratteggia ai cronisti il migliore dei mondi possibili: «Cifre alla mano, questo governo sta investendo al Nord oltre cento miliardi, abbiamo 548 sindaci, l’autonomia è incardinata e per la prima volta il federalismo fiscale è finanziato. Malumori, correnti? Non ho tempo per litigare, siamo qui il 7 agosto per rifinire il programma di Pontida, incentrato su sicurezza, sanità e costo della vita». Tornerà al Viminale entro l’anno? «No, ho una miriade di cantieri aperti, il mio obiettivo è vincere le elezioni con la Lega sopra il 10%».
Sipario? Non proprio. Nella realtà, il controverso statuto, ispirato al pensiero dello storico e antifascista Gaetano Salvemini, non è uno scritto improvvisato ma un disegno organico. Conta un preambolo e 22 articoli, immagina tre macroregioni dotate di un proprio presidente e dirette da un leader nazionale. È una risposta al malessere che attraversa il ceto dirigente e l’elettorato padano. Una proiezione post salviniana, sì, non dissimile dal progetto di riforma federalista del Carroccio, già sottoposto all’attenzione del consiglio federale dal ministro Calderoli e prontamente cestinato dal capo.
Intanto in Veneto
Dalla metropoli ambrosiana a Venezia, dove i leghisti interpellati sulla querelle in atto si cuciono la bocca, timorosi di passi falsi e attenti alla carriera. Fa eccezione Riccardo Barbisan, speaker del gruppo all’assemblea del Veneto: «Ogni contributo di idee è benvenuto purché miri a rafforzare la Lega che conosciamo, non a dividerla», la premessa del trevigiano.
«Rischi di strappo? Conosco Zaia e Fontana per affermare che si tratta di militanti di lungo corso, fedeli alla causa e segnalo che a breve approveremo le quattro intese raggiunte da Stato e Regione in materia di autonomia, un valore che la Lega conosce e pratica, a dispetto dell’opposizione di sinistra».
Silente, more solito, Zaia. Che alterna fitti colloqui con i partner, nuove puntate del podcast Il Fienile e revisione dei due (! ) nuovi libri in arrivo, “prenotati” da Mondadori dopo il pranzo “cordiale” nella casa milanese di un’influente estimatrice, Marina Berlusconi.
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