Gli incubi del campo largo verso il 2027: Schlein e Conte temono un federatore

Tra spauracchi di larghe intese e l'ombra di un Prodi-bis, le insidie per i leader di Pd e M5s. E la legge elettorale potrebbe spingere a un'intesa inattesa con Meloni

Fabio BordignonFabio Bordignon

E se alla fine, anche nel caso di sconfitta del centro-destra alle prossime elezioni, a Palazzo Chigi non arrivasse né Schlein né Conte?

C’è anche questo, tra i pensieri che assillano il tormentato campo largo. Circolano da tempo, del resto, suggestioni circa trame e formule che li taglierebbero fuori. C’è chi parla della necessità di un federatore, magari centrista: è l’incubo, per Conte e soprattutto per Schlein, di un Prodi-2027. C’è poi lo spettro del pareggio e di un governo di larghe intese: l’incubo, per Schlein e soprattutto per Conte, di un Draghi-2027.

Nel caso del capo 5 stelle, lo spauracchio ha proprio il volto dell’ex-capo Bce. Non a caso, Conte ha subito evocato il successore alla Presidenza del Consiglio, di fronte al nuovo attacco di Beppe Grillo.

Del resto, l’ex-premier non ha mai digerito l’avvicendamento con l’economista-banchiere, e il sostegno a quest’ultimo dell’ex-garante. Di più: ha utilizzato quel passaggio traumatico come mito ri-fondativo del M5s, che restituisse l’originaria purezza agganciandola all’epopea del leader estromesso dai poteri forti, romani e brussellesi.

Più o meno, lo stesso “pezzo di establishment” evocato qualche settimana fa da Elly Schlein. Quello che non vorrebbe una premier progressista e non le perdona il fatto di “essere una donna, di stare con un’altra donna e di avere quarant’anni”.

Non ci sfugge, naturalmente, che, nella partita per il timone della coalizione, Schlein e Conte sono il primo avversario l’uno dell’altra. La leadership di entrambi, però, è insidiata da sfide comuni. Nell’affrontarle, non dovrebbero sottovalutare il possibile soccorso della più impensabile tra gli alleati: Giorgia Meloni.

Almeno negli intenti, la riforma elettorale pro-stabilità del governo si propone di scongiurare scenari da grande coalizione: l’incubo di un Draghi-2027. Essa obbligherebbe però Pd, M5s e alleati a sciogliere il nodo della premiership prima delle elezioni.

Verosimilmente, attraverso primarie non particolarmente gradite né a Conte né a Schlein. Perché costringerebbe entrambi a rimettersi subito in gioco. Con il rischio di creare lo spazio per nuovi competitor.

Non potrebbe trattarsi, comunque, di un Prodi-2027, le cui candidature furono rese possibili da una (momentanea) cessione di sovranità da parte dei partiti. Le primarie, tuttavia, avrebbero risvolti positivi sia per Schlein sia per Conte: garantirebbero, alla prima, passi significativi verso l’unità; al secondo, maggiori chance di tornare frontman dell’area progressista.

Eventuali aperture sul fronte della legge elettorale consentirebbero, peraltro, di rimettere in discussione alcuni aspetti controversi del testo attuale. Il nodo delle preferenze. Le modalità di assegnazione del premio. Magari persino l’indicazione preventiva del candidato-premier (che in fondo non serve nemmeno alla leader di FdI).

Se davvero Meloni, Conte e Schlein trovassero il modo di intavolare un dialogo sulla legge elettorale, scoprirebbero – sicuramente lo sanno già – che esistono soluzioni gradite a tutti e tre. Capaci di scacciare incubi ricorrenti a destra come a sinistra. Magari utili all’intero paese. Ma destinate a rimanere un sogno di mezza estate.

Riproduzione riservata © il Nord Est