Serbia, parla uno dei futuri deputati della Lista degli Studenti: «Pronti a riavvicinarci all’Ue»

L’intervista al giurista Reljanović: «Le nostre priorità sono democrazia diretta, depoliticizzazione delle istituzioni e lotta alla corruzione. L’Europa ha le sue colpe, è rimasta in silenzio per anni»

Stefano Giantin
Mario Reljanović
Mario Reljanović

Hanno sorpreso tutti, trionfando alle urne dopo quasi due anni di proteste e sconfiggendo un establishment, quello di Vučić, che sembrava invincibile. E ora si dicono pronti a governare, seguendo un modello di «democrazia diretta», senza leader. Promettono una profonda trasformazione della Serbia.

Ma anche piena adesione ai valori di quell’Ue che, a loro dire, avrebbe qualcosa da imparare dalla lezione dei giovani serbi. Sono le direttrici lungo le quali intende muoversi la Studentska Lista (Sl), spiega a Il Piccolo il giurista Mario Reljanović, tra i futuri deputati della Lista studentesca.

La sconfitta di Vučić porterà a una trasformazione radicale del sistema politico serbo o le reti consolidate durante il suo governo manterranno un’influenza significativa?

«Il successo della Lista Studentesca dimostra che i cittadini hanno risposto positivamente, riponendo la propria fiducia in una nuova strategia per l’elaborazione e l’attuazione delle politiche. Il movimento studentesco affonda le proprie radici nei principi della democrazia diretta, privo di una leadership verticistica, fondato su ampi ideali democratici — quali Stato di diritto, solidarietà, partecipazione, pari opportunità e uguaglianza davanti alla legge. A differenza dei partiti politici incentrati sulla figura di un leader e delle piattaforme politiche monolitiche viste finora, ciò rappresenta una fase di trasformazione per il panorama politico in Serbia».

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Avete stabilito contatti con il governo uscente per una transizione pacifica? E vi attendete ostruzionismo da parte dell’ex establishment?

«Non abbiamo stabilito alcun contatto con l’amministrazione uscente, né riteniamo che un tale contatto sia opportuno, viste le azioni e la condotta tenute nel periodo precedente. Un passaggio di poteri pacifico può avvenire anche senza incontri o discussioni con gli attuali rappresentanti. Come essi stessi hanno indicato, ci aspettiamo che ciò avvenga nel più breve tempo possibile. Prevediamo, tuttavia, una qualche forma di ostruzionismo da parte loro: stanno già tentando di destabilizzare lo Stato e le sue istituzioni, nel tentativo di farci apparire incompetenti. Naturalmente, abbiamo predisposto un piano per rimuovere eventuali ostacoli, nel pieno rispetto della legge».

Il movimento studentesco è nato da richieste di responsabilità, trasparenza e fine della corruzione sistemica. Quali le priorità del nuovo governo?

«Accertare le responsabilità di tutti coloro che, nel periodo precedente, hanno violato la legge, attraverso il completo affrancamento delle istituzioni dalle pressioni politiche. Poi, depoliticizzazione del settore pubblico – con una gestione basata sulla professionalità, trasparenti procedure di assunzione e il ricorso alla competenza come unico criterio di selezione – e ciò dovrebbe, a lungo termine, liberare i dipendenti pubblici dal clima di paura e tensione in cui hanno vissuto. Attraverso riforme istituzionali – tra cui riduzione dell’influenza diretta dell’esecutivo sulle istituzioni e la limitazione del ricorso a incarichi dirigenziali provvisori o “ad interim” - si porranno poi le basi per il consolidamento, nel tempo, del principio di depoliticizzazione. Inoltre, attraverso la revisione delle leggi elettorali e di quelle sui media – così come di altri ambiti cruciali per la formazione della cultura politica di una società – si punterà a radicare la consapevolezza che il coinvolgimento dei cittadini e il controllo pubblico sull’operato del governo costituiscono elementi essenziali della realtà politica quotidiana».

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(foto Epa)

Quali misure concrete possono aspettarsi i cittadini durante i primi cento giorni del nuovo governo?

«L’avvio della depoliticizzazione delle istituzioni, un esame approfondito delle decisioni prese dalla precedente amministrazione e il perseguimento di coloro che hanno commesso reati nel periodo precedente».

Temete che le strutture del precedente regime possano ancora tentare di destabilizzare il nuovo governo?

«Tali scenari si sono già concretizzati nei giorni scorsi, in particolare attraverso tentativi di destabilizzare il settore bancario, cercando di far uscire ingenti somme di denaro dal Paese. In questi casi, i responsabili sono stati arrestati, il deflusso di capitali è stato impedito – come nel caso della Poštanska štedionica – o comunque tracciato, laddove non è stato possibile prevenirlo, come nel caso Alta Banka. I tentativi di destabilizzazione si manifestano anche attraverso l’intimidazione dei cittadini: si è arrivati, ad esempio, a sostenere che le pensioni sarebbero state sospese o che il tasso di cambio del dinaro avrebbe subito un’impennata. Finora, la Sl è riuscita a neutralizzare tali tentativi, puntando innanzitutto su una comunicazione diretta con l’opinione pubblica».

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Il processo di adesione della Serbia all’Ue è in stallo da anni. Il risultato elettorale potrebbe imprimere un nuovo slancio all’integrazione europea?

«La Lista sostiene i valori fondamentali su cui si fondano l’Ue e, più in generale, il mondo moderno. In quest’ottica, non ci sono ostacoli alla prosecuzione dei negoziati di adesione. Al contrario, l’attuazione del programma della Lista Studentesca non può che favorire un ulteriore avvicinamento della Serbia all’Unione. Tuttavia l’Ue – o meglio, alcuni dei suoi organismi – sono rimasti in silenzio di fronte a violazioni dei diritti umani e dei principi cardine su cui l’Ue stessa si regge, sulla spinta di tornaconti politici a breve termine, concretizzatisi nella cooperazione con il regime di Vučić, tanto opportunistico quanto servile con l’Ue. Nel caso della Serbia, l’Ue farebbe bene a ricordare che uno Stato è definito dalla voce dei suoi cittadini, non da quella di un governo che si mantiene al potere attraverso palesi misure repressive. Inoltre, occorre riconoscere che è possibile opporsi a un regime autoritario — che ricorre sistematicamente alla forza fisica, all’abuso delle istituzioni e alla demonizzazione degli avversari politici attraverso i media — in modo pacifico e dignitoso. Dagli eventi che si sono succeduti e da quelli in corso, entrambe le parti potrebbero trarre insegnamenti preziosi, capaci di gettare le basi per una futura cooperazione e integrazione».

E in politica estera?

«Le basi della politica estera della Studentska Lista affondano le radici, innanzitutto, nella tutela dei nostri interessi nazionali. La politica nei confronti della Russia sarà guidata dalla difesa del principio di sovranità territoriale di ogni Stato, nella consapevolezza però della dipendenza energetica della Serbia dalla Russia. Ho già chiarito la nostra posizione sui rapporti con l’Ue nelle risposte precedenti. La nostra politica regionale si fonda esclusivamente sulla cooperazione reciproca e sulla riduzione delle tensioni create artificialmente. Per quanto concerne il Kosovo e Metohija, la nostra posizione è netta: ci atterremo al dettato costituzionale che dice che è parte della Serbia. Tuttavia, la nostra azione politica concreta si concentrerà principalmente nel garantire una vita migliore e dignitosa alla popolazione serba in Kosovo e Metohija, consentendo loro di esercitare diritti che in precedenza erano stati negati o ostacolati esclusivamente a causa delle politiche disastrose dell’Sns. Ciò include l’accesso all’assistenza sanitaria, alle istituzioni scolastiche, al welfare sociale e ad altri ambiti analoghi».

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