Serbia, timori e file ai bancomat: e il terremoto si espande a Est

Filiali di Alta Banka a Belgrado ancora chiuse e la crisi si allarga alle sedi in Montenegro e Macedonia del Nord

Stefano Giantin
Filiali di Alta Banka chiuse a Belgrado: due cittadini leggono i cartelli affissi all’ingresso
Filiali di Alta Banka chiuse a Belgrado: due cittadini leggono i cartelli affissi all’ingresso

Come un virus, che ha ormai infettato l’organismo diffondendosi in ogni sua parte. E che viene arginato con difficoltà dalle autorità. È una similitudine che potrebbe ben descrivere il caso di Alta Banka, istituto di credito considerato molto vicino al decaduto establishment al potere in Serbia, a cui la Banca nazionale serba (Nsb), tra venerdì e sabato, ha revocato la licenza – dopo aver evidenziato seri problemi di liquidità, mentre sono in corso accertamenti relativi a presunti trasferimenti di ingenti somme di denaro verso l’estero.

La chiusura forzata di Alta – che in Serbia custodiva i conti di moltissime istituzioni e aziende pubbliche e private – sta avendo effetti a catena ben oltre la Serbia. In Serbia, epicentro della crisi, sono state osservate durante il weekend lunghe code di correntisti davanti ai bancomat dell’istituto che cercavano inutilmente di prelevare.

Tra loro, moltissimi russi, dato che Alta Banka era di fatto l’istituto di riferimento per tantissimi fuoriusciti dalla Russia dal 2022 a questa parte, dato che era fra i pochi a permettere agli esuli volontari di aprire un conto in Serbia, senza eccessivi intoppi burocratici.

«Non riceveranno nulla, Alta Banka non funziona, non può erogare denaro», ha specificato Dejan Gavrilović, dell’associazione per i diritti dei consumatori Efektiva. «Diamo una mano ai nostri membri interessati dal caso Alta, in particolare molti russi significativamente colpiti dal congelamento dei conti», l’appello lanciato ieri sul foltissimo gruppo di expat, Belgrade Foreign Visitors Club.

La Nbs, ricordiamo, ha specificato che i conti custoditi in Alta sono assicurati in Serbia fino a 50.000 euro – ma non si sa ancora come e quando i soldi potranno essere restituiti ai correntisti. Nel frattempo, ieri è stato fermato dalla polizia il proprietario dell’istituto, Davor Macura, vicino all’Sns, oligarca con forti interessi in diversi settori economici, non solo in quello bancario. Avrebbe tentato di riparare a Mosca.

Secondo quanto ha reso noto la Procura anti-crimine organizzato (Jtok), Macura e altre due persone – anch’esse fermate ieri – sono sospettate di aver prosciugato le casse della banca della bellezza di 45 miliardi di dinari, quasi 400 milioni di euro. La polizia ha effettuato perquisizioni per oltre 30 ore nel quartier generale di Alta a Belgrado.

Il caso sta avendo ripercussioni anche in Macedonia del Nord e Montenegro, altri due Paesi dove l’istituto si era insediato e ampliato negli anni passati. La Banca nazionale di Skopje ha annunciato di aver messo «sotto amministrazione temporanea» per tre mesi il braccio macedone di Alta, ha specificato il governatore, Trajko Slaveski. Braccio che sarebbe in salute e liquido, ha assicurato il suo management a Skopje. La misura è stata presa «esclusivamente a causa di sviluppi riguardanti Alta Banka Ad Beograd», ha aggiunto Slaveski.

Pure in Macedonia del Nord, come in Serbia, lunghe code si sono formate davanti alle porte delle filiali di Alta, chiuse da ieri fino a nuovo ordine. I correntisti potranno effettuare acquisti con carte o prelevare l’equivalente di 160 euro a settimana al massimo.

L’onda lunga dell’affaire Alta ha investito anche il Montenegro, dove la Banca centrale ha revocato la licenza per i servizi di pagamento (non bancari) ad Alta Pay. Le autorità dei Paesi interessati continuano intanto a ribadire che i loro sistemi finanziari sono solidi.

 

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