Serbia, nove poliziotti arrestati per abusi sugli studenti nel 2025
Giovani partecipanti alle proteste furono trattenuti e picchiati nel garage del Palazzo del Governo a Belgrado

Era stato uno dei casi più oscuri registrati durante le proteste di piazza degli studenti, in Serbia. E ora – a quasi 15 mesi dai fatti e solo dopo la vittoria elettorale della Studentska Lista – la magistratura finalmente si muove. In manette finiscono così otto agenti di unità d’élite della polizia di Belgrado e un ex poliziotto, in servizio al tempo dei fatti. Contro di loro, pesantissime accuse di maltrattamenti verso cittadini e studenti. E persino torture.
Manette che sono scattate ai polsi di Igor Žmirić, attuale comandante dell’Unità anti-terrorismo (Saj) e di altri membri delle forze dell’ordine serbe, fino all’anno scorso in gran parte appartenenti all’Unità per la protezione di personalità ed edifici sensibili (Jzo). Sono stati tutti fermati su mandato di una procura di Belgrado, perché sospettati appunto di «aver commesso il reato di maltrattamenti e torture» verso manifestanti inermi, tra il 14 e il 15 agosto del 2025, ha confermato il ministero degli Interni di Belgrado. Secondo quanto ha aggiunto il dicastero degli Interni, si ipotizza che i fermati abbiano «inflitto intense sofferenze» a diverse persone, «tra le 22.30 del 14 agosto e l’1 del 15 agosto, all’interno del garage» sotterraneo «del palazzo del Governo della Repubblica di Serbia, in via Nemanjina».
Ma di cosa si parla esattamente? Per capire, bisogna tornare indietro all’agosto del 2025 quando, dopo mesi di proteste pacifiche post-tragedia alla stazione di Novi Sad, si registrarono gravi incidenti e violenze di strada durante manifestazioni antigovernative, secondo gli studenti atti orchestrati dalle autorità per infangare il movimento di protesta. I primi casi si osservarono a Bačka Palanka e a Vrbas, per poi interessare anche Novi Sad ed estendersi Belgrado. E proprio a Belgrado, tra il 14 e il 15 agosto, a migliaia si ritrovarono in strada per chiedere giustizia per Novi Sad e per protestare contro le violenze dei giorni precedenti, trovandosi di fronte un imponente schieramento di polizia e blindati, oltre ad attivisti filo-Vučić, a provocare la folla. Nella notte, si scatenò una vera e propria guerriglia urbana, con feriti e arresti. E anche casi da “macelleria messicana”.
Come quello del garage dell’edificio del governo, dove svariati studenti sarebbero stati condotti dalla polizia e lì maltrattati da uomini della Jzo – in un caso distinto, a Novi Sad, in una sorta di palestra, altri studenti ammanettati vennero costretti in ginocchio per ore contro un muro. Il caso più grave, comunque, fu quello che si svolse nei sotterranei di Nemanjina.
Lì una ragazza, diventata poi fra i simboli delle proteste, Nikolina Sindjelić, fu persino minacciata di stupro, oltre a venir picchiata, la testa sbattuta contro il muro. Presunto protagonista delle violenze Marko Kričak, capo della Direzione della Polizia criminale serba, arrestato nei giorni scorsi per altri fatti. Ma con lui, nella notte in questione. ci sarebbe stato anche Žmirić, al tempo vice di Kričak alla Jzo e altri membri dell’unità.
«Spero che tutti coloro che hanno preso parte» ai maltrattamenti «ne rispondano», ha affermato Sindjelić dopo la notizia dei fermi, ricordando anche altre vittime, come il collega studente Dušan Cvetković. Fermi che confermerebbero «quanto la mafia è entrata in tutti i pori dello Stato», ha detto da parte sua il legale dei due giovani, Aleksandar Ivanović. Che ha stigmatizzato il fatto che il dossier sul “garage degli orrori” sia rimasto in un cassetto a prender polvere, fino alla vittoria degli Studenti alle urne.
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