Destro (Confindustria): «Possiamo rovesciare l’equilibrio del traffico merci. Il 70 per cento passerà dal Nordest»

Il vicepresidente di Confindustria Leopoldo Destro rilancia la sfida delle infrastrutture nel Nordest: servono Tav, corridoi ferroviari, porti integrati e autostrade potenziate. «Un Paese che non governa la logistica non governa il proprio futuro»

Laura Berlinghieri
Il vicepresidente di Confindustria Leopoldo Destro
Il vicepresidente di Confindustria Leopoldo Destro

«Un Paese che non riesce a governare la propria logistica non governa il proprio futuro».

Parte da questo principio Leopoldo Destro – vicepresidente di Confindustria con delega a trasporti, logistica e industria del turismo – per raccontare lo stato di salute delle grandi opere a Nordest. La locomotiva del Paese, con i governatori delle tre Regioni - Alberto Stefani (Veneto), Massimiliano Fedriga (Friuli Venezia Giulia) e Michele de Pascale (Emilia Romagna ) che due giorni fa a Padova – nel Forum Infrastrutture organizzato da Nord Est Multimedia, società che edita questo giornale – hanno idealmente siglato un patto nel segno dell’intermodalità. «È anche la nostra parola d’ordine», dice Destro, reduce dall’appuntamento con gli Stati generali dei trasporti e della logistica di Confindustria. Significa questo: se c’è una sfida, è con il Nord Europa; e il Nordest, con le sue anime, deve affrontarla unito.

Quindi esistono delle priorità, prima dei colori politici?

«I trasporti e la logistica sono una dimensione costitutiva della competitività, della crescita e della sicurezza di un Paese. E il fatto che i presidenti Stefani, Fedriga e de Pascale abbiano una visione comune è un segnale importante: al di là delle bandiere, prima di tutto contano i fatti».

Dopo decenni di attese, annunci, promesse e progetti, per il Nordest sembra essere arrivato il tempo delle infrastrutture. Quali, quelle prioritarie, per questo territorio?

«Intanto, per essere veramente centrali nell’equilibrio degli scambi europei, dobbiamo far crescere i nostri porti e implementare i grandi corridoi logistici, compreso l’Imec, che collega l’India all’Europa».

Anche lei propone un’alleanza tra gli scali del Nordest?

«Parto da un presupposto: attualmente, il 70% delle merci che arriva nell’Europa centrale proviene dal Nord e solo il 30% dall’area mediterranea. Dobbiamo rovesciare l’equilibrio. E possiamo farlo, a patto che i porti del Nord Italia lavorino in sinergia, ciascuno tutelando la propria identità e i rispettivi punti di forza. In sintesi, dobbiamo valorizzare la centralità del Mediterraneo, e poi – altro elemento – completare i corridoi Ten-T».

«Entro fine anno al via il cantiere per la terza corsia della A4»: l’annuncio di Autostrade Alto Adriatico al Forum Infrastrutture
La redazione
Da sinistra Maria Rosaria Anna Campitelli, Ad di Cav, Diego Cattoni, Ad di A22 Autostrada del Brennero ed Elisabetta Pellegrini, coordinatore della Struttura tecnica di missione del Mit ieri al Forum Infrastrutture a Padova

Due lati della stessa medaglia, considerando il ruolo dell’Italia, e del Nordest, in questo network europeo.

«Dei nove corridoi totali, cinque passano dall’Italia e tre dal Nordest. Reti fondamentali per il transito delle merci, da completare al più presto. La Commissione europea stima che saranno necessari ancora 545 miliardi di euro; e la stessa Commissione dice che il completamento della rete entro il 2030 genererà un incremento del Pil europeo dell’1,6%, in aggiunta a circa 800.000 nuovi posti di lavoro. Ma non basta: per essere capillari, dobbiamo terminare le infrastrutture secondarie. Opere definite e finanziate, che necessitano di ulteriori risorse, da reperire presto, per dare continuità agli interventi avviati del Pnrr».

Proprio il Pnrr si è concentrato sul trasporto ferroviario. Eppure, una larga parte del Nordest rimane orfana dell’Alta velocità.

«E ha detto bene, ieri, il vicepresidente di Confindustria Veneto Est, Francesco Nalini. È impensabile che, dopo tutti questi anni, non sia ancora stata completata: dovrebbe essere un’urgenza di questo Paese. Compresa la linea per Bologna».

Anche in vista di un dirottamento delle merci dalla gomma al ferro?

«L’intermodalità si costruisce soprattutto così, favorendo lo spostamento delle merci verso le modalità di trasporto più efficienti. Ad oggi in Italia l’85% dei volumi viaggia su gomma, mentre la media europea è del 75%, addirittura del 65% nei Paesi più virtuosi. Il traffico su rotaia è da rafforzare, puntando al giusto equilibrio tra ferro, gomma e aria. Per questo il collegamento ferroviario con l’aeroporto di Venezia è fondamentale».

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Paolo PossamaiPaolo Possamai

Mentre si parla di Av, esiste un’Italia pendolare che ogni giorno è flagellata dai ritardi: costante dei nostri treni. Quale punto di caduta tra esigenze dell’economia e pretese di efficienza della gente?

«Il Pnrr ha impresso una forte accelerazione degli investimenti sulle infrastrutture, che contemporaneamente ha concentrato molti lavori sulla rete ferroviaria. I circa 1.300 cantieri aperti in tutta Italia stanno causando dei disagi; ma, quando i lavori saranno finiti, ne beneficeremo tutti in termini di tempi di percorrenza delle diverse tratte».

Tav, terza corsia lungo A4 e A13, il prolungamento della A31: se ne parla da anni, se non da decenni. Quanto ci sono costati questi ritardi?

«Quello che posso fare è riportare i dati della Banca mondiale, che stima che una logistica inefficiente costi al Paese 70 miliardi di euro all’anno, con effetti negativi sull’economia e sulla qualità della vita delle persone».

Chiederle un elenco di priorità a livello stradale e autostradale è forse pleonastico...

«Lungo la A4, verso Trieste, la terza corsia; e la quarta, in alcuni tratti. Terza corsia anche in direzione Bologna e sulla A22 del Brennero. E poi il completamento della A31 verso Trento».

Per proiettare il Nordest nel cuore d’Europa, e non abbandonarlo a un futuro di territorio che produce e basta.

«Il completamento del tunnel del Brennero cambierà la geografia di quei luoghi. Ci servono strade alternative, per non congestionare la A22 e avere sbocchi adeguati, quando le merci e le persone saranno più di ora».

Ma, secondo lei, perché l’Italia è il Paese dei ritardi?

«Le spiegazioni sono tante, a partire dagli iter autorizzativi e dalle criticità a livello locale».

Il governo deve fare di più?

«Ciò che chiediamo è valorizzare l’esperienza del Pnrr, che ha dimostrato che è possibile realizzare progetti in tempi certi e rapidi. E lo stesso vale per le Zes, dove semplificazione amministrativa e sburocratizzazione favoriscono gli investimenti. Il Pnrr ci ha insegnato che un coordinamento centrale, capace di monitorare tempi e avanzamento, aiuta i soggetti attuatori a risolvere le criticità. È importante dare continuità: finito il Pnrr, non si possono fermare i lavori».

Teme che possa andare così?

«No, non lo temo. Perché non deve succedere».

 

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