Gasparato, autorità portuale di Venezia: «Basta concorrenza per sfidare il Nord Europa»

Matteo Gasparato, presidente dell’Autorità portuale di Venezia e Chioggia parteciperà mercoledì 8 luglio a Padova al Forum Infrastrutture del Gruppo Nem: «Serve dialogo e complementarità con Trieste, Ravenna e Ancona»

Giorgio Barbieri
Matteo Gasparato, presidente dell’Autorità portuale di Venezia e Chioggia
Matteo Gasparato, presidente dell’Autorità portuale di Venezia e Chioggia

«Se il sistema portuale veneto vuole compiere un salto di qualità deve pensarsi dentro un sistema adriatico, in dialogo e complementarità non solo con Trieste ma anche con Ravenna e Ancona». È la ferma convinzione di Matteo Gasparato, presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Settentrionale e Interporto di Verona, che mercoledì parteciperà a Padova al Forum Infrastrutture organizzato dal gruppo Nord Est Multimedia.

Il Nordest è attraversato da tre corridoi europei. In questo quadro, quale ruolo immagina per il porto di Venezia?

«I sistemi portuali sono profondamente mutati perché non possono più essere intesi come semplici luoghi di intermediazione commerciale. Meno di un mese fa abbiamo adottato il Documento di Programmazione Strategica di Sistema per i Porti di Venezia e Chioggia, atteso da anni, in cui abbiamo delineato prospettive di breve, medio e lungo termine. Dal consolidamento delle attività esistenti per garantire l’approvvigionamento del Nordest e sostenere la competitività del sistema produttivo regionale, al progetto di fare del sistema portuale veneto un hub europeo non solo per le merci ma anche energetico, industriale e tecnologico».

Quali saranno i pilastri?

«La strategia prevede il rafforzamento di intermodalità e accessibilità del sistema portuale, con particolare attenzione allo sviluppo della piattaforma logistica di Montesyndial, la realizzazione di nuove connessioni multimodali tra il porto e le principali direttrici ferroviarie e autostradali nazionali ed europee, oltre alla riconversione energetica delle infrastrutture industriali e portuali verso nuovi vettori energetici da fonti rinnovabili, con particolare riferimento all’idrogeno. Questa strategia consentirà di consolidare il ruolo dei porti veneti come motore di sviluppo economico sostenibile e nodo strategico delle reti europee Ten-T e della logistica internazionale».

Gli analisti ritengono che il vero salto passi dall’integrazione tra porti, interporti e rete ferroviaria. Quanto manca per costruire un sistema logistico realmente integrato tra Venezia, Padova, Verona e Trieste?

«Credo sia necessario cambiare la prospettiva e uscire dai propri orticelli in un’ottica di dialogo e complementarità non solo con Trieste ma anche con Ravenna e Ancona. Non in competizione sterile, ma in logica di specializzazione intelligente: Ravenna con la sua vocazione industriale ed energetica, Ancona con la sua dimensione adriatica centro-meridionale e i collegamenti con i Balcani, Venezia con il proprio tessuto industriale, gli ampi spazi retroportuali, la vocazione multipurpose, l’intermodalità verso l’Europa centrale e il retroterra manifatturiero del Nord Est e Trieste con il traffico containerizzato per via di fondali profondi e collegata all’Europa orientale. Ciò impone la necessità di costruire massa critica nei confronti delle grandi alleanze marittime, evitare sovrapposizioni e rafforzare le vocazioni. Solo così l’Alto Adriatico diventerà un’alternativa credibile ai porti del Northern Range per alcune direttrici merceologiche. Questo richiede infrastrutture, ma anche identità».

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La conclusione delle grandi opere ferroviarie europee, a partire dalla Galleria del Brennero nel 2032, rischia di ridisegnare gli equilibri logistici del continente. Venezia potrà cogliere questa opportunità?

«Penso che l’apertura del Brennero potrà garantire al sistema portuale veneto di collegarsi efficacemente tramite ferrovia all’Europa centrale mettendo in connessione Venezia, nodo portuale di rilevanza europea, tramite Verona, nodo interportuale di rilevanza europea, con nuovi mercati, ad esempio quello della Germania meridionale, da contendere alla portualità del Northern range».

Il Pnrr è concluso e ora si apre una fase nuova. Quali sono oggi le infrastrutture considerate imprescindibili per non rallentare lo sviluppo del porto e dell'intero sistema economico veneto?

«Gli obbiettivi devono essere almeno tre: implementazione dell’accessibilità nautica, recupero a fini produttivi delle aree ancora dismesse o sottoutilizzate e rilancio dell’intermodalità. Da qui l’agenda per i prossimi anni. La manutenzione straordinaria del Canale Malamocco-Marghera, principale via di accesso nautico al porto, e del Canale Vittorio Emanuele III sono interventi strategici. Così come lo sono la realizzazione del nuovo terminal a Montesyndial su un’area di oltre 90 ettari, il cui primo stralcio è in esecuzione, e l’attrazione di investimenti anche tramite la ZLS, strumento che nel solo 2025 ha generato un valore pari a 410 milioni di euro in opere e macchinari».

E per quanto riguarda l’intermodalità?

«Dobbiamo portare a termine i lavori in corso, in primis il nuovo ponte ferroviario su Canale Ovest che porterà maggiore efficienza e quindi minori costi per il trasporto su rotaia; senza dimenticare le altre opere intermodali che stiamo progettando anche con Regione Veneto e Rfi e che garantiranno un autentico salto di qualità».

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Mercoledì 8 luglio a Padova il forum organizzato dal gruppo Nord Est Multimedia. Sul palco Alberto Stefani , Massimiliano Fedriga e Michele de Pascale insieme ai vertici del Mit, delle ferrovie, dei porti e delle autostrade. Qui il link per iscriversi

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