Il Nordest alla sfida dei cantieri: il forum Nem sulle infrastrutture
A Padova appuntamento organizzato dal gruppo Nord Est Multimedia: un confronto a tutto campo tra i vertici del ministero e gli Ad delle principali concessionarie. Si gioca tra il governo, le Regioni e Bruxelles il controllo delle infrastrutture più redditizi

Il Nordest è il grande laboratorio del futuro del sistema autostradale italiano. È infatti qui, lungo l’asse che collega Verona, Venezia, Trieste e il Brennero, che si sta giocando una partita decisiva e dal valore economico enorme.
Le principali tratte che attraversano il Triveneto rappresentano alcune delle infrastrutture più redditizie del Paese, in grado di generare utili per centinaia di milioni di euro e di condizionare lo sviluppo logistico e produttivo di un’area che costituisce uno dei motori dell’economia italiana ed europea.
Una partita decisiva che, però non si gioca solamente in Italia ma anche nel cuore delle istituzioni europee.
Per Bruxelles le concessioni autostradali devono essere assegnate attraverso procedure competitive aperte, evitando meccanismi che possano favorire i concessionari uscenti, come spezzo è avvenuto negli anni pasati in Italia.
Le osservazioni della Commissione europea investono direttamente due dei dossier più rilevanti del Nordest: il futuro dell’Autobrennero e della A4 Brescia-Padova. Vicende diverse, ma accomunate dalla necessità di ridefinire il rapporto tra gestione pubblica, mercato e concorrenza.
Il Forum Infrastrutture
Il Forum Infrastrutture farà tappa mercoledì 8 luglio a Padova, nella Sala Mantegna del Centro Congressi Padova Hall, con inizio alle 9. Dopo i saluti di Paolo Possamai, direttore del Gruppo Nem, di Roberto Tosetto, Dg dell’Interporto di Padova, e di Giorgio Santilli, direttore del Diac, la relazione introduttiva sarà affidata a Lorenzo Bellicini, direttore del Cresme. Seguirà un confronto con Marco D'Elia e Magda Uliana.
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Si parlerà di concessioni autostradali con Maria Rosaria Anna Campitelli, Diego Cattoni, Marco Monaco, ed Elisabetta Pellegrini. Saranno poi intervistati Matteo Gasparato, Francesco Nalini e Monica Scarpa. Focus sulle ferrovie con Davide Ciferri, Aldo Isi e Pietro Salini. La chiusura affidata ai tre governatori: Alberto Stefani, Massimiliano Fedriga e Michele de Pascale.
Il modello Alto Adriatico
L’unico capitolo oggi sostanzialmente definito è quello di Autostrade Alto Adriatico. La società, interamente pubblica, è nata nel 2018 su iniziativa della Regione Friuli Venezia Giulia, che detiene il 92, 53% del capitale, e della Regione Veneto, titolare del 7, 47%.
Dal luglio 2023 la concessionaria è subentrata ad Autovie Venete nella gestione della A4 Venezia-Trieste, della A23 Palmanova-Udine Sud, della A28 Portogruaro-Conegliano, della A57 Tangenziale di Mestre e della A34 Villesse-Gorizia.
Il percorso che ha portato al nuovo assetto è stato lungo e complesso. Dopo la costituzione della Newco, si è aperto un negoziato durato cinque anni con l’Europa per individuare una cornice giuridica in grado di legittimare l’affidamento diretto.
La soluzione individuata è stata quella di un accordo di cooperazione tra soggetti pubblici, successivamente recepito nel decreto interministeriale registrato dalla Corte dei Conti.
Il modello, fortemente sostenuto dalle amministrazioni regionali, ha consentito di evitare una gara europea e di mantenere integralmente pubblica la gestione di un’infrastruttura strategica. «Una società modello a livello nazionale», l’aveva definita il presidente del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga.

Sul piano industriale, la nuova concessionaria dovrà completare una delle opere infrastrutturali più impegnative del Paese: la terza corsia della Venezia-Trieste, un intervento da circa 4,5 miliardi di euro che continuerà ad assorbire risorse per molti anni.
La società ha assicurato che non saranno previsti aumenti tariffari e che la gestione continuerà a produrre utili destinati ai soci pubblici. Un modello che le Regioni rivendicano come esempio di gestione efficiente e di reinvestimento dei pedaggi sul territorio.
Il caso Autobrennero
Molto più complessa resta invece la vicenda dell’Autobrennero. La concessione della A22 Modena-Brennero è scaduta nel 2014 e da allora la società prosegue l’attività in regime di proroga tecnica.
Una situazione eccezionale divenuta ormai ordinaria, nonostante la concessionaria abbia continuato a generare risultati economici di assoluto rilievo: 428 milioni di ricavi nel solo 2025.
Nel 2022 Autobrennero ha presentato al ministero una proposta di project financing per il rinnovo della concessione, accompagnata da un piano di investimenti da 9,2 miliardi di euro e dalla richiesta del diritto di prelazione.
Da quella proposta è nato il bando pubblicato nel dicembre 2024. La procedura, tuttavia, si è successivamente arenata di fronte ai paletti della Commissione europea che ha ritenuto incompatibile con il diritto comunitario la clausola relativa alla prelazione.
Di fronte ai rilievi europei, il ministero ha eliminato la previsione contestata. Con la caduta della prelazione, sono scesi in campo anche i grandi colossi privati del settore, tra cui Abertis, Gavio e Sacyr.
Una holding a Nordest
Anche il futuro della A4 Brescia-Padova e della A31 Valdastico, oggi gestite da A4 Holding del gruppo Abertis, resta ancora tutto da definire. La concessione scadrà il 31 dicembre 2026 e il dopo è ancora oggetto di confronto.
Nel frattempo proseguono gli investimenti sulla rete. Rimane invece irrisolto il nodo storico della Valdastico Nord, infrastruttura mai completata a causa delle contrapposizioni politiche e territoriali che ne hanno accompagnato il percorso.
Sul tavolo della Regione Veneto c’è anche il progetto di affidamento in house della gestione a Cav, la società partecipata al 50% da Regione Veneto e Autostrade dello Stato. Un’ipotesi che si inserisce nel disegno, perseguito prima da Luca Zaia e ora da Alberto Stefani, di dare vita a una holding autostradale del Nordest capace di riunire sotto un’unica cabina di regia pubblica le principali infrastrutture regionali.
Secondo Bruxelles, e secondo rilievi avanzati dal Codacons, un eventuale affidamento diretto senza gara potrebbe tuttavia restringere l’accesso di nuovi operatori, limitando la concorrenza.
Allo stesso tempo, l’incertezza sul futuro della concessione rischia di rallentare o rendere meno prevedibili alcuni investimenti sul fronte della sicurezza e dell’ammodernamento della rete, compreso il progetto di ampliamento a quattro corsie di alcuni tratti.
Eccolo il laboratorio Nordest di cui si parlerà nel Forum Infrastrutture organizzato da Nord Est Multimedia l’8 luglio a Padova.
Da una parte le Regioni rivendicano il diritto di mantenere il controllo delle infrastrutture e di reinvestire sul territorio le risorse generate dai pedaggi. Dall’altra Bruxelles chiede procedure competitive e regole uniformi per tutti gli operatori.
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