Porti, avanza la riforma ma l’intesa è rinviata
Mercoledì si è svolta una riunione con gli assessori regionali. Amirante: «Clima collaborativo». Tra le tematiche discusse la pianificazione per gli scali, le manutenzioni straordinarie e il mantenimento delle specialità

«Costruttivo e collaborativo».
Il clima al tavolo di confronto sulla riforma della governance portuale tra il viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Edoardo Rixi e i rappresentanti della Conferenza delle Regioni viene definito così da entrambe le parti.
Tuttavia, si tratta ancora di una fumata nera, non essendo stata presa alcuna decisione.
«L'incontro è stato puramente interlocutorio, il viceministro ha voluto sentire da parte delle Regioni bene o male quello che è il contenuto delle proposte emendative», riporta Cristina Amirante, assessore alle infrastrutture del Friuli Venezia Giulia (presente online dal Giappone, dove si trova in missione ndr). «Le tematiche discusse sono state dunque la pianificazione dei porti, le manutenzioni straordinarie e ovviamente il mantenimento delle specialità».
L’assessore cita anche il Porto Franco di Trieste, per il quale, sembra essere stata confermata ancora una volta la volontà di tutelarne la specialità.
L’obiettivo del ministero è quello di rassicurare le Regioni riguardo al mantenimento dell’autonomia che il disegno di legge Salvini-Rixi sembra minacciare.
Questo porterebbe infatti alla creazione di Porti d’Italia S.p.a., società pubblica a cui affidare le funzioni più rilevanti oggi svolte dalle Autorità portuali.
Il progetto è stato accolto con molta cautela dai presidenti delle AdSP, dagli operatori e dalle Regioni, che temono un eccessivo accentramento.
Lo scorso 15 aprile era stata presentata una mozione congiunta, votata all’unanimità da maggioranza e opposizioni in Consiglio regionale in Friuli Venezia Giulia.
La richiesta fatta al governatore Fedriga è quella di «evitare che Porti d’Italia spa acquisisca competenze attualmente in capo alle Adsp».
Un documento che resta il principale punto di riferimento nel confronto con il governo.
Ma ieri, tra rappresentanti della Conferenza e Mit, l'apertura al dialogo sembra esserci stata da entrambe le parti.
Se da un lato il ministero si è mostrato collaborativo verso i suggerimenti delle Regioni che riguardano un maggiore coinvolgimento dell'ente nell'impianto della riforma, dall'altro dalle Regioni è emersa una sostanziale condivisione degli obiettivi generali della riforma, a partire dalla necessità di rendere il sistema portuale italiano più competitivo e capace di affrontare le sfide della logistica internazionale.
«Tra i punti qualificanti del progetto», riporta la nota del Mit, «figurano la pianificazione strategica dei porti, la semplificazione dei processi amministrativi, una maggiore capacità di programmazione degli investimenti e un migliore coordinamento tra Governo, Regioni e territori. Centrale», aggiunge la nota, «anche il tema dell’autonomia gestionale e finanziaria delle Autorità di Sistema Portuale».
Il ministero ha sottolineato inoltre come la riforma intenda rafforzare la capacità competitiva dei porti italiani in un contesto internazionale sempre più complesso, caratterizzato dall'aumento della concorrenza tra gli scali del Mediterraneo e dalla necessità di attrarre nuovi investimenti infrastrutturali.
«È stata un’importante occasione di confronto con il ministero e le regioni costiere coinvolte, che ci ha dato la possibilità di fare presenti le nostre perplessità ma anche le tematiche che vorremmo approfondire, e la risposta è stata molto positiva», ha dichiarato Diego Ruzza, assessore ai trasporti della Regione Veneto, al termine dell’incontro.
Gli step da qui alle prossime settimane sono ancora numerosi.
Il testo è in Commissione trasporti alla Camera e si stanno tenendo audizioni, dunque le Regioni continueranno ad esaminare il provvedimento, poi ci sarà una nuova riunione con il ministro Rixi, e solo dopo questo secondo incontro politico si andrà in conferenza unificata.
La prossima riunione dovrebbe tenersi dopo il 20 di luglio ed entro la fine del mese, ma ancora la data ufficiale non c’è perché dovrà essere concordata dagli Affari regionali.
Comunque, conferma il Mit, si tratta di un orizzonte temporale molto vicino.
Solo al termine di questo percorso sarà possibile capire se le modifiche richieste dalle Regioni troveranno spazio nel testo definitivo del disegno di legge oppure se resteranno divergenze destinate a riemergere.
Per il momento, il confronto resta aperto.
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