Deposito Ue per le terre rare: il porto di Trieste si fa avanti dopo l’incontro al Ministero

L’Europa cerca due siti per stoccare le materie prime critiche: la proposta giuliana si basa su alti fondali, ferrovia, regime doganale speciale e centri di ricerca

Diego D'Amelio
Il presidente dell’Adsp Consalvo, il ministro Urso e l’assessore regionale Scoccimarro
Il presidente dell’Adsp Consalvo, il ministro Urso e l’assessore regionale Scoccimarro

Fondali profondi, connessioni ferroviarie, regime doganale speciale e alta concentrazione di istituti di ricerca. Con queste carte in mano il presidente dell’Autorità portuale Marco Consalvo ha incontrato a Roma il ministro delle Imprese Adolfo Urso, lanciando la candidatura di Trieste per ospitare uno dei due centri strategici di stoccaggio di materie critiche voluti dall’Unione europea.

L’incontro

Le potenzialità del sistema portuale e retroportuale di Trieste e Monfalcone sono state illustrate a Urso, che sta lavorando per ottenere l’assenso della Commissione Ue a installare in Italia il deposito che servirà Germania, Austria ed Europa orientale.

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Il porto di Trieste

Una funzione che, secondo il responsabile del Mimit, dovrà essere assunta da un porto del Nordest fra Trieste, Venezia e Ravenna, senza escludere forme di cooperazione fra scali.

L’Adsp del Mare Adriatico orientale gioca la sua partita e a Palazzo Piacentini è andato in scena un incontro a tre fra il ministro Urso, il presidente Consalvo e l’assessore regionale alla Difesa dell’Ambiente Fabio Scoccimarro.

Come il nodo dei fondi sbloccati di Servola è stato sciolto sull’asse leghista dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e dal governatore Massimiliano Fedriga, ora a muoversi è la filiera di FdI, con Scoccimarro facilitatore del confronto.

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L’ex area a caldo della Ferriera (foto Andrea Lasorte)

Gli asset

Consalvo ha presentato gli atout del porto triestino, a cominciare dall’accessibilità garantita da fondali fino a 18 metri, che permettono di non avere le limitazioni imposte dal basso pescaggio di Venezia e Ravenna.

Particolare attenzione è poi stata posta sulle connessioni ferroviarie in grado di collegare rapidamente il cuore manifatturiero del continente. Il presidente si è quindi soffermato sul regime doganale e fiscale garantito dal Porto franco internazionale, che consente lo stoccaggio a tempo indeterminato di merci senza la necessità di pagare l’Iva fino all’uscita dal territorio.

La ricerca

L’ultimo elemento distintivo rappresentato a Roma è l’esistenza a Trieste di uno dei più importanti poli scientifici d’Europa. La concentrazione sul territorio di realtà di eccellenza internazionale come Ictp, Sissa, Elettra Sincrotrone, Area Science Park e Università costituisce una possibilità di innovazione difficilmente riscontrabile in altre città portuali europee, in grado di trasformare l’infrastruttura logistica in piattaforma industriale.

Su questo ha insistito Consalvo, richiamando questo patrimonio di conoscenze che può affiancarsi con attività di ricerca sui materiali, sviluppo tecnologico, analisi, certificazione e trasferimento dell’innovazione a nuove filiere industriali.

Il contesto

Nella nota diffusa dal Mimit a fine colloquio, si legge che «le caratteristiche del sistema triestino costituiranno un elemento di approfondimento nel confronto in corso tra Mimit e Commissione europea sulla candidatura italiana». Ma in realtà saranno anche un fattore di valutazione per lo stesso ministero, che si trova a dover valutare se spingere in particolare su uno dei porti nordestini per le previste attività di deposito, riciclo, movimentazione e trasformazione. Cosa che al momento Urso sembra voler fare con Marghera, dove c’è già stato un sopralluogo in aree dismesse dell’Eni.

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La sfida riguarda un dossier ultrasensibile per le politiche industriali europee e cioè l’approvvigionamento di materie come litio, grafite, cobalto, berillio, nichel, manganese, fluorite e terre rare, fondamentali per la realizzazione di batterie, pannelli fotovoltaici, magneti, fibre ottiche e microchip da impiegare nella transizione energetica, nell’ambito militare e nell’elettronica.

La disponibilità di tali materiali è messa a rischio dalle tensioni geopolitiche e commerciali in atto, che ne fanno questione di sicurezza economica, perché l’Europa è interamente dipendente dall’esterno. Da qui la decisione di creare siti di stoccaggio per fare fronte a possibili crolli delle importazioni.

Il primo sito sarebbe in via di individuazione nella zona manifatturiera nevralgica posta tra Francia e Germania. Ma resta da scegliere la localizzazione per il sito dedicato all’Europa centrale.

E qui Trieste, Venezia e Ravenna si trovano a competere: e se Trieste mette sul tavolo specializzazione internazionale, presenza di centri di ricerca e regime doganale speciale, Venezia e Ravenna puntano su maggiori spazi e un sistema produttivo maturo nelle vicinanze degli scali.

I commenti

Secondo Consalvo, «Trieste ha tutte le caratteristiche per svolgere un ruolo di primo piano: è l’unico porto italiano con una naturale vocazione internazionale e può offrire al paese un asset strategico già proiettato verso i mercati e le catene produttive del continente. La sfida è trasformare questa vocazione in nuova capacità industriale, facendo dialogare sempre di più porto, mondo della ricerca e imprese».

Scoccimarro caldeggia a sua volta la candidatura: «Nei prossimi giorni si aprirà un confronto con l’Ue per individuare gli hub più idonei allo stoccaggio e alla lavorazione di queste risorse strategiche. Il porto di Trieste può essere protagonista di questo percorso».

 

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