Tav in Veneto, mancano ancora i soldi per il completamento
L’aggiornamento dell’accordo tra Rfi e Mit non stanzia le risorse per i nodi ancora irrisolti della linea Av/Ac. Criticità aperte attorno a Verona, Vicenza e Padova

Numeri, voci, percentuali ma un’unica certezza: se un cambio di marcia sulla Tav Verona-Vicenza–Padova ci sarà, lo stesso avverrà (forse) nel Contratto di programma 2027-2031. Ossia nell’accordo quinquennale tra Rete Ferroviaria Italiana e ministero delle Infrastrutture che decide cosa va fatto dove e con quanti soldi.
In queste ore si parla dell’ultimo aggiornamento Parte Investimenti del Contratto di programma 2021-2026, in scadenza, sulla carta, il 31 dicembre 2026. Già i tempi sono un segnale di come stanno andando le cose: quello firmato a maggio e pubblicato i primi giorni di luglio è l’aggiornamento 2025; da ciò che emerge, Rfi e Mit stanno lavorando all’aggiornamento 2026, i cui contenuti, approvazione e pubblicazione scivoleranno al 2027 ma dipenderanno dall’agenda politica nazionale. Tuttavia già da quest’ultimo aggiornamento qualche indizio sui nodi veneti della Tav: Verona, Vicenza e, infine, Padova.
Nodo Verona
Il nodo Verona, per comodità di realizzazione dell’opera, è diviso in Ovest, Est e Nord. Nel tratto Ovest i lavori sono partiti quest’anno e stanno procedendo spediti. Più complicato è lo snodo Est, tra Porta Nuova e Porta Vescovo. Il punto dolens è il nuovo ponte sull’Adige previsto a sud dell’attuale (che sarà conservato), sul quale è in atto un braccio di ferro tra Consiglio superiore dei lavori pubblici e ministero della Cultura. In sintesi: la Soprintendenza, il cui parere è vincolante, dice che il nuovo ponte dovrà essere una copia di quello dell’800.
Il Cslp, il cui parere è consultivo, sostiene che riprodurre il ponte ottocentesco non è coerente con le linee costruttive del 2008. La diatriba si trascina da anni con il risultato il Progetto definitivo del Nodo di Verona - Ingresso Est deve ancora essere approvato e i soldi stanziati nel 2022 non bastano più. Adesso mancano 170 milioni su 550 necessari.
Di più: l’aggiornamento dà un livello di Priorità 2 al fabbisogno, il che significa che i soldi saranno stanziati verosimilmente nel prossimo Contratto di programma. La questione non pregiudica il passaggio dei treni ad alta velocità. Crea “solo” un imbuto. I treni Av/Ac arriveranno a Verona, saranno “scambiati” sui binari della linea storica per attraversare il ponte, per essere poi “scambiati” sui binari appena costruiti della nuova linea.
Brennero
Il nodo Verona-Ingresso Nord ha un’importanza strategica perché complementare all’attivazione della galleria del Brennero. La progettazione è stata cambiata a furor di popolo perché prevedeva un’opera in sopraelevata impattante. Ora sarà in galleria. Il problema è che se sono già stati spesi 5 milioni per progettarla manca un miliardo per realizzarla.
E in questo si coglie anche il quid politico: perché su questo cambio di progettazione e aumento di spesa politici e kingmaker veneti non hanno battuto ciglio, contrariamente a quanto sta avvenendo sulla richiesta di Vicenza di avere un’uscita a est in galleria anziché in superficie?
Nodo Vicenza
L’aggiornamento del Contratto conferma che per il Terzo lotto da Vicenza fino a poco prima di Padova il costo è lievitato da 1,5 miliardi a 3 miliardi e conferma che di questi 3 miliardi non c’è un centesimo. Ed è significativo che non è nemmeno indicato il livello di Priorità. Ciò vuol dire che le risorse per il Terzo lotto, o quantomeno parte di esse, saranno forse stanziate nel prossimo contratto di programma. Il condizionale è d’obbligo, visto che di mezzo ci saranno le Politiche e gli sviluppi sulla costruzione del Ponte di Messina (che di soldi ne fagocita tanti), e sul quale il ministro Matteo Salvini (Lega) ha convocato un tavolo questa settimana.
Intanto l’aggiornamento conferma la cifra della progettazione Vicenza-Padova, 25 milioni. Ma dà conto che sono stati spesi solo 590 mila euro. Tradotto: la progettazione va a rilento. E questo deriva dal mancato superamento dello scoglio del tratto Vicenza-Uscita Est. Rfi preferisce una soluzione in superficie, il Comune di Vicenza in galleria. Quest’ultima soluzione ha il vantaggio di interrare anche lo “scavalco”, un’opera molto impattante che consente di entrare a Padova da nord.
Nodo Padova
Il piatto piange: confermati i 7 milioni per il “preliminare” della nuova stazione, opera da 800 milioni sulla quale non è stato stanziato nulla (né decisa la Priorità). La conferma indica che prima di arrivare al “definitivo”, il “preliminare” dovrà subire il “Dibattito Pubblico”, una lunga procedura introdotta per le grandi opere per intercettare gli stakelholder e migliorare il progetto.
Ecco perché i 10 anni pronosticati dalla veronese ed ex assessore regionale alle Infrastrutture Elisa De Berti (oggi consigliere delegato) potrebbero essere pochi.
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