Terre rare, sopralluogo a Porto Marghera: area Eni candidata a ospitare il deposito

Il ministro Urso con Gasparato e Marinese valutano la fattibilità. Il governatore Stefani: «Ora aspettiamo il commissario Ue»

Riccardo Sandre

Porto Marghera è candidata a ospitare uno dei siti del nuovo sistema europeo di stoccaggio e movimentazione delle materie prime critiche e delle terre rare. La conferma dal ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, ieri mattina in sopralluogo a Porto Marghera accompagnato dal presidente del Porto Matteo Gasparato e dal numero due di Confindustria nazionale Vincenzo Marinese.

«Stiamo preparando uno studio di fattibilità per sottoporlo nei prossimi giorni alla Commissione Europea che intende realizzare in prima istanza due siti pilota» ha spiegato il ministro. «Uno a ridosso dei porti del Nord Europa come Rotterdam o Amsterdam e uno che possa utilizzare i porti adriatici come Porto Marghera».

Il progetto sembra tagliato su misura per Porto Marghera. Un’area «che ha una vocazione naturale, la necessità di una profonda riqualificazione in alcune sue parti» ha detto il ministro «ma che vede anche la presenza di un sistema industriale strategico e l’insediamento di alcune grandi imprese come Eni, Fincantieri, Leonardo ed altre ancora con cui è possibile lavorare sia sull'obiettivo europeo del sito di stoccaggio sia sulla realizzazione di un polo produttivo della raffinazione e del riciclo delle materie prime strategiche».

A chiarire le potenzialità del sito il presidente dell’Autorità Portuale, Matteo Gasparato. «In quest’area insistono ben 1442 imprese che contano su di un fatturato aggregato diretto di oltre 13 miliardi di euro» ha spiegato Gasparato. «Un sistema che assicura lavoro a circa 220 mila persone complessivamente. Un sistema di imprese manifatturiere, di servizi e della logistica pienamente integrate in un tessuto economico, quello del Nordest, che è parte strategica del sistema industriale europeo».

Plaude a questa possibilità il presidente del Veneto, Alberto Stefani, tra i primi a interloquire con Urso sul tema e che rilancia: «Attendiamo la visita del Commissario europeo Stéphane Séjourné, che conto verrà in Veneto nelle prossime settimane, per dare seguito ad un progetto sempre più ambizioso e strategico per il nostro territorio - spiega Stefani -. Non si tratta solo di realizzare un impianto di stoccaggio per materiali di estrema importanza, ma di costituire un vero e proprio sito produttivo, che rilanci l’area industriale veneziana e garantisca sostenibilità economica e ambientale. Regione e Governo guardano nella stessa direzione, quella giusta».

Non vanno taciute, tuttavia, le difficoltà del sito di Porto Marghera: il porto chiuso quando il Mose è azionato, il pescaggio inferiore legato all’escavo dei canali, il tema della bonifica delle aree. Gran parte dei terreni di proprietà Eni non sono più utilizzati a fini produttivi e sembrano i più appropriati ad ospitare questo investimento, al netto delle bonifiche necessarie. Un compromesso potrebbe essere legato alla cessione gratuita delle aree a una società pubblica in cambio di un investimento nelle bonifiche.

Quanto alla profondità dei canali, il porto di Trieste ha un pescaggio maggiore, ma manca di un retroporto e di un sistema industriale in grado di creare sinergie altrettanto efficaci dell’area veneziana. Una possibilità, caldeggiata dal presidente del Friuli Massimiliano Fedriga, sarebbe quella di una interazione tra Porto di Trieste (come sede di approdo delle navi) e Marghera come sito di stoccaggio. Meno probabile l’ipotesi legata ad un sito nel porto di Ravenna. Mentre sul ruolo di Verona si registra la nota dell’europarlamentare di Fratelli d’Italia Daniele Polato: «Verona può diventare uno snodo strategico europeo per rafforzare la sicurezza industriale dell’Italia e dell’Europa. Il riconoscimento dell’asse Porto Marghera–Verona come piattaforma logistica per l’approvvigionamento e il possibile stoccaggio delle materie prime critiche conferma il ruolo centrale che il nostro territorio è destinato ad assumere nelle grandi sfide economiche e geopolitiche dei prossimi anni».

Molto stretti i tempi per decidere: entro giugno il Mimit ha intenzione di presentare al commissario all’industria della Ue Stéphane Séjourné, uno studio di fattibilità. 

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