Porto di Trieste, il viceministro Rixi promette tutele per l'extradoganalità e apre ai prepensionamenti

Tappa in Autorità portuale per il tour sulla riforma del settore. Sul tavolo il nodo della programmazione pluriennale, l'allargamento della zona franca e il ringiovanimento degli organici

Diego D’amelio

L’impegno a inserire la tutela dell’extradoganalità del porto di Trieste nella riforma, il ritorno sui propri passi rispetto al possibile ingresso di privati nella spa Porti d’Italia e l’ipotesi di creazione di scivoli per il prepensionamento dei portuali più anziani.

Passa per lo scalo giuliano il tour del viceministro dei Trasporti Edoardo Rixi, che sta facendo tappa nei porti italiani per illustrare la riforma del settore, che ha iniziato l’iter alla Camera e giovedì ha incassato il parere favorevole della Conferenza unificata, con voto contrario delle Regioni di centrosinistra.

Rixi arriva in Autorità portuale a Trieste nel primo pomeriggio e si trova davanti una sala gremita di operatori marittimi, dirigenti dell’Adsp e sindacalisti. All’esterno della Torre del Lloyd dice ai giornalisti di prevedere l’approvazione alla Camera a settembre ed entro fine anno al Senato. Con gli operatori esordisce invece dicendo di voler «spiegare che questa riforma non vuol togliere autonomia ai porti e centralizzare, ma mettere le cose in ordine, perché sono al Mit dal 2018 e i problemi sono sempre gli stessi».

Fondi e programmazione

Rixi motiva la nascita di Porti d’Italia come una questione di tutela delle risorse economiche per la portualità: «Serve una cabina di regia, una strategia unica per il sistema, mitigare la frammentazione e creare una società che sia un soggetto attuatore. Il settore sta avendo un taglio importante di risorse perché non ha una programmazione pluriennale visibile. C’è una pessima efficienza: non spendiamo per vincoli e norme assurde, ma così ci tagliano i finanziamenti. Nel 2026 sto distribuendo 300 milioni stanziati nel 2024, mentre con Porti d’Italia avremmo avuto 300 milioni per ogni anno fino al 2026 e un riparto dei fondi in base alla programmazione».

Rixi precisa che «la società avrà capitale interamente pubblico al 100%»: inversione a U rispetto all’apertura a società privati che era stata prospettata al Deportibus di Ravenna. L’esponente del governo punta forte sul nodo della pianificazione. Sottolinea l’importanza del piano nazionale di interventi per le infrastrutture strategiche, che la nuova spa disegnerà dopo quello che si preannuncia come un confronto complesso con presidenti delle Adsp, Cipom e Conferenza unificata di Stato, Regioni, Province e Comuni.

«Il piano», continua, «sarà evidente al mercato e renderà note ai privati le strategie e la localizzazione degli investimenti pubblici». Per il viceministro, la nuova società sarà il cardine su cui far ruotare le decisioni sulle questioni strategiche, perché «oggi le 16 Autorità portuali non sono di nessuno e, quando parlano con Ferrovie, non sono viste come una priorità. Serve qualcuno pagato 24 ore su 24 per assistere il sistema portuale, per far conoscere a Rfi i tempi di realizzazione delle banchine e allineare i lavori ferroviari sull’ultimo miglio. Serve un soggetto che faccia sintesi e diventi interlocutore privilegiato delle Autorità portuali».

Poi l’accento passa sulle questioni burocratiche. Dice Rixi: «Facciamo fatica a fare investimenti sopra una certa entità, con tutte le opere portuali sopra i 400 milioni che procedono grazie a commissariamenti. Servono semplificazione e approvazione più veloce delle opere, dei dragaggi e dei piani regolatori portuali». E davanti al timore espresso anche ieri in sala sulla possibile creazione di un nuovo livello burocratico, il viceministro assicura che «la spa non è inclusa nella macchina dello Stato ed è più flessibile nei processi decisionali e nel reperimento sul mercato di risorse umane».

Il Porto franco

Stimolato dall’associazione Confetra sullo status triestino di Porto franco internazionale e sull’importanza del suo mantenimento nella nuova versione della legge 84/94 in via di riforma, Rixi non elude il tema. «Inseriremo la cosa, stiamo vedendo come gestirla».

E prospetta l’impegno per «allargare la zona franca», ritenuta più efficace della Zes per garantire le prerogative del porto giuliano e del suo lavoro estero su estero. «Dobbiamo aumentare la capacità dei punti franchi pensando a qualche possibilità di allargamento». Da capire il senso di queste affermazioni, posto che il regime dei Punti franchi non è ampliabile all’esterno della provincia di Trieste, come stabilito dall’allegato VIII del trattato di pace di Parigi del 1947.

Nel corso del confronto in sala, i sindacalisti stimolano il governo a lavorare in direzione di un piano complessivo di prepensionamenti. «Ci sono delle idee», assicura Rixi, «ma non sono ancora nella riforma. Sono per introdurre il tema del ringiovanimento e incontrerò i sindacati nelle prossime settimane. Due o tre norme sul lavoro nella riforma ci starebbero, ma le inserirò solo se c’è l’accordo con i sindacati».

I timori degli operatori

Gli imprenditori chiedono rassicurazioni. Michela Cattaruzza domanda con chi si dovrà interloquire per un investimento in porto. «Per la grande opera», risponde Rixi, «si parlerà con Porti d’Italia, con cui si potranno fare dei partenariati pubblico privato, mentre sui temi operativi o di concessione si discuterà come ora con l’Adsp».

Marco Gallegati chiede di pensare al raddoppio dei due binari asburgici fra Trieste e Monfalcone, per poi soffermarsi sul nodo della digitializzazione. E qui il viceministro spiega che «l’ultimo miglio è prioritario e con Porti d’Italia sarà molto più facile», mentre «sulla digitalizzazione serve uniformità a livello nazionale e bisogna arrivare a una piattaforma unica con una progettualità unica».

Francesco Parisi chiede invece che la spa non aggiunga una nuova complicazione burocratica e un aggravio di costi per il sistema, ma Rixi rassicura che «la società non entrerà nella pianificazione se non nei servizi d’interesse economico generale».

L’ultima rassicurazione del viceministro è al personale delle Adsp: «Non sarà obbligato a transitare a Porti d’Italia, ma se intende spostarsi li prendo volentieri e libero posti, perché la struttura organica delle Adsp non la cambieremo e questo può creare una spinta al rinnovamento nelle Autorità. La spa avrà qualche centinaio di dipendenti, con uffici territoriali in ogni Adsp, per fare cose che l’Autorità portuale non ha tempo di fare».

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