Maratona di 30 ore al Mimit per Electrolux: scontro sugli incentivi alle uscite volontarie e nodo esuberi
Trattativa ad oltranza in via Veneto tra Governo, sindacati e vertici aziendali: c'è l'intesa sui volumi produttivi a Porcia ma resta lo scoglio dei bonus fino a 80 mila euro. Il bilancio del sindaco Sartini dopo il vertice a Roma ed i timori per il calo degli occupati nel distretto del bianco ed il riflesso sull'indotto

Più di 30 ore di trattative in due giornate tra sindacati e azienda, con la mediazione del governo, non hanno ancora portato all’agognato accordo quadro per Electrolux. Si sapeva alla vigilia che il confronto si sarebbe rivelato molto difficile e così è stato, forse anche più del previsto. Al momento non è bastata l’opera di tessitura del ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, della sottosegretaria Fausta Bergamotto, del ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani e della viceministro Vannia Gava. Ci sono ancora alcuni fondamentali aspetti della complessa vicenda su cui è necessario trovare un punto di caduta.
Le parti, nella notte di lunedì (le luci nel salone degli arazzi al terzo piano del palazzone che ospita il ministero in via Veneto sono rimaste accese fino alle 3) e ieri, si sono incartate più volte. Di mano in mano sono passate le varie bozze di intesa, limate, rettificate, integrate e più volte modificate, in una girandola impazzita che ha fatto slittare le previsioni per il sospirato annuncio della fumata bianca.
L’ultimo scoglio, quello più arduo da superare, riguarda la quantificazione degli incentivi per le uscite volontarie degli operai e degli impiegati. Fiom Cgil, Fim Cisl, Uilm e Usb puntano a ottenere le stesse cifre (un massimo di 80 mila euro) che furono erogate per i dipendenti Beko, coinvolti dalla crisi gemella che investì il settore dell’elettrodomestico due anni fa. Al momento Electrolux sta valutando il rilancio dei sindacati, ma evidentemente la coperta è corta e dire sì anche a solo 5 mila euro in più può diventare problematico. Nell’ultima bozza, dunque, per chi ha più di 30 anni di servizio in fabbrica l’incentivo sarebbe di 75 mila euro, al quale bisogna aggiungere il trattamento di fine rapporto. Un gruzzolo che diventa importante e che metterebbe in sicurezza persone di 60 o più anni, senza grandi prospettive di trovare un altro impiego e in ogni caso vicine alla pensione. Per chi invece ha un’anzianità di 5 anni, il bonus per lasciare il posto raggiungerebbe i 20 mila euro. Sono previste anche fasce intermedie, di 40 e 60 mila euro, sempre rapportate all’anzianità aziendale individuale.
Un punto fermo è rappresentato dalla riduzione complessiva delle uscite delle tute blu, spalmate in tre anni, che sono scese sotto le mille unità, delle quali 150 riguardano lo stabilimento di Cerreto d’Esi che in ogni caso non farà più parte del perimetro Electrolux. «Se guardiamo al percorso di questi sei mesi, ci sono stati passi in avanti notevoli, soprattutto per Porcia. Gli esuberi degli operai sono passati dai 262 iniziali agli attuali 96 – dice il sindaco di Porcia Marco Sartini, reduce dalla full immersion di trattative al ministero –. Resta intatto o quasi il nodo del destino dei colletti bianchi di ricerca e sviluppo, dove da 255 esuberi iniziali si è arrivati a 230. Il governo si è speso in modo significativo, ha in mano una carta importante da giocare, ovvero la partita dei contratti di espansione, anche se è necessario andare a trovare i fondi per questo ammortizzatore sociale, che al momento non sono disponibili». Patti chiari pure sulla produzione di lavasciuga in Friuli: l’ultima bozza prevede la produzione di 148 mila pezzi l’anno, dai 70 mila iniziali, oltre a 548 mila lavatrici, con possibilità di compensazione tra i due prodotti, in base alle esigenze del mercato. Confermato infine il pacchetto di investimenti: 32 milioni in Friuli, oltre 16 in Veneto e 90 milioni complessivi in Italia.
Il futuro dell’industria del bianco a Nordest non sembra comunque roseo e lo evidenzia lo stesso primo cittadino della capitale friulana dell’elettrodomestico. «Nel 2019 Porcia aveva 1.800 dipendenti che gravitavano su Electrolux – osserva Sartini –, oggi siamo già a 1.500, presto, quando sarà applicato il piano in discussione, scenderemo a 1.230. La tendenza è una contrazione che non può non preoccupare chi amministra le città. Lentamente ma inesorabilmente si va sempre verso un “dimagrimento” del settore e, in generale, dell’industria nel territorio. Il bianco significa lamiera, plastica, microchip, motori, una filiera notevole, che ha il suo impatto sul Pordenonese e sul Veneto orientale. Nel raggio di 30 chilometri da Porcia ci sono una quarantina di aziende fornitrici di Electrolux. E le statistiche dicono che per ogni posto interno che viene perduto, se ne cancellano tre dell’indotto. Certo poi le imprese dell’indotto possono cercare con successo altri clienti e nuovi mercati, ma la sostanza del discorso non cambia».
In serata l’ufficio stampa del Mimit ha sancito quello che ormai era nell’aria, ovvero il braccio di ferro in atto. «Proseguono senza sosta al Mimit i lavori del tavolo sulla vertenza Electrolux, iniziati alle 14 di lunedì e andati avanti durante la scorsa notte. Il confronto si sta svolgendo attraverso una serie di riunioni tecniche con i rappresentanti dell’azienda e delle organizzazioni sindacali, sotto il coordinamento del ministro delle Imprese e del Made in Italy, senatore Adolfo Urso, e del sottosegretario Fausta Bergamotto, presenti al dicastero. Il tavolo proseguirà a oltranza con l’obiettivo di giungere a un’intesa tra le parti».
Febbrili e concitate dunque le ultime ore, anche perché il tempo utile è agli sgoccioli. Il management di Electrolux Italia, con in testa l’ad Massimiliano Ranieri, è infatti convocato per venerdì a Stoccolma, alla casa madre della multinazionale, dove si tireranno le somme di tutti i piani mondiali di riorganizzazione. Bisogna correre ai ripari, la concorrenza cinese morde.
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