Electrolux al rush finale. A Porcia nodo impiegati
Lunedì pomeriggio a Roma ultimo e decisivo confronto sul piano. Per i sindacati dirimenti il destino di Cerreto e la diminuzione degli esuberi. Bini e Rosolen: garantire produzione e occupazione in Friuli Venezia Giulia

Ancora un weekend per studiare il dossier e limare i dettagli delle ultime richieste. Lunedì sarà il giorno della verità per la trattativa Electrolux: prima il confronto tra sindacati e vertici aziendali, quindi la riunione plenaria con il ministro Adolfo Urso al Mimit a Roma. In quelle poche ore si deciderà il destino di migliaia di lavoratori e il futuro dell’industria dell’elettrodomestico in Italia. Perché se le cose dovessero andare per il verso giusto, martedì 3 novembre le parti tornerebbero a incontrarsi per firmare i documenti ufficiali. Ma se dopo più di 5 mesi di mobilitazioni e vertenze non si dovesse, per qualsiasi motivo, trovare la quadra, la situazione diventerebbe cupa e piena di incognite. Altro tempo non c’è: il 6 novembre a Stoccolma si terrà il vertice internazionale di Electrolux e i manager delle aree del mondo dove operano gli stabilimenti saranno chiamati a fare le loro valutazioni sui vari piani di riorganizzazione.
Sindacalisti e lavoratori non si sbilanciano. Il clima resta di incertezza, anche se gli scioperi sono stati sospesi fino alla prossima settimana. Ieri a Porcia si sono comunque tenute le assemblee tra operai e impiegati per l’illustrazione delle ultimissime novità, emerse nell’incontro di mercoledì. Per la fabbrica friulana in particolare c’è preoccupazione per gli impiegati. Il numero degli esuberi tra i colletti bianchi resta importante, circa 240, mentre è stato limato quello tra le tute blu, da 175 a 145. Margini di speranza vengono dall’aumento delle lavasciuga che si potranno produrre, passate da 70 mila a 100 mila. Ma i dipendenti vogliono che siano quantificati gli incentivi all’esodo, messe nero su bianco le cifre. «L’obiettivo è arrivare a un accordo di garanzia che offra almeno per tre anni continuità aziendale e sicurezza ai lavoratori», dicono fonti sindacali. «Per noi è indispensabile contenere ancora il numero delle uscite, oggi a 1.190, valutare il contratto di espansione, con cui si creano percorsi di pensionamento per i lavoratori e contemporaneamente di formazione per chi resta e assunzione di nuove figure con competenze aggiornate, oltre a cassa integrazione a rotazione, che riguardi tutto l’organico». Nessuno si nasconde che ci sono ancora punti di distanza con le scelte di Electrolux, ma la volontà di arrivare alla firma di un’intesa è prioritaria.
Ieri si è fatta sentire anche la voce della Regione. Gli assessori Sergio Bini (Attività produttive) e Alessia Rosolen (Lavoro) hanno fatto sapere che «al prossimo tavolo al Ministero delle Imprese e del Made in Italy ribadiremo con chiarezza la necessità di garantire allo stabilimento Electrolux di Porcia volumi produttivi adeguati ad assicurarne la continuità nel tempo e di salvaguardare le professionalità presenti sul territorio, comprese quelle impiegate nelle attività di ricerca e sviluppo e nel data center di Pordenone».
«Quanto emerso nell’ultimo confronto – sottolineano i due assessori – non ci rassicura ancora sul futuro dei lavoratori. In particolare, non abbiamo ricevuto risposte puntuali rispetto alla consistente riduzione prevista per il personale impiegatizio del sito di Porcia». «Dall’altra parte – proseguono Rosolen e Bini – abbiamo preso atto dell’aumento dei volumi produttivi e della prosecuzione del confronto finalizzato a ridurre il numero degli esuberi tra gli operai. Si tratta di un risultato che consideriamo ancora non sufficiente, ma che nasce da una discussione in corso. Un confronto altrettanto approfondito deve essere avviato anche per quanto riguarda il personale impiegatizio». Per la Regione è inoltre indispensabile preservare l’attività del centro di ricerca e sviluppo e del data center di Pordenone, tutelando le competenze e le professionalità che vi operano. «Il raggiungimento di questi obiettivi è essenziale non soltanto per difendere Porcia e i suoi lavoratori, ma anche per salvaguardare l’intera filiera dell’elettrodomestico e l’indotto collegato», concludono Bini e Rosolen.
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