Vertenza Electrolux, maratona al Mimit: trattativa ad oltranza sugli esuberi e il piano per Porcia e Susegana
Il confronto tra il management svedese, il ministro Urso e le sigle Fim, Fiom e Uilm per chiudere l'accordo prima del vertice di Stoccolma. I nodi sui 1.040 esodi volontari, l'aumento della produzione di lavasciuga in Friuli e l'ipotesi del Governo di reintrodurre i contratti di solidarietà espansivi

L’ultimo miglio, in una maratona, è sempre quello più duro da percorrere. Sta andando così anche per la difficile vertenza Electrolux, che tiene con il fiato sospeso migliaia di operai, tecnici, ingegneri e impiegati degli stabilimenti a Nordest, quello di Susegana in Veneto e quello di Porcia in Friuli Venezia Giulia.
Il management italiano della multinazionale svedese e le parti sindacali (Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm e autonomi) si sono dati appuntamento prima delle 14 e hanno continuato a trattare fino a tarda sera. La riunione plenaria, con i rappresentanti delle Regioni (per il Fvg presenti gli assessori Bini alle Attività produttive e Rosolen al Lavoro) e delle associazioni di categoria, è cominciata solamente alle 19, il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, di rientro da Londra, ha preso parte ai lavori in un secondo momento.
Ma nonostante pomeriggio e sera passati a discutere, la quadra ancora non è stata trovata. Del resto era stato lo stesso Urso a paventare una possibile riunione «a oltranza», anche durante la notte, se necessario. Di sicuro le firme su un qualche accordo dovranno essere apposte entro la giornata odierna, in tempo affinché l’ad di Electrolux Massimiliano Ranieri possa presentare il dossier Italia al vertice mondiale dell’azienda che si terrà a Stoccolma venerdì e dove saranno decisi strategie, tagli e investimenti del piano industriale che riguarda ciascuna delle varie regioni dove opera l’industria svedese dell’elettrodomestico.
Diversi passi sono stati fatti da quando, in maggio, l’azienda presentò il primo piano lacrime e sangue, che un mese fa è stato definitivamente ritirato. Ma i nodi da sciogliere sono ancora diversi. Gli esuberi, o gli esodi volontari da spalmare in tre anni (non sono previsti licenziamenti forzati) restano 1.190, ultima cifra messa sul tavolo, ma sarebbero stati scorporati i 150 di Cerreto d’Esi, la fabbrica marchigiana dove si realizzano cappe di aspirazione, per un totale di 1.040 da suddividersi negli altri stabilimenti di Porcia, Susegana, Solaro e Forlì. «Il numero complessivo non cambia – dicono fonti sindacali dall’interno della trattativa –, ma quantomeno cambia un po’ l’approccio, si manda un segnale, vediamo dove arriviamo, potremmo avere ancora margini». Per il resto pare che i contenuti della proposta siano quelli del 28 ottobre, ovvero un aumento del numero di lavasciuga da realizzare a Porcia, da 70 a 100 mila, quantitativo che però Cgil, Cisl e Uil considerano ancora insufficiente per garantire la continuità aziendale e una visibilità di almeno tre anni. Confermati gli investimenti in Italia da 90 milioni di euro, con una produzione complessiva di oltre 3 milioni di lavatrici, frigoriferi, lavastoviglie, forni e lavasciuga di alta gamma all’anno. A Susegana, dove ieri i lavoratori sono scesi in sciopero, previsti 16,7 milioni di euro di investimenti, il 61% destinati ai prodotti, il restante 39% ai processi. Le uscite tra gli operai sarebbero 183, contro le precedenti 198. A Porcia le uscite delle tute blu dovrebbero essere 145, contro le 175 della prima valutazione. Restano importanti le eccedenze tra gli impiegati, circa 600, che graverebbero soprattutto su Friuli e Veneto dove ci sono centri ricerca, logistica, amministrazione e altri uffici.
Tra i temi ancora aperti figura pure la richiesta sindacale di rifinanziare i contratti di espansione, strumento non più attualmente operativo e considerato importante per gestire le riorganizzazioni attraverso il ricambio generazionale. La questione è stata già affrontata dal ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso con la ministra del Lavoro Marina Elvira Calderone. E proprio ieri, sempre secondo fonti sindacali, è emersa una novità, ovvero che «il governo sarebbe disponibile a reintrodurre i contratti di solidarietà espansivi, a supporto della trattativa aperta al Ministero delle Imprese tra Electrolux e le parti sociali». Lo ha riferito, in base a quanto riportano fonti sindacali presenti al tavolo, il capo dell’unità di crisi del Mimit, Giampietro Castano. I contratti espansivi, la cui applicazione era stata proposta nei precedenti incontri dalle organizzazioni dei lavoratori, vincolano le uscite dal perimetro aziendale a un numero da definire di ingressi di forza lavoro giovane. La misura è stata adottata in Italia fino al 2024, anno dal quale, tuttavia, non era più stata finanziata. L’eventuale ricorso ai contratti di solidarietà espansivi potrebbe non essere il solo strumento idoneo a proteggere l’occupazione nei siti Electrolux.
In serata una nota della Fim Cisl lasciava aperti interrogativi e molte incognite. «Non arrivano per ora le risposte attese dal confronto in corso. Al termine del tavolo tecnico, le posizioni espresse dalla direzione aziendale si confermano distanti da un’ipotesi di intesa. Gli esuberi restano alti, anche per la parte impiegatizia. Mancano risposte concrete sui punti centrali della trattativa – dice il segretario nazionale Massimiliano Nobis –. Ora si apre la fase del tavolo politico: ci auguriamo che da questo livello di confronto l’azienda cominci finalmente ad entrare nel merito delle nostre richieste, offrendo garanzie reali». Si continua a trattare, fino all’ultimo istante utile.
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