Ryanair, traffico record ma l’utile cala del 15%: pesa il caro carburante

Nel semestre il traffico sale a 125,8 milioni di viaggiatori. I profitti però si fermano a 2,15 miliardi di euro. Ridotto l’obiettivo annuo a 214 milioni di passeggeri

Luigi Dell’olio
foto simbolo passeggeri Ryanair a Marco Polo
foto simbolo passeggeri Ryanair a Marco Polo

 

Aerei pieni, ma margini che tornano con i piedi per terra. Si può riassumere con questo contrasto la prima metà dell’anno fiscale di Ryanair, che archivia il semestre chiuso a fine settembre con una fotografia in chiaroscuro. Da una parte i passeggeri continuano a crescere, portando il gruppo irlandese a un nuovo record di traffico; dall’altra le tariffe più basse e l’aumento della spesa per il carburante comprimono i margini della compagnia.

I risultati diffusi ieri evidenziano che nei primi sei mesi dell’esercizio 2026-2027 l’utile netto è sceso del 15%, fermandosi a 2,15 miliardi di euro contro i 2,54 miliardi dello stesso periodo del 2025. Sulle tariffe hanno pesato il diverso calendario delle festività pasquali e le incertezze legate al conflitto in Medio Oriente, che hanno spinto i consumatori a prenotare più a ridosso della partenza.

La curva del traffico, intanto, continua la sua corsa. Tra aprile e settembre il vettore low-cost ha trasportato 125,8 milioni di passeggeri (un livello mai raggiunto prima), mettendo a segno una crescita del 6% rispetto ai 119 milioni registrati nel primo semestre fiscale del 2025. Il tasso di riempimento medio degli aeromobili si è mantenuto al 95%. La crescita dei passeggeri ha compensato il calo delle tariffe, portando il fatturato complessivo a 10,08 miliardi di euro, in progresso del 3% su base annua. Nel solo secondo trimestre, da luglio a settembre, l’utile netto è stato di 1,61 miliardi, in calo del 6%, con 64,5 milioni di passeggeri (+5%) e tariffe in flessione del 2%.

A determinare la contrazione dei guadagni è stato il mix tra tariffe in discesa e costi energetici in rialzo. Il prezzo medio del biglietto è diminuito del 4%, a 55,70 euro. A sostenere i ricavi hanno contribuito i servizi accessori, come l’imbarco prioritario, i bagagli aggiuntivi e la scelta del posto: le relative entrate sono salite del 6% a circa 3,1 miliardi di euro, restando stabili a 24,50 euro per passeggero.

I costi operativi complessivi sono saliti del 10%, raggiungendo i 7,69 miliardi di euro, con un incremento del 5% per passeggero. A pesare è stato soprattutto il raddoppio del prezzo del carburante acquistato senza coperture finanziarie, pari al 20% del fabbisogno. Il restante 80% è invece coperto a circa 67 dollari al barile fino a marzo 2027. Sono inoltre venuti meno gli indennizzi dei fornitori dopo il completamento delle consegne dei Boeing 737-8200.

Sul conto economico hanno inciso anche i 300 milioni in più di tasse ambientali europee, i rincari salariali legati ai nuovi contratti pluriennali e i maggiori costi di manutenzione, in parte assorbiti proprio dal calo del carburante coperto.

Nonostante la flessione dei profitti, il gruppo conserva una cassa lorda di 2,6 miliardi di euro e una liquidità netta di circa 2 miliardi. Prosegue la remunerazione degli azionisti: è stato deliberato un dividendo intermedio di 0,273 euro per azione, in pagamento a febbraio 2027, insieme a un nuovo piano di riacquisto di azioni proprie da 800 milioni, che partirà nello stesso mese.

Nel guardare ai mesi invernali, il gruppo di Michael O’Leary mantiene un atteggiamento prudente. La prudenza si traduce anche in un taglio dei programmi: l’obiettivo per l’intero esercizio scende da 216 a 214 milioni di passeggeri. Tra novembre e marzo il traffico resterà sostanzialmente stabile: una scelta con cui Ryanair punta a limitare l’esposizione al caro carburante nei mesi meno redditizi. Per l’estate 2027 la compagnia prevede l’arrivo dei primi 16 Boeing Max 10, già certificati negli Stati Uniti e in attesa del via libera europeo. I programmi comprendono 126 nuove rotte e una nuova base a Rimini. Resta però l’incognita energetica: nell’esercizio successivo, alle attuali quotazioni a termine, il conto carburante potrebbe crescere di circa 2 miliardi di euro. Un rincaro che, secondo O’Leary, gli aumenti dei biglietti potrebbero non compensare interamente.

 

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