Dalla Marina americana commessa a Fincantieri da 30 milioni di dollari
L’accordo nell'ambito del programma Medium Landing Ship (Lsm) della Us Navy per costruire una flotta di 35 navi da sbarco

Diciott’anni dopo aver messo radici negli Stati Uniti, Fincantieri scala un altro gradino nella sua partnership con la Marina americana. La controllata statunitense Fincantieri Marine Group (Fmg) si è aggiudicata un contratto da 30 milioni di dollari nell'ambito del programma Medium Landing Ship (Lsm), il piano della Us Navy per costruire una flotta di 35 navi da sbarco destinate alle operazioni del Corpo dei Marines. Quei 30 milioni sono solo l'anticamera: secondo stime di mercato, il valore complessivo delle prime quattro unità assegnate a Fmg si aggira intorno agli 800 milioni di dollari.
Il contratto appena firmato copre l'acquisto dei materiali con lunghi tempi di consegna e le attività di ingegneria preliminare, passi obbligati prima che le saldature possano iniziare. La costruzione è attesa per il quarto trimestre del 2026, con il cantiere di Marinette, nel Wisconsin, a fare da capofila tra gli stabilimenti americani del gruppo.
Il programma Lsm risponde a una evoluzione della dottrina militare statunitense: navi più agili, capaci di operare in acque costiere e di proiettare rapidamente forze in scenari contesi, lontano dalle grandi portaerei. Per realizzarle, la Navy ha scelto un modello contrattuale insolito, il Vessel Construction Manager, che punta a integrare le pratiche industriali commerciali nella cantieristica, con una gestione rigorosa dei tempi.
La commessa arriva in un momento delicato: lo scorso novembre la Us Navy aveva cancellato quattro delle fregate Constellation assegnate a Marinette, con una perdita di due miliardi di dollari. Per Fmg - presente negli Usa dal 2008, quando Fincantieri acquisì la Manitowoc Marine Group con i primi cantieri di Marinette e Sturgeon Bay, e da allora cresciuta fino a 3.000 lavoratori e 800 milioni di dollari di investimenti - il programma Lsm vale doppio: nuovi carichi di lavoro e un riposizionamento strategico. Le ricadute restano però oltreoceano; per Monfalcone e gli altri siti italiani, i benefici sono indiretti, legati alla tenuta complessiva del gruppo.
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