L’asse delle Regioni sulla crisi Electrolux: «Una risposta forte»
A Venezia il primo incontro con gli assessori di Veneto e Friuli Venezia Giulia. Bitonci: «Con i contratti a termine rischiano il posto altri 200 addetti». Bini: «Al ministero con richieste puntuali per il governo e l’Unione europea»

Fronte unito tra le istituzioni di Veneto e Friuli Venezia Giulia, sindacati e mondo dell’impresa di fronte alla crisi del gruppo Electrolux che mette a repentaglio il futuro di 1.700 lavoratori in tutta Italia, 1.900 se si considerano anche i contratti a termine. La fotografia della gravità della situazione la restituisce l’incontro fiume - durato oltre due ore - organizzato ieri a palazzo Balbi a Venezia, sede della giunta regionale, dall’assessore allo sviluppo economico del Veneto, Massimo Bitonci. Al suo fianco, gli assessori regionali del Friuli Venezia Giulia Sergio Emidio Bini (attività produttive) e Alessia Rosolen (lavoro), seppur solo virtualmente.

Collegata da remoto anche la vicepresidente della Commissione Industria, Ricerca ed Energia del Parlamento Europeo, Elena Donazzan. A dimostrare un’unità d’intenti che va ben oltre i confini regionali che separano i due stabilimenti Electrolux di Susegana (dove si parla di 150 esuberi) e di Porcia (che rischia vedere tagliata la produzione). Seduti dall’altra parte di questa tavola rotonda, le sigle sindacali dei due territori insieme ai rappresentanti di Confindustria (Veneto Est e Altro Adriatico). Un primo incontro interlocutorio in vista del prossimo, in programma lunedì 25 maggio a Roma nella sede del ministero delle Imprese, concluso con la richiesta a ciascuna delle parti di avere entro la settimana un documento di sintesi con le richieste da avanzare. Partendo però da una base comune: il piano industriale presentato dai vertici della multinazionale non è ricevibile.
«Electrolux è un’azienda che ha investito molto in Italia», le parole dell’assessore veneto Bitonci, «e i suoi piani industriali sono stati supportati negli anni non solo con ammortizzatori sociali, ma anche da contributi pubblici finalizzati a sostenere ricerca, sviluppo e impiego di sistemi e tecnologie avanzate. Uno sforzo che si è rivelato utile a sviluppare innovazione e competitività garantendo l’occupazione. Negli scorsi giorni però l’azienda non ha presentato un piano industriale di rilancio, ha annunciato un taglio lineare della forza lavoro del 40 per cento che, contando anche i contratti a termine arriva a ridurre 1.900 addetti, senza considerare l’impatto sull’indotto. A livello aziendale è necessario confortarsi su un Piano industriale di rilancio e sviluppo. A livello di politica industriale occorre invece un’azione forte, sia nazionale che europea».
Sulla stessa linea anche l’assessore Fvg, Bini: «Siamo di fronte ad una crisi significativa per tutta l’Italia e la modalità di svolgimento di questo incontro, con due regioni allineate insieme a sindacati e Confindustria per prendere di petto la questione, lo dimostra. Abbiamo evidenziato in maniera forte la strategicità dei siti produttivi e del settore del bianco in Italia. Vogliamo arrivare all’incontro di lunedì in maniera organizzata e con richieste puntuali da avanzare al governo e all’Unione europea. Abbiamo filiere strategiche come il bianco, l’automotive, che devono essere affrontate con giusta determinazione da parte dell’Ue e del governo, pena la desertificazione industriale».
Nel frattempo, la protesta continua. Per oggi la Fiom annuncia che nello stabilimento di Susegana sono previste altre due ore di sciopero: «Chiediamo il ritiro del piano di ristrutturazione», dichiarano la Fiom e le Rsu di Pordenone e Treviso, «Electrolux negli ultimi 5 anni ha sviluppato margini e utili netti molto importanti, redistribuendo la maggior parte di questi agli azionisti, invece che impiegandoli in investimenti mirati». Per Roberto Toigo, segretario generale di Uil Veneto, i tagli lineari annunciati da Electrolux sono inaccettabili: «Servono solo per ridurre i costi e aumentare la redditività dell’azienda, a scapito della produttività. È fondamentale salvaguardare gli stabilimenti esistenti, innanzitutto per il personale che costituisce la forza lavoro». Massimiliano Paglini, segretario generale di Cisl Veneto, al termine della riunione di ieri a Venezia sottolinea come la vicenda Electrolux assuma un valore strategico che va oltre i territori coinvolti: «Ne va del futuro della manifattura nel nostro Paese. A fronte di una crisi strutturale di sostenibilità della produzione dell'elettrodomestico nell'Europa occidentale, serve una programmazione di politica industriale per non disperdere un patrimonio di competenze e professionalità».
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