Marcegaglia: «Acciaio, sui dazi ora serve cautela»
L’analisi del presidente e Ad del gruppo mantovano. «Le misure protezionistiche aumentano il rischio di non riesportare i nostri manufatti fuori dall’Europa». «Stiamo esaminando il dossier Ilva, ma restiamo prudenti prima di formulare un’eventuale offerta»

«Misure di protezione per l’acciaio che arriva da fuori Ue sono state già varate e si sono dimostrate efficaci, ma non bisogna esagerare, altrimenti corriamo il rischio di non riesportare i nostri manufatti fuori dall’Europa».
Antonio Marcegaglia, presidente e Ceo del gruppo Marcegaglia, uno dei più importanti player internazionali protagonista dell’intera catena di valore dell’acciaio (uno stabilimento di proprietà è presente anche in Friuli Venezia Giulia, nella zona industriale dell’Aussa Corno), ha partecipato a Udine alla due giorni dell’Esf (European steel forum), con la presenza di circa 200 tra imprenditori e top manager del settore. Energia, intelligenza artificiale, concorrenza, Ilva, futuro della siderurgia i temi trattati nei tanti dibattiti che si sono svolti nell’auditorium dello spazio Villalta.
Presidente cosa resta del confronto tra aziende dello stesso comparto?
«Ci focalizziamo sull’evoluzione delle tecnologie in un mondo, quello siderurgico, che affronta sfide molto importanti, direi epocali, per certi versi anche esistenziali se lo pensiamo in termini europei. Sul fronte soprattutto tecnologico, il confronto con i colleghi che hanno già iniziato questo percorso con particolare riferimento alla decarbonizzazione e al rinnovamento delle capacità industriali, credo che sia estremamente interessante. Sono qui da auditore da un lato, ma anche per dare il mio contributo in relazione ai grandi progetti che il nostro gruppo sta affrontando, come l’investimento di cambiamento trasformativo riguardante la nuova acciaieria che andremo a costruire in Francia, di cui Danieli è un grande partner proprio per la tecnologia avanzata».
Nel suo intervento ha parlato di un momento molto sfidante per il mondo dell’acciaio. Qual è l’urgenza da affrontare in questo momento?
«È necessario allineare la competitività dei nostri costi con le sfide della decarbonizzazione. Dobbiamo ricordarci che l’Europa non è ricca di materie prime, a parte quella strategica del rottame. Poi c’è il tema dei costi dell’energia (proprio ieri la quotazione del gas naturale al mercato di Amsterdam ha sfondato la soglia psicologica dei 100 euro, con un rialzo di quasi il 5% in sole 24 ore) che oggi ci tocca in maniera estremamente drammatica possiamo dire, questa è sicuramente una priorità».
Come si affronta la questione energia, possibilmente trovando soluzioni efficaci?
«Dobbiamo lavorare sulla modalità con cui ridurre i costi della bolletta. Ci sono politiche che possiamo fare sia a livello nazionale che in un contesto più di sintesi e di maggiore equilibrio in Europa. Esistono infatti molte diversità e diversificazioni nei vari Paesi. Poi ci dovrebbe essere la capacità di implementare azioni significative di politica industriale, penso ai supporti finanziari che non dovrebbero a mio parere essere solo destinati alla riconversione dei cicli integrali e degli altiforni, ma dovremmo anche aiutare l’installazione e la creazione di nuove capacità green».
Intanto la concorrenza cinese non sembra conoscere pause, con tassi di crescita della siderurgia molto importanti e un’offerta produttiva diversificata. Tutto ciò quanto incide sulle strategie dei gruppi italiani ed europei?
«Anche sul tema della concorrenza dei competitor cinesi c’è bisogno di una politica industriale europea coordinata. Dalle dichiarazioni finalmente compiute e convinte a livello di Commissione, auspico si passi a una logica un pochino più compiuta nell’insieme di azioni da mettere in fila. Da un lato alcune protezioni, di fatto già varate, si sono dimostrate efficaci. E questo è un pezzo importante della manovra, ma io direi che non bisogna esagerare perché il nostro rischio è di non riuscire più a riesportare i manufatti al di fuori dell’Europa. È dunque necessaria molta cautela nell’affrontare il tema».
Nel nostro Paese tiene banco ormai da tempo anche la questione Ilva, con lo stabilimento di Taranto a rischio spegnimento. Qual è la vostra posizione su questo dossier così importante?
«Come credo sia noto, il gruppo Marcegaglia fa parte della cordata italiana capitanata da Federacciai. Stiamo studiando il dossier, siamo quindi in una serie di due diligence che nei prossimi giorni ci porterà alla valutazione di formulare o meno un’offerta. Abbiamo altresì una serie di incertezze a contorno che sono appunto quelle del pronunciamento della Corte di Cassazione rispetto alla prospettiva degli altiforni, così come una serie di altri importanti contesti che vanno chiariti, viste le dimensioni dell’investimento. Per adesso stiamo studiando, c’è prudenza, aspettiamo le prossime tappe e poi valuteremo».
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