Cambiamento climatico, tesi negazioniste nel libro distribuito alle scuole bellunesi. L’Università di Padova: «Fatto gravissimo»

Il Dipartimento di Geoscienze e il TESAF dell’Università di Padova contestano alcuni contenuti del volume «Cambiamenti climatici: scenari, sfide, soluzioni». Nel mirino le tesi sulle cause del riscaldamento globale e un dato sulla concentrazione di CO2

La redazione
Il ghiacciao della Marmolada
Il ghiacciao della Marmolada

Il Dipartimento di Geoscienze e i colleghi del TESAF criticano il volume "Cambiamenti climatici: scenari, sfide, soluzioni", diffuso nelle scuole superiori della provincia di Belluno. Nel mirino il contributo del presidente dell'Ordine dei Geologi del Veneto, che nega il ruolo delle emissioni umane nel riscaldamento globale. 

Un libro pensato per gli studenti delle scuole secondarie di secondo grado del Bellunese è finito al centro di una dura presa di posizione da parte del mondo accademico. Il Dipartimento di Geoscienze dell'Università degli Studi di Padova, insieme ai colleghi del Dipartimento Territorio e Sistemi agro-forestali (TESAF), ha espresso forte preoccupazione per alcuni contenuti del volume "Cambiamenti climatici: scenari, sfide, soluzioni", distribuito nelle scuole della provincia.

Al centro delle critiche c'è in particolare il contributo firmato dal presidente dell'Ordine dei Geologi del Veneto, che propone una lettura delle cause del riscaldamento globale distante da quanto oggi consolidato dalla comunità scientifica internazionale.

"Le emissioni di gas serra sono la causa principale del riscaldamento"

A spiegare la posizione dell'Ateneo è il direttore del Dipartimento di Geoscienze, professor Nicola Surian: "Le attività umane, soprattutto attraverso le emissioni di gas serra, sono la causa principale del riscaldamento globale in atto. Questa conclusione si fonda su decenni di osservazioni e studi ed è ribadita dai rapporti dell'IPCC, il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico dell'ONU".

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La situazione sulla Marmolada

Il problema, secondo Surian, riguarda proprio ciò che viene scritto nelle pagine 42-44 della relazione firmata dal presidente dell'Ordine dei Geologi: lì si sostiene che l'effetto serra diventerebbe trascurabile oltre 260 parti per milione (ppm) di CO₂, e si attribuisce l'aumento delle temperature a cicli naturali, probabilmente di origine astronomica, escludendo qualsiasi responsabilità legata alle emissioni antropiche.

Affermazioni che, sottolinea il Dipartimento, contrastano apertamente con le conoscenze scientifiche consolidate sul funzionamento del sistema climatico.

Un dato sulla CO₂ che non torna con le misurazioni ufficiali

Non si tratta solo di un'interpretazione controversa delle cause del riscaldamento globale. Il testo, segnala l'Università di Padova, riporta anche un dato numerico incoerente con le rilevazioni scientifiche disponibili: una concentrazione atmosferica di CO₂ di circa 460 ppm.

Un valore che non trova riscontro nei monitoraggi ufficiali: il Laboratorio di Monitoraggio Globale della NOAA, l'agenzia scientifica statunitense che si occupa di oceani e atmosfera, indica per giugno 2026 una media globale mensile di 427,62 ppm, quindi ben lontana da quella riportata nel volume.

"Contenuti gravi se proposti agli studenti"

Per il Dipartimento di Geoscienze, il punto più critico riguarda proprio il contesto in cui queste affermazioni sono state diffuse. "In un momento storico in cui è fondamentale comunicare in modo rigoroso ed efficace come sta cambiando il clima e quali siano le cause di questo cambiamento, riteniamo particolarmente grave che contenuti di questo tipo siano proposti agli studenti come materiale di approfondimento scientifico", si legge nella nota.

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"La diffusione di pubblicazioni sostenute da istituzioni pubbliche richiede particolare attenzione all'accuratezza dei dati e alla solidità delle interpretazioni. Alle scuole devono essere forniti strumenti affidabili per comprendere le cause del cambiamento climatico e valutare criticamente le informazioni".

Non è la prima voce critica

La posizione del Dipartimento di Geoscienze non è isolata. Nella nota si ricorda come questo intervento si aggiunga al richiamo al rigore scientifico già espresso in ambito accademico, in particolare attraverso la lettera aperta del professor Carlo Barbante, climatologo di fama internazionale, inviata al Comune di Belluno e alla Regione del Veneto proprio sullo stesso tema.

A queste prese di posizione istituzionali si sono affiancate anche le reazioni di parte degli studenti, segnale che il Dipartimento definisce incoraggiante rispetto all'attenzione e alla capacità critica dimostrata dai ragazzi di fronte a una pubblicazione contestata.

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