Marmolada senza neve, gli esperti: «Il ghiacciaio potrebbe sparire in dieci anni»
Il ghiacciaio ha segnato un arretramento medio sui segnali frontali di 23 metri. L’esperto Lanzavecchia (Unipd): «Gli investitori di capitali non vogliono uscire dalla “trappola dello sci”. Questa miopia strategica impatta sul paesaggio montano: un “altare” alla pratica dello sci mentre tutto viene sacrificato al divertimento elitario»

Nell'estate più calda in quota dal 1991, sulle Dolomiti il ghiacciaio della Marmolada ha segnato un arretramento medio sui segnali frontali di 23 metri, la perdita di 9 ettari scendendo ad un totale di 83 ettari rispetto ai 92 dello scorso anno e ben lontano dai 100 ettari del 2023, nel fronte occidentale, in un segnale, si è registrato un ritiro di 120 metri in due anni.
A metà agosto, in Marmolada, i rilievi hanno mostrato i crepacci a monte della nicchia di distacco del 2022 colmi d’acqua di fusione.
La Campagna Glaciologica
Si è conclusa l’ottava edizione della Campagna Glaciologica Partecipata sulla Marmolada promossa dal Museo di Geografia dell’Università di Padova, che ha visto la collaborazione dei ricercatori dell’Università di Padova, dell’ARPAV, della Fondazione Glaciologica Italiana, di studenti e cittadini volontari provenienti da quattro regioni diverse.
La campagna 2026 ha permesso di raccogliere dati aggiornati, fondamentali per continuare il monitoraggio di quel che resta del ghiacciaio principale delle Dolomiti e comprendere meglio l’impatto dei cambiamenti climatici a scala locale.
I numeri della campagna

Alle attività di monitoraggio svolte sul ghiacciaio hanno partecipato una trentina di persone, dai 16 ai 75 anni, tra cui escursionisti esperti, insegnanti, ma anche semplici appassionati e curiosi. I dati raccolti confermano il continuo ritiro del ghiacciaio principale, con un arretramento medio sui segnali frontali di 23 metri (l’anno scorso erano 8), a conferma di un’annata record dal punto di vista delle temperature estive, che ha superato anche il caldissimo 2003.
La parola agli esperti
«I dati raccolti quest’anno aggravano la tendenza già evidente negli ultimi decenni, segnando un nuovo record negativo di riduzione di superficie del ghiacciaio, che in un anno ha perso 9 ettari scendendo ad un totale di 83 ettari rispetto ai 92 dello scorso anno, ormai ben lontano dai 100 ettari del 2023 - commenta il prof. Mauro Varotto, docente del Dipartimento di Scienze Storiche, Geografiche e dell'antichità e responsabile scientifico della campagna glaciologica partecipata, riportando i risultati dell’analisi condotta su immagini satellitari da Francesco Ferrarese.- Si tratta di una perdita record che avevamo registrato solo nel 2022, con il tragico crollo del ghiacciaio. Se si ripetono estati come quella appena trascorsa, il ghiacciaio potrebbe avere solo una decina d’anni di vita».

«Complessivamente le misure frontali registrano un ritiro triplicato rispetto allo scorso anno (-23 m, in media) - sottolinea Giovanni Benetton, da quest’anno responsabile delle misurazioni per la Fondazione Glaciologica Italiana - e la situazione più drammatica è quella della fronte occidentale dove in un segnale abbiamo registrato un ritiro di 120 metri in due anni, con una quota della fronte ormai oltre i 2900 metri. Il ghiacciaio risulta completamente privo di neve residua e l’unica che rimane è ormai quella sotto i teloni geotessili».
«L'estate 2026 si è rivelata la più calda in quota sulle Dolomiti almeno dal 1991, superando per persistenza e temperature medie anche quella del 2003 - afferma Gianni Marigo di ARPAV.- Prendendo ad esempio il mese di agosto, lo scarto dalle medie è stato di più di 3°C; nel mese, in Marmolada (stazione ARPAV Punta Rocca 3250 m) solo in 3 giorni si è osservata una minima negativa (-0.6°C valore assoluto) e non si è registrata alcuna giornata con temperatura media negativa. Sono così continuati gli intensi processi di ablazione del ghiacciaio, e non si sono verificate nevicate nemmeno alle quote più elevate; allo stesso modo è proseguito il degrado del permafrost, e sulla stazione del Piz Boè non c'è terreno gelato a nessuna profondità».
«La campagna ha permesso di osservare nei territori di alta quota gli impatti del cambiamento climatico sull’industria dello sci: l’allargamento delle piste e le nuove infrastrutture e tubazioni per la produzione di neve artificiale fino alle fronti del ghiacciaio dimostrano che gli investitori di capitali (pubblici o privati) non vogliono uscire dalla “trappola dello sci” - dice Alberto Lanzavecchia dell’Università di Padova rimarcando l’importanza dell’aspetto culturale ed educativo.- Questa miopia strategica impatta in maniera pesante sul paesaggio montano: un “altare” alla pratica dello sci mentre tutto intorno al ghiacciaio viene sacrificato al divertimento elitario e al nostro illimitato modello di sviluppo estrattivista e dissipativo».
«La Marmolada è uno degli oltre 150 ghiacciai che ogni anno la Fondazione Glaciologica Italiana (già Comitato Glaciologico Italiano), tiene sotto osservazione dalle Alpi occidentali al Gran Sasso grazie a una rete di operatori volontari che prosegue una tradizione iniziata nel 1911 - conclude il responsabile per il Triveneto, prof. Aldino Bondesan.- Il 2026 si sta rivelando un anno record anche a scala alpina, con perdite di spessore glaciale in questo settore triplicate rispetto alla media dell’ultimo decennio e con la neve invernale esaurita già a fine luglio, settimane prima del consueto. A metà agosto, in Marmolada, i rilievi hanno mostrato i crepacci a monte della nicchia di distacco del 2022 colmi d’acqua di fusione, la stessa condizione che i nostri studi avevano individuato all’origine del crollo. La campagna partecipata dimostra che osservare insieme ai cittadini è il modo migliore per tenere viva l’attenzione su ciò che sta accadendo alle alte quote».
La campagna 2026 si chiude quindi con poco confortanti prospettive per il futuro, che ci invitano a considerare l’urgenza di un cambio di rotta. La Marmolada non è solo una massa inerte di ghiaccio, ma una sentinella e un termometro sensibilissimo di una malattia che parte da lontano, e ha risvolti politici, economici e culturali che coinvolgono tutti noi.
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