Il clima impazzito confonde anche le vipere sulle Dolomiti: «Ora escono in autunno»
L’analisi dell’esperto Bruno Boz dopo alcuni episodi di morsi ai danni di escursionisti sulle montagne bellunesi: «L’estate è stata particolarmente calda e le vipere sono rimaste nei loro nidi per evitare gravi problemi al metabolismo»

Un’estate troppo calda per stare sotto il sole e un autunno con temperature miti che invitano a stare all’aperto. Sono questi i motivi per cui - in queste ultime settimane - si sono registrati diversi casi di morsi di vipera sulle Dolomiti ai danni di escursionisti. La presenza di questi rettili è stata segnalata soprattutto in zone aperte e rocciose.
Bruno Boz è un biologo ambientale di Feltre che cura il monitoraggio in provincia dell’erpetofauna, ovvero anfibi e rettili: «Nel Bellunese esistono tre specie di vipera», spiega l’esperto. «La vipera comune o Aspis occupa le zone a fondovalle e preferisce ambienti secchi e le pietraie; la vipera dal corno è diffusa principalmente nell’area balcanica e nell’area orientale del Bellunese in un ambiente macereto, cioè dove ci sono accumuli di roccia derivanti da frane e dove sta crescendo della vegetazione; la vipera Berus o marasso, invece, si trova tra le medie e alte quote, sopra i 2.000 metri, soprattutto nelle alte praterie e nelle zone di malga ai limiti delle aree di bosco».
«I rettili», prosegue Boz, «sono animali a sangue freddo e quindi si scaldano stando al sole. È facile pensare che questa estate non siano riusciti a stare troppo all’aperto per le temperature troppo elevate che avrebbero rischiato di compromettere il loro metabolismo, portandole così alla morte. Ed è anche per questo che gli escursionisti non le hanno viste. Da settembre, con il calare della temperatura che si è fatta più mite, le vipere sono potute uscire per riscaldarsi. E così può capitare che durante una passeggiata si possano incontrare».
In queste ultime settimane sono stati almeno tre i casi di morsi di vipera in provincia, fortunatamente tutti con esito positivo. «Le vipere sono animali timidi, scappano quando sentono dei rumori. Certo, se hanno appena iniziato a scaldarsi al sole sono più lente nello scappare, mentre sono più rapide se hanno già raggiunto una buona temperatura interna. Poi dipende se si tratta di esemplari giovani, giovanissimi e più vecchi», dice il naturalista.
Secondo Boz, per rimediare un morso con veleno da una di queste vipere bisogna proprio trovarsi di fronte a un esemplare che sia in difficoltà nello scappare: non vedendo via di scampo, attacca e morde.
Una cosa che molti non sanno è che le vipere non sempre mordono iniettando il veleno, «perché per loro ricostituire il veleno comporta un dispendio di energie molto elevato», sottolinea Boz.
Da diversi anni contro il veleno non si utilizzano più i sieri specifici, ma terapie normali. «Se si viene morsi, è consigliabile andare direttamente al Pronto soccorso di un ospedale per potersi sottoporre alle terapie necessarie», precisa ancora Boz. «Esistono nel mercato anche dei kit definiti ecosave che, messi in corrispondenza del morso tramite, delle scosse elettriche contribuiscono a rompere il legame delle molecole del veleno, riducendone così gli effetti negativi. Si tratta di sistemi di cui non ho mai testato l’efficacia, non avendone mai avuto fortunatamente bisogno».
In provincia esistono altri serpenti, che però sono innocui, come evidenzia Boz. «Parlo del biacco o carbonaz, il più diffuso, e il saettone, che si trovano nella parte bassa della provincia. A loro si aggiunge la coronella austriaca che per la sua forma spesso viene scambiata per una vipera. In montagna comunque le vipere stanno diminuendo per l’avanzare dei boschi».
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