Manca l’acqua sulle Dolomiti, la neve artificiale non basterà: ecco cosa sta succedendo

Produrre un metro cubo di neve programmata può costare fino a 5 euro, contro i 2,50-3,50 euro della scorsa stagione. Per innevare tutti i 360 chilometri di piste del Bellunese servirebbero oltre 7 milioni di metri cubi di neve e circa 3 milioni di metri cubi d’acqua, ma i bacini sono quasi vuoti

Francesco Dal Mas
Dolomiti, bacini quasi vuoti e neve sempre più cara: «Potremo aprire solo le piste principali»
Dolomiti, bacini quasi vuoti e neve sempre più cara: «Potremo aprire solo le piste principali»

 

Un metro cubo di neve artificiale costerà 4,5 euro. Un euro in più dell’anno scorso. Approfittando dello zero termico di alcune notti, a Cortina come altrove, sulle Dolomiti, ci sono comprensori dove già si spara. Ma i costi per dare copertura a tutti i 360 km di piste in provincia di Belluno sarebbero proibitivi: addirittura 24 milioni di euro. Ammesso che ci sia l’acqua disponibile. Che, in verità, non c’è.

E quindi, se non dovesse nevicare nelle prossime settimane, con la poca acqua a disposizione si potranno imbiancare solo le piste principali. Le altre resteranno chiuse.

Il meteo

«La prossima settimana» dice Marco Grigoletto dal Faloria sopra Cortina, presidente regionale dell’Anef, l’associazione degli impiantisti, «l’estate di San Martino dovrebbe essere interrotta da almeno 3 giorni di maltempo, che potrebbero portare le prime nevicate della stagione. Lo speriamo, anzi lo scongiuriamo, altrimenti ci mancherebbe l’acqua per innevare».

Mauro Vendruscolo, a capo della skiarea di San Pellegrino e Falcade, prevede, invece, che si dovrà attendere quanto meno metà mese: «È un’attesa più fiduciosa di sempre perché i costi stanno esplodendo. Se l’anno scorso un metro cubo di neve ci imponeva una spesa fra i 2 euro e mezzo e i 3 e mezzo, quest’anno ci troveremmo a spendere fra i 4 ed i 5 euro, quindi fino ad un euro e mezzo in più. Soprattutto per l’energia».

Tanto più che gli operatori del settore hanno appreso «con gravissimo allarme» l’incremento dell’inflazione fino a quota 5.

Per dare copertura all’intera rete di piste servirebbero più di 7 milioni di metri cubi di neve, quindi poco meno di 3 milioni di metri cubi di acqua e più di 20 Gmv di energia. «È evidente» dice Grigoletto «che le nostre società non potrebbero permettersi questi costi, per cui dovremo rinunciare a innevare parte della rete, per programmare solo le piste principali, come peraltro già accaduto nel 2022/23 quando spendemmo comunque 5 milioni di euro per assicurare ai nostri ospiti le discese più iconiche».

Bacini vuoti

Secondo il dossier “Nevediversa 2026” di Legambiente, sono 12 i bacini artificiali per l’innevamento programmato in Veneto, hanno complessivamente un’estensione di 5 ettari e mezzo. Si trovano fra Cortina, Arabba, sopra Falcade, sul Nevegal. Il volume oggi arriva a malapena ai 300 mila metri cubi d’acqua, un decimo della quantità necessaria. Poi, è vero, le società sono autorizzate ai prelievi presso altri bacini e torrenti, «ma sono concessioni limitate e vincolate, rispetto alle quali non si può sgarrare, come è evidente» puntualizza Grigoletto, «Negli ultimi mesi è piovuto solo in poche occasioni, i nostri serbatoi non sono nemmeno pieni. Tante sorgenti sono esaurite, quelle attive sono in parte già congelate. Quindi, a un mese dall’apertura della stagione, tra il 4 o il 5 di dicembre, la situazione non è rassicurante».

Quindi? «Speriamo che nevichi. E che i costi energetici non aumentino di nuovo. Per tanti motivi, ancora più gravi, ma anche per questo, speriamo che Trump non si vendichi della sconfitta riprendendo la guerra con l’Iran».

La temperatura

Christian De Luca, del consorzio Ista, monitora il clima ora dopo ora: «Sul Col Gallina abbiamo cominciato a sparare per tre giorni, fino a domenica, poi siamo stati costretti a smettere, perché la temperatura si è rialzata (+8 gradi ieri) e l’altra sera l’umidità aveva raggiunto il 90%. Ritengo che fino a metà mese non riusciremo a preparare la pista tanto attesa dagli sci club per allenarsi».

Anche dall’altra parte della valle, sopra Falcade, il sistema della programmata è pronto a scattare. «Ma non ho dato il via» conferma Vendruscolo «perché le parentesi di vero freddo sono state contenute e non vale la pena fare la neve perché il rialzo termico l’avrebbe immediatamente sciolta. E questo è solo il tempo di risparmiare».

E il personale? «In provincia le società impiantistiche danno lavoro a 800 persone» dice Grigoletto, «Fatichiamo a trovare disponibilità, le dobbiamo cercare fuori provincia e fuori regione. Il problema più pesante è dato dalla carenza di alloggi». La ricerca più complessa è quella delle figure apicali, a cominciare dai capiservizio.

 

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