Alberto Trentini e famiglia lontano dai riflettori: “Per la festa al Lido ci sarà tempo”

Dopo la detenzione in Venezuela, Alberto Trentini è finalmente libero, ma il ritorno a casa al Lido di Venezia non è ancora imminente. La madre Armanda Colusso è rientrata da Roma sotto scorta, mentre la famiglia chiede silenzio e tempo per ricucire le ferite

Eugenio Pendolini
Alberto Trentini e la stretta di mano con la premier Giorgia Meloni
Alberto Trentini e la stretta di mano con la premier Giorgia Meloni

Il tanto agognato ritorno a casa di Alberto Trentini dovrà attendere ancora qualche altro giorno. Ad aspettarlo ci sarà la mamma, Armanda Colusso, che ieri poco prima delle 19 è rientrata da Roma scortata dagli agenti della Digos e senza rilasciare alcun commento.

L’aria che si respira al Lido di Venezia, sua isola natale, è però completamente diversa a quella di pochi giorni fa. Stavolta è più forte il sospiro di sollievo dopo un anno di incertezze a scacciare l’angoscia per quel cooperante umanitario veneziano di cui parla il mondo, detenuto per più di 400 giorni in condizioni disumane in Venezuela. Ora Alberto è libero, le ferite di genitori e amici sono alle spalle anche se non ancora rimarginate.

È tempo di festeggiare. Al punto che c’è chi, come Giannino Vianello, decide di giocarsi al Lotto due numeri ben precisi: 46 come gli anni di Alberto, 11 come il giorno della sua liberazione. Numeri di buon auspicio, in attesa di poterlo riabbracciare di persona.

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Già, ma quando? Al Lido se lo domandano tutti, ma una risposta ancora non c’è. «Ora è giusto rispettare le volontà della famiglia di restare fuori dal clamore, di stare insieme ed elaborare le ferite. Quando ci sarà la possibilità di riabbracciarlo lo faremo», dice Sebastiano Paoletti, titolare della tabaccheria di via Sandro Gallo dove da più di un anno è appeso lo striscione (rimosso nella mattinata di mercoledì) , «i genitori in questi mesi hanno dimostrato una forza incredibile. L’unica cosa che conta è che Alberto sia libero. Poi ci sarà tempo per festeggiare insieme, sarà una sorpresa, magari con un falò ai Murazzi come facevamo un tempo».

Alberto Trentini lontano dai riflettori, mamma Armanda torna a casa al Lido di Venezia

L’unico punto fermo, quindi, è che dopo quattordici mesi di detenzione, la famiglia e l’avvocata Alessandra Ballerini chiedono riservatezza per Alberto dopo tanta sofferenza. «Scusatemi, stavolta ho avuto l’indicazione di non parlare», si lascia andare don Renato Mazzuia, il parroco di Sant’Antonio che tanto è stato vicino alla famiglia in questi interminabili mesi. E però la comunità parrocchiale manifesta ancora una volta la sua vicinanza alla famiglia con la lunga preghiera delle 18 stampata su un foglietto: «Per ringraziare della liberazione di Alberto Trentini».

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Fin dal mattino, però, a Città Giardino le voci sui movimenti di Alberto si rincorrono di ora in ora. L’iniziale previsione che Alberto potesse fare ritorno a casa in tarda mattinata viene presto superata dalle agenzie che lo danno in partenza in treno, da Roma, verso le undici. Si calcolano orari ed eventuali coincidenze per non mancare all’appuntamento. Ben presto si fa però largo la voce che Trentini e la famiglia possa ripiegare a casa di parenti, nel Trevigiano, per concedersi qualche giorno lontano dai riflettori.

Un turbine di ipotesi, mentre a Città Giardino via Paoluccio resta piantonata fino a sera dallo stuolo di telecamere dei principali telegiornali e network, alla ricerca affannata di un segnale, di un conoscente, di qualcuno che possa riempire i servizi dedicati ad una storia di cui da tre giorni parla l’Italia intera e che tanto ha colpito l’immaginario collettivo, per il senso di immedesimazione provato nei confronti di una famiglia che senza spiegazioni si trova il figlio, impegnato da anni nell’aiutare gli altri, incarcerato senza un’accusa e senza possibilità di mettersi in contatto.

Poco dopo le 18, mentre si abbassano le serrande dell’appartamento dei Trentini, davanti casa si materializzano i carabinieri. È il segnale del ritorno a casa della signora Armanda, arrivata direttamente da Roma e accompagnata a casa dagli agenti della Digos. Nessuna parola a favore di telecamere, Armanda rientra a casa - ad attenderla c’è il marito - al termine di una giornata che segna nuovo inizio per la famiglia Trentini. 

La rimozione dello striscione

Come detto, all’alba di mercoledì mamma Armanda ha rimosso lo striscione che da 14 mesi campeggiava fuori di casa. Lo ha fatto all’alba, alle sei di mercoledì mattina, mercoledì 14 gennaio, lontana dai riflettori, come è stato l’arrivo di martedì sera da Roma, sotto scorta della Digos. In pigiama, forbici in mano, esce sul terrazzino della cucina e recide le fascette nere che per oltre un anno lo hanno tenuto attaccato.

Lo striscione che campeggiava fuori dalla casa del lido
Lo striscione che campeggiava fuori dalla casa del lido

Peccato che proprio in quell’istante era in corso una diretta della Rai e, fedele fino all’ultimo al riserbo sempre invocato, Armanda si ferma, fa due passi indietro e si chiude in casa. Silenzio assoluto. Non una parola, nemmeno oggi, neppure al citofono, interpellata dai giornalisti. Alberto, intanto, viene portato nella casa della zia Oliva, nel Trevigiano, lontano dal clamore e dalle telecamere. Solo quando troupe e cronisti avranno lasciato la zona di Sant’Antonio al Lido

Isabel Barbiero

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