Trentini, il primo desiderio dopo la liberazione: «Una sigaretta»
Le prime dichiarazioni di Alberto Trentini dopo 423 giorni di detenzione in Venezuela: «Ci hanno trattato bene, non ci hanno torturato». Le due telefonate alla madre Armanda

Il primo desiderio di Alberto Trentini da uomo libero è stato una sigaretta. Il cooperante veneziano, detenuto nel carcere Rodeo I a Caracas da 423 giorni e liberato alle 5 di lunedì 12 gennaio, l’ha chiesta all’ambasciatore italiano in Venezuela Giovanni De Vito. Che gliene ha data non una, ma due. Così come all’altro italiano liberato, l’imprenditore torinese Mario Burlò.
Lo riporta il quotidiano Repubblica.
«Ci hanno trattato bene, non ci hanno torturato», le prime dichiarazioni dei due italiani finalmente liberi. «Nell’ultimo trasferimento non siamo stati incappucciati, a differenza delle altre volte», ha aggiunto Trentini, «Anche il cibo era sufficiente». E sulla liberazione: «Non ci aspettavamo di uscire, non avevamo saputo niente».
Commovente la prima telefonata di Trentini dall’ambasciata alla mamma Armanda Colusso, seguita poi da una seconda chiamata. “Come stai? Ma stai bene? Noi siamo tutti qui, ti aspettiamo…”, chiedeva insistentemente la madre che finalmente ha tirato un sospiro di sollievo assieme agli altri familiari.
«Siamo veramente felici e anche noi emozionati», ha detto al telefono a Repubblica l’ambasciatore De Vito, «L’ambasciata, il consolato, il centro a Roma, tutti abbiamo lavorato per mesi per arrivare a questo giorno».
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