Iran, Trump vuole la resa incondizionata: Teheran investita da una pioggia di raid

Il presidente Usa Donald Trump esclude negoziati e chiede la resa incondizionata dell’Iran. Intensi bombardamenti su Teheran e Beirut, mentre i pasdaran colpiscono basi Usa nel Golfo

Luca Mirone
Uno dei tanti attacchi israeliani su Teheran
Uno dei tanti attacchi israeliani su Teheran

«Voglio una resa incondizionata» degli ayatollah, sono le parole di Donald Trump, che sembrano seppellire i segnali arrivati dal regime secondo cui una serie di Paesi si sarebbero attivati per una mediazione. Le voci di Teheran descrivono «la notte peggiore» sotto un diluvio di bombe. Raid intensi anche sulla periferia di Beirut, roccaforte di Hezbollah.

In risposta i pasdaran hanno insistito sui target americani nel Golfo, minacciando anche i siti energetici. Secondo i media Usa i bersagli vengono individuati grazie all'intelligence russa. «Make Iran Great Again!», ha scritto Trump su Truth lanciando una nuova versione dello slogan Maga. La guerra secondo il tycoon si concluderà senza accettare «alcun accordo» e una volta «selezionati uno o più leader» l'America «lavorerà con i partner per ricostruire» l’Iran e «renderlo economicamente più grande, migliore e più forte che mai».

«Funzionerà come in Venezuela, abbiamo una leader meravigliosa che sta facendo un lavoro fantastico». Ovvero Delcy Rodriguez.

Una nuova Guida «equa e giusta»

Trump ha spiegato che il nuovo leader a Teheran potrà essere religioso e non per forza una figura democratica, purché «equo e giusto e che tratti bene gli Usa Israele e gli altri Paesi del Medio Oriente». Bocciato Mojtaba Khamenei, il figlio della Guida suprema.

Il presidente Masoud Pezheskian, pur annunciando che «alcuni Paesi hanno avviato tentativi di mediazione», ha chiarito che essa «dovrebbe rivolgersi a coloro che hanno innescato questo conflitto», Usa e Israele. I bombardamenti su Teheran sono proseguiti in modo incessante. «Esplosioni costanti, i rumori sembravano quelli di un drago», dicono i residenti.

Evacuazione a Beirut

 

Analogo scenario a Beirut, dopo che l'Idf ha fatto scattare un'evacuazione senza precedenti dell'intera periferia meridionale. Secondo media libanesi nel fuoco incrociato è stata colpita una postazione dell'Unifil, con «diversi peacekeeper ghanesi feriti».

Le sirene d'allarme sono risuonate a Tel Aviv e nel centro di Israele, per segnalare l'arrivo dei razzi delle milizie sciite. Sul fronte del Golfo droni iraniani hanno preso di mira di nuovo la base Usa di Ali al Salem in Kuwait, dove ci sono anche militari italiani. È scoppiato un incendio ma non ci sono feriti né danni importanti a due caccia italiani dislocati nella struttura. Le difese antiaeree sono scattate in Qatar, Arabia Saudita ed Emirati. In Bahrein sono stati centrati due hotel e un edificio residenziale.

L'allerta iraniana resta alta sul confine iracheno, dopo le voci su un imminente ingresso nel conflitto dei curdi: droni hanno attaccato le basi dei militanti del Partito Democratico del Kurdistan Iraniano in esilio. Nel mirino anche l'aeroporto di Bassora, una società americana a Burjesia e il giacimento di Rumaila, dove opera il colosso britannico Bp. Un altro raid ha colpito lo scalo di Baghdad. E secondo il Washington Post l'esercito americano ha annullato un'esercitazione dei paracadutisti d'élite. Il che potrebbe significare che i soldati potrebbero essere inviati in Medio Oriente. —

Riproduzione riservata © il Nord Est