
WeFood: e ora scopriamo come nascono le eccellenze
Il festival diffuso del Gruppo Nem apre le porte di 15 cantine, distillerie e laboratori tra Veneto, Fvg ed Emilia. Due giorni di visite gratuite e degustazioni per incontrare gli artigiani del sapore
Il rumore di un alambicco, il profumo del caffè appena tostato, una mano che arrotola la pasta della gubana. Poi, il silenzio di una barricaia, le botti allineate, il tempo che lavora insieme alle persone. Il cibo nasce così: da luoghi, gesti, pazienza. Per due giorni sarà possibile entrare là dove tutto comincia. Non per guardare da dietro un vetro, ma per avvicinarsi, domandare, capire.
Sabato 7 e domenica 8 novembre torna WeFood, il festival diffuso del gruppo Nem. Quindici aziende aprono le porte al pubblico, tra Friuli Venezia Giulia, Veneto ed Emilia. Ci saranno cantine, distillerie, frantoi, laboratori dolciari, una torrefazione, un caseificio e imprese che trasformano i frutti della terra. Quindici indirizzi tra cui scegliere. Ognuno custodisce una storia diversa e, per un fine settimana, decide di condividerla.
- Programma e iscrizioni gratuite a questo link: https://tinyurl.com/2xrsjva8
Il programma completo
Come leggere il documento. Cliccando sul simbolo in alto a destra si può aprire il documento a tutto schermo e leggerlo con maggiore comodità; è possibile anche usare la lente in basso per lo zoom in o lo zoom out, ossia per allargare o restringere la visualizzazione.
La meraviglia del lavoro visto da vicino
A Trieste, da Primo Aroma, il viaggio parte dal chicco di caffè crudo e arriva alla tazzina: la tostatura non è più un passaggio invisibile, ma un profumo che cambia davanti agli occhi. A Busche, nel Bellunese, Lattebusche lascia osservare dall'alto la produzione del Piave Dop e il magazzino dove le forme riposano. Ad Azzida, nelle Valli del Natisone, La Gubana della Nonna mostra come prende forma il dolce delle feste: una lavorazione che non si può ridurre alla fotografia di una fetta.
A Bassano del Grappa, l'Antico Laboratorio San Giuseppe fa incontrare le erbe e la pazienza degli infusi. A Nimis, la distilleria Ceschia racconta la trasformazione delle vinacce nelle caldaiette di rame. Poco lontano, a Ramandolo, si entra nei luoghi in cui Giovanni Dri segue le uve fino al vino. Esperienze diverse, con una cosa in comune: riportano al centro chi conosce la materia, ne rispetta i tempi e se ne assume ogni giorno la responsabilità.

Ci sarà anche il gusto dell'olio, che cambia quando si è visto un oliveto e si è ascoltato un frantoiano. Corte Tomasin accoglie nella pianura friulana, tra le sue piante e il frantoio. In Val d'Illasi, Bonamini invita a seguire la lavorazione e poi a riconoscere profumi e intensità nell'assaggio. La degustazione, a quel punto, non è più un esercizio di bravura: è la conclusione naturale di un racconto.
Ogni porta apre una storia
Le cantine offrono altre prospettive. A Torre Rosazza, nei Colli Orientali del Friuli, si attraversano la villa e gli ambienti della produzione; a Borgo Conventi, nel Collio, si seguono le uve fino alle botti. Sui Colli Euganei, Maeli propone percorsi guidati nei suoi vini; sulle colline veronesi Costa Arente porta tra vigneti e cantina. A Montegalda, Brunello 1840 spalanca la storia della distillazione e propone anche un laboratorio sensoriale dedicato alle botaniche del suo nuovo Fernet.
A Valvasone, Casato Bertoia racconta la trasformazione degli ortaggi e della frutta coltivati in azienda. E nell'Acetaia Monari Federzoni, a Solara di Bomporto, si scoprono le differenze tra i balsamici osservandone i luoghi di lavorazione e invecchiamento.
È qui che il fine settimana acquista un significato speciale. Si può entrare in un'azienda pensando di conoscere già quel vino, quel formaggio, quel liquore. Poi qualcuno mostra una scelta, racconta un errore evitato, spiega perché un gesto va compiuto proprio in quel modo. E il prodotto cambia. Non nel sapore, forse, ma nello sguardo di chi lo assaggia. Diventa il risultato concreto di una vita di lavoro.
Un invito, non una vetrina
Le visite sono gratuite e richiedono la prenotazione. Per alcune esperienze sono previsti percorsi o attività aggiuntive con modalità proprie: il programma di ogni azienda, gli orari e le iscrizioni si trovano su wefood-festival.it. Le porte non resteranno aperte per sempre: sono due giornate, sabato e domenica, da organizzare scegliendo ciò che incuriosisce di più.
Si può tornare a casa con una bottiglia o un dolce, certo. Ma il vero regalo è aver visto il luogo in cui quel prodotto nasce. Avere incontrato chi accende il forno, segue una fermentazione, attende la maturazione, ripete un gesto finché diventa esatto. Perché il gusto comincia molto prima dell'assaggio. E quest'anno, per un weekend, ci fa entrare.
Le schede delle aziende
Riproduzione riservata © il Nord Est






