La strada del vino per aiutare il latte
Produrre un litro costa fino a 59 centesimi, il mercato è saturo e il cinque per cento delle stalle rischia di chiudere. Il Veneto chiede un'organizzazione comune come per le cantine. Il Friuli frena: prima i costi

Per il mondo del latte e dei formaggi, alle prese con una crisi che dura da un anno e rischia di peggiorare, la terra promessa è un acronimo: Ocm, organizzazione comune di mercato. «Abbiamo bisogno di uno strumento simile a quello del vino, con una regia nazionale e una raccolta dei bisogni delle regioni, in grado di superare le rigidità dei Csr e dei Psr e di riallocare rapidamente i fondi tra promozione e investimenti secondo le fluttuazioni di mercato», spiega Dario Bond, assessore all'agricoltura del Veneto, che con la Lombardia ha lanciato la proposta.
C'è troppo latte, e lo si produce in un contesto che, per dirla con Walter Lucchetta, direttore dell'associazione allevatori del Veneto, «sta facendo impazzire il nostro mondo. Il prezzo di mangimi, energia, gasolio e trasporti continua a crescere ed è diventato un incubo: il costo di produzione è arrivato tra i 55 e i 59 centesimi al litro». Ancora Bond: «Crisi e oscillazioni dettate da forti speculazioni si tamponano con mezzi elastici, e l'Ocm, a differenza degli altri strumenti della Pac, può essere usata con velocità».
Il prezzo non copre i costi
L'Ocm però è tutta da costruire, e intanto si usano sostegni di breve periodo: l'accordo sui prezzi all'origine promosso dal Masaf, che indica 50 centesimi a novembre e dicembre, e le misure contro il caro gasolio.
Boccate d'ossigeno: «Purtroppo si stanno moltiplicando – spiega Alessandro Mocellin, presidente di Latterie Vicentine e responsabile nazionale del comparto per Fedagri-Confcooperative – i segnali di disdetta dei contratti di fornitura agli allevatori. L'Ocm è un'opportunità, ma servono interventi immediati, perché per le aziende fuori dai mondi del Parmigiano Reggiano e del Grana Padano, o dal sistema delle Dop, la situazione è durissima». Il rischio di una «selezione naturale», soprattutto in montagna, è alto: in pericolo circa il cinque per cento delle stalle.
L’efficienza non basta più
Floriano De Franceschi, presidente dell'Arav, l'associazione allevatori del Veneto, dice che «il miracolo di efficienza del comparto non basta più. Nel 1984 ci avevano assegnato 10,84 milioni di tonnellate di latte, il 56 per cento del fabbisogno. Oggi l'autosufficienza è all'87,7 per cento, con quasi 14 milioni di tonnellate, un numero di stalle di poco superiore al 10 per cento di allora, meno vacche, ma una resa passata da 58 a 86 quintali per vacca.Il mercato però consuma sempre meno latte fresco, favorendo le bevande vegetali. Se non esportiamo più i nostri formaggi, il prezzo alla stalla rischia di crollare».
Anche perché, spiega Umberto Daneluzzi, direttore di Confagricoltura del Friuli Venezia Giulia, «nonostante l'estate torrida la produzione è rimasta elevata. Potrebbe aiutarci una riduzione in alcuni paesi chiave dell'Ue, ma dobbiamo fare di tutto per sostenere la promozione dei nostri formaggi all'estero».
Le ricette sul tavolo
Le ricette non mancano. Carlo Giulietti, presidente di Copagri Veneto, chiede «interventi diretti sul modello dei ristori del Covid, attraverso la piattaforma Agea». Per Maurizio Antonini, direttore di Cia Veneto, «è necessario combattere la speculazione facendo rispettare la legge sulle pratiche sleali e impedendo la vendita sotto i costi di produzione».
Martin Figelj, presidente di Coldiretti del Friuli Venezia Giulia, giudica «non fondamentale una Ocm latte: la priorità è contenere i costi e proteggere le produzioni locali, rivedendo il codice doganale per impedire di indicare come italiani i prodotti lavorati qui con materia prima estera».
Mocellin però avverte: «Dare incentivi alle aziende è la cosa peggiore da fare. Nessuno ha la bacchetta magica, ma servirebbe un'unità di intenti per gestire la crisi e progettare interventi strutturali». Come il latte in polvere: ma per l'impianto servono investimenti e, soprattutto, chi mette le risorse.
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