Rigoni Stern e quel viaggio in treno sul Don

Dal viaggio di Mario Rigoni Stern in Urss al reportage di Giovanni Comisso e ai primi testi di Goffredo Parise: il racconto della collaborazione dei grandi autori veneti con “Il Giorno”, il quotidiano milanese che ha innovato l’editoria italiana

Daniele Ferrazza
Mario Rigoni Stern
Mario Rigoni Stern

C’è una prima pagina del Giorno che sorprende ancora. È quella del 16 novembre 1971, con la foto grande a colori e uno “strillo” a suo modo clamoroso: Mario Rigoni Stern rivede l’Urss dopo 28 anni. Insomma, l’autore di Il sergente nella neve, l’autobiografia di alpino nella drammatica ritirata dall’Unione Sovietica, libro che da quando venne pubblicato da Einaudi nel’53 non ha mai smesso di essere ristampato, decide di tornare dopo quasi trent’anni per la prima volta sul Don in treno insieme alla moglie, e lo fa pubblicando il suo reportage a puntate sul Giorno.

Il viaggio 

Lo storico quotidiano milanese che in questo 2026 compie settant’anni, al debutto nelle edicole segnò una specie di rivoluzione nel panorama stagnante dell’editoria italiana e poté contare a lungo sulla collaborazione dei più importanti nomi della letteratura italiana della seconda metà del Novecento.

Pezzi brevi, titoli brillanti, una grafica leggera con l’oroscopo e i fumetti, linguaggio comprensibile anche ai più giovani, politicamente aperto al nascente centro-sinistra e per la prima volta con il colore nelle pagine. Un quotidiano moderno. E così sul Giorno fino a metà degli anni Settanta – come racconta il libro Quelli che ...Il Giorno di un cronista veneto, Mario Consani, che al Giorno ha trascorso più di trent’anni, scritto a quattro mani con Stefano Passarelli (All Around editore) – scriveranno davvero tutti i più grandi: da Pasolini a Gadda, da Calvino a Primi Levi, da Arbasino a Bassani, da Nanda Pivano ad Achille Campanile a Garboli, Manganelli, Sciascia e molti altri ancora. Tra i veneti, anche un maturo Giovanni Comisso e un giovanissimo Goffredo Parise.

Ma quello annunciato dalla prima pagina del giornale nel novembre del ’71 non è un semplice racconto firmato Mario Rigoni Stern.

È proprio la cronaca vera di un viaggio straordinario che lo scrittore decide di intraprendere partendo da Padova sul treno Torino-Togliattigrad «per rivedere i luoghi che furono teatro della guerra e, nel ’43, della tragica ritirata del corpo di spedizione italiano e per incontrare i contadini dei villaggi e dei paesi dove vissero i nostri soldati», dramma ancora vivo nella memoria di molte famiglie italiane.

E la grande foto pubblicata in quella prima pagina, scattata nel’42 da un tenente dell’epoca come spiega Il Giorno (in primo piano c’è lo stesso Rigoni Stern), «è la testimonianza dei climi che spesso si sono stabiliti tra i soldati italiani e la popolazione dei villaggi occupati». La collaborazione di Rigoni Stern con il quotidiano era cominciata diversi anni prima, nel 1964, e si esprimeva sui temi più cari allo scrittore vicentino, come i ricordi di guerra e l’attenzione per le montagne e per chi in quei luoghi vive, argomenti non proprio alla moda all’epoca, anche se il boom economico stava spingendo l’italiano medio alla scoperta dei luoghi di montagna nei week-end e anche nelle vacanze estive.

E di sicuro però lui non amava il modo di fare di certi turisti della domenica, gente di città che va sui monti a far danni, tra abetini sradicati in modo da poterli portare a casa, piccoli urogalli strappati alla madre credendoli pulcini da allevare, stelle alpine “rapite” ma che sui balconi delle metropoli ovviamente poi non crescono.

Giovanni Comisso

Ma prima di Rigoni Stern un altro autore veneto ha pubblicato i suoi articoli sul Giorno neonato, nella primavera del 1956: è Giovanni Comisso, scrittore trevigiano nato nel 1895, alle spalle una carriera ormai lunga e una vita avventurosa di viaggi in mezzo mondo, una tiepida collaborazione con riviste fasciste ma di fondo una libertà di pensiero e di vita, compresa l’omosessualità, non facilmente tollerabile dal pensiero di regime.

Grande amico di Filippo De Pisis, il pittore con cui condividerà fino alla fine idee e sensibilità, proprio a lui è dedicato uno dei primi pezzi che Comisso firma sul giornale all’inizio di maggio del’56. Sul quotidiano diretto da Baldacci, pubblicherà anche ritratti di personaggi visti da vicino, spigolature, idee sparse, commenti critici (talvolta quasi feroci) su tendenze e mode dell’epoca.

E sempre sul Giorno in quei primi mesi di vita del quotidiano scrive anche un giovane amico e allievo di Comisso, Goffredo Parise. Nato a Vicenza nel’29 da un padre che non ha mai conosciuto, Parise è stato cresciuto teneramente dai nonni e poi dal padre adottivo mostrando grande fantasia fin da piccolo.

Appena ventenne scrive il romanzo Il ragazzo morto e le comete che l’editore Neri Pozza gli pubblica, si trasferisce a Milano e nel ’54 esce Il prete bello, che diventa il primo bestseller italiano con decine di edizioni e traduzioni in tutto il mondo. Per Parise però la collaborazione con Il Giorno sarà davvero poco consistente, solo un paio di brevi articoli quasi di corsa e un racconto.

Alla redazione romana del Giorno, ricorderà in seguito il grande inviato del giornale Marco Nozza, «gli imposero di fare cronachette di nera, alla svelta, senza pensarci su. Esecrabile affronto per Parise, che a Milano era intimo di Montale, che chiamava familiarmente Eusebio». Così il giovane vicentino salutò il direttore Baldacci e prese cappello.

 

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