L’Agesci apre ai capi scout gay e trans: «Noi, finalmente accettati»

Mariasofia Zanoni, presidente del Mandorlo, associazione di giovani cattolici Lgbtq+ e capo scout a Padova: «Dall’associazione un passo in avanti. Essere capi educatori significa essere testimoni credibili. Se una persona vive una bugia non sarà mai credibile agli occhi di chi educa»

Marta Randon
Mariasofia Zanoni, capo scout dell'Agesci
Mariasofia Zanoni, capo scout dell'Agesci

«È una gioia, una gioia necessaria. Finalmente, con serenità, possiamo dire ai genitori degli scout che educhiamo, e agli scout stessi, chi siamo davvero. È un sollievo». Mariasofia Zanoni, 27 anni, una laurea in Traduzione e interpretariato, è presidente del Mandorlo, associazione di giovani cattolici Lgbtq+ e dal 2018 è capo scout del gruppo Padova 14 San Gregorio Barbarigo.

Le sue parole arrivano dopo il recente documento dell’Agesci, la più numerosa associazione scout cattolica d’Italia, che mette nero su bianco un principio atteso da anni: «L’omosessualità non costituisce un criterio di esclusione per i ruoli di educatore e capo scout».

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Mariasofia, che cosa cambia?

«Cambia l’autenticità. Essere capi educatori significa soprattutto essere testimoni credibili. Se una persona vive una bugia non sarà mai credibile agli occhi di chi educa. Per i ragazzi e le ragazze, invece, è indispensabile che ci sia fiducia».

Lei ha dovuto nascondersi?

«No, io sono sempre stata sincera. Sul mio cammino nessuno mi ha mai detto che non era il posto per me. Ho sempre trovato contesti più o meno accoglienti. Ma ho la fortuna di vivere in una città aperta e di essere circondata da persone che mi vogliono bene. Non per tutti è così. Anche la mia compagna è capo scout».

Come funzionava prima del documento ufficiale?

«Spettava alle varie comunità capi – composte da 15-20 persone – insieme alla persona interessata stabilire se fare il capo o la capa fosse la scelta giusta. La validità di un educatore non c’entra nulla con l’orientamento sessuale o con l’identità di genere. L’importante è essere una persona con dei valori, voler bene a chi si ha di fronte».

Ora siete più sereni?

«Sì. In Italia non tutte le comunità capi sono accoglienti, ci sono ancora discriminazioni. Prima del documento ufficiale dell’Agesci non c’era nulla di scritto che escludesse le persone Lgbtq+, ma non c’era neanche niente che garantisse che potessero diventare capi o cape».

Come si è arrivati a questo documento?

«In Agesci la riflessione è aperta da più di dieci anni. La data simbolica che segna l’inizio di un percorso più condiviso è il 2014, con la riunione dei clan “Strade di coraggio”. Da lì in poi la domanda è stata affrontata in maniera più concreta. Proprio per questo è una conquista: lo aspettavamo da tempo».

Capi e cape Lgbtq+ ci sono sempre stati.

«Esatto. Il documento conferma un lavoro che già veniva fatto. È una gioia poter essere testimoni del Vangelo in modo autentico al 100%. Ci sentiamo accolti senza compromessi».

Ha incontrato difficoltà nel suo percorso?

«Non sempre tutti i contesti sono abituati a confrontarsi con persone Lgbtq+, soprattutto quando si parla di identità di genere non conformi. In alcuni casi sono stata io a dover fare dei passi verso gli altri».

Come associazione del Mandorlo avete contribuito a questa conquista?

«Da sempre cerchiamo l’incontro diretto con tutte le comunità cristiane, quindi anche con i gruppi scout: parrocchie, animatori pastorali, religiosi e religiose. Crediamo che l’incontro personale sia una delle esperienze più trasformative. Quando ci si confronta davvero con la storia di una persona, cambia tutto. Agesci Veneto è stata coinvolta nei lavori nazionali sul tema. Un contributo importante è arrivato anche da altri gruppi Lgbtq+ italiani. Pensiamo di avere aiutato molte persone a livello individuale».

Prossimi obiettivi?

«Ci piacerebbe un maggiore riconoscimento delle persone transgender. Si parla molto dei credenti omosessuali, ma meno dei trans. Auspichiamo che anche altre associazioni cattoliche compiano il passo fatto da Agesci, ad esempio l’Azione cattolica. Ci auguriamo che la nostra persona e la nostra esperienza di vita vengano accolte per tutta la bellezza che portano con sé. Non siamo di serie B in nessun contesto».

Dopo le polemiche dei mesi scorsi, oggi come sono i rapporti con il vescovo Cipolla?

«Siamo fiduciosi e fiduciose che il dialogo avviato con lui possa essere duraturo e fondato sulla fiducia e sull’affetto reciproci, al di là delle incomprensioni».

 

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