Competere o sparire, perché l’Europa è davanti alla storia secondo Mario Draghi

Un continente segnato per secoli da divisioni e guerre ha intrapreso un percorso di unità e pace. Siamo un insieme di democrazie, impegnate a garantire un’identità. Ma abbiamo la stessa ambizione del recente passato?

La redazione

“Competere o sparire - Per un nuovo paesaggio europeo” è il titolo del nuovo saggio di Mario Draghi, in libreria da oggi, con prefazione di Martin Wolf. Su concessione dell’editore, pubblichiamo il prologo.

 

Il prologo

L’Unione Europea è un esperimento con pochi precedenti nella storia dell’umanità. Un continente segnato per secoli da divisioni e guerre ha intrapreso un percorso di unità e pace per garantire prosperità e benessere ai suoi cittadini. L’Europa è oggi un insieme di democrazie, ciascuna con la propria identità nazionale, ma tutte impegnate perché questo insieme abbia esso stesso un’identità, quella europea.

L’agire insieme è divenuto condizione necessaria per affrontare la competizione con le altre grandi potenze del mondo, ma anche per sopravvivere con quei valori che nel corso degli anni sono venuti a definire questa identità comune.

La costruzione dell’Europa poggia su un modello economico e sociale unico, capace di coniugare equità, solidarietà, rispetto dell’ambiente. Per decenni, ogni cittadino europeo è cresciuto nella consapevolezza che la società di cui era parte non lo avrebbe lasciato solo.

Questa rete di protezione – che va dalla sanità all’istruzione alla previdenza – è l’orgoglio di tutti gli europei. La sfida per le istituzioni – governi, Commissione europea, parlamenti – è assicurarsi che questo modello rimanga sostenibile e capace di evolvere insieme alle nostre società.

L’Europa deve ritrovare la capacità di crescere.

Il rapporto Il futuro della competitività europea, consegnato alla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, e i discorsi che lo hanno accompagnato nascono, prima di tutto, da questa urgenza. Riuscire a competere con il resto del mondo vuol dire assicurarsi che i giovani europei – e gli europei che non sono ancora nati – abbiano gli stessi diritti, le stesse tutele, le stesse opportunità che hanno definito il nostro modello in questi decenni. È una questione di giustizia sociale, di valori collettivi, di identità europea. Ma vuol dire anche poter difendere i nostri confini e la nostra indipendenza politica, la nostra libertà.

Le sfide che l’Europa ha davanti a sé – tecnologiche, demografiche, geopolitiche – sono straordinarie. Ma altrettanto straordinaria è l’ambizione che ha sempre caratterizzato il progetto europeo. La sua ideazione ha messo da parte secoli di stragi e di conflitti. La sua realizzazione ha superato enormi ostacoli politici, economici, sociali. Oggi c’è ancora molto da fare per rendere l’Europa in grado di rispondere ai bisogni dei cittadini.

La domanda che dobbiamo porci è se condividiamo ancora la stessa ambizione del recente passato. Lo dobbiamo ai padri fondatori dell’Europa, a noi stessi, a chi verrà dopo di noi.

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