Orientamenti sessuali, gli scout e le nuove identità

L’Agesci, la più numerosa associazione scout cattolica d’Italia, ha stabilito che l’omosessualità non costituisce un criterio di esclusione per i ruoli di educatore e capo scout. Una ricerca evidenzia mutamenti rapidi nelle generazioni più giovani, tra libertà e legami duraturi

Gianpiero Della ZuannaGianpiero Della Zuanna
Il ministro Tajani interviene a un raduno di capi Agesci
Il ministro Tajani interviene a un raduno di capi Agesci

L’Agesci, la più numerosa associazione scout cattolica d’Italia, nel recentissimo documento Identità di genere, orientamento sessuale e affettivo, stabilisce che l’omosessualità non costituisce un criterio di esclusione per i ruoli di educatore e capo scout.

L’Agesci ha chiarito che l’idoneità al ruolo educativo di un capo si basa esclusivamente sulle competenze, sulla maturità affettiva e sulla coerenza con il metodo scout, non sull’orientamento sessuale.

Da molti anni, assieme a mia moglie Maria Castiglioni, anche lei professoressa di demografia, e ad altri colleghi, studio il comportamento sessuale e le sue conseguenze socio-demografiche. I dati mostrano un profondo cambiamento delle giovani generazioni italiane, acceleratosi nell’ultimo decennio, sull’accettazione dell’omosessualità e sull’orientamento sessuale. Un solo dato: in una ricerca statisticamente valida di due anni fa, presso gli scout cattolici del Triveneto di 16-25 anni, promossa dal Clan Universitario di Padova, una giovane donna scout cattolica su 4 non si è dichiarata etero, e lo stesso ha fatto un giovane uomo scout cattolico su 8. Risultati simili si registrano in altre ricerche su popolazioni giovanili. Colpiscono le profonde differenze con le ricerche di appena vent’anni fa, quando solo un giovane ventenne su venti si dichiarava non etero.

Inoltre, oggi la stragrande maggioranza dei giovani etero accettano con tranquillità i rapporti fisici fra omo, e percepiscono come tale accettazione sia generalizzata anche fra i loro amici e – in misura minore – fra i loro genitori. Vent’anni fa i risultati erano molto diversi: solo una piccola minoranza dei giovani etero dichiarava di accettare i rapporti fisici fra omo, ed era percepita una diffusa ostilità verso gli stessi da parte di amici e genitori.

Questa rapidità dei cambiamenti aiuta a capire anche la difficoltà, da parte di molti, specialmente fra chi ha più di quarant’anni, di accettarli. Sono difficoltà facilmente comprensibili, perché l’orientamento sessuale è un tema fortemente identitario, tradizionalmente definito in modo oppositivo, specialmente fra uomini (“sono etero perché non sono omo”). L’impressione è che la legge sulle Unioni Civili approvata dal Governo Renzi nel 2016 abbia contribuito notevolmente a questo recente cambio di passo, dando dignità pubblica a comportamenti prima celati e non detti.

L’Italia arriva a questi cambiamenti con anni o decenni di ritardo rispetto a paesi come la Svezia, il Regno Unito, gli stati della Costa Est degli USA, la California e l’Australia, ma la forbice si sta chiudendo. Questo contagio geografico si ripete, ormai da almeno un secolo, anche per altri aspetti del comportamento sessuale e riproduttivo, come la contraccezione, i primi approcci alla sessualità, le convivenze fra persone non sposate, le rotture di coppia e i divorzi.

Per altri comportamenti, invece, in tutto l’Occidente prevale una diffusa contrarietà. Ad esempio, si consolida nel tempo l’opinione che la vita di coppia (omo o etero che sia) non sia compatibile con il tradimento.

Inoltre alcuni comportamenti di cui si sente molto parlare (come le coppie aperte e le coppie poliamorose) restano minoritari. La coppia sessualmente esclusiva, etero o omo che sia, resta (per ora? ) il comportamento e il riferimento culturale nettamente prevalente. Quindi, nella sessualità come in molti altri aspetti della vita intima, cambiamento non vuol dire anarchia.

L’interpretazione di questi cambiamenti è molto più complessa della loro descrizione, che già richiede molta perizia statistica, demografica e sociologica. Una lettura semplice, ma forse non banale, suggerisce che l’unione di coppia sia determinata sempre più dall’attrazione reciproca, e sempre meno da convenzioni sociali consolidate.

Quindi, l’attrazione, se c’è, non esige che i due partner siano di sessi diversi, e il tradimento non è compatibile con un’unione, perché testimonia la fine dell’attrazione fra i due partner. Inoltre, in un mondo dove tutto cambia in fretta e dove l’incertezza regna sovrana, la coppia sessualmente esclusiva può essere un rifugio di tranquillità e stabilità.

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