Mattarella: l’intelligenza artificiale scaverà un nuovo solco tra ricchi e poveri

Il presidente a Venezia: «Si pone il tema delle disuguaglianze a livello nazionale e tra gli Stati. L’AI rappresenta un acceleratore per quanti sono dotati di capitali, risorse energetiche, infrastrutture di competenze avanzate. Il divario tra chi ne dispone e chi ne è escluso potrà ampliarsi»

Sergio Mattarella

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il re di Spagna Felipe VI e il presidente del Portogallo António José Seguro si sono riuniti oggi, 17 giugno, alla Fondazione Giorgio Cini, sull’isola di San Giorgio Maggiore a Venezia, per il XIX Simposio Cotec Europa. L’edizione di quest’anno è dedicata al tema “Rethinking Work in the Age of AI: Transformation, Opportunity and Governance”, una riflessione sulle trasformazioni che l’intelligenza artificiale sta producendo nel mondo del lavoro, nell’economia e nelle società europee. Ecco il discorso del presidente.

Nuove opportunità, nuovi rischi

Il tema di questa edizione interpella in profondità le nostre democrazie. L’intelligenza artificiale sta cambiando profondamente il modo in cui apprendiamo, lavoriamo e organizziamo la società, incidendo con una velocità senza precedenti su ricerca scientifica, scuola, pubblica amministrazione, accesso ai beni della cultura e dell’informazione.

Questo affascinante strumento offre nuove opportunità per istituzioni, imprese, singole persone; può accrescere la produttività, migliorare i servizi ai cittadini, rendere più efficienti i diversi passaggi. Ma appare pervasiva e suscettibile di incidere sui comportamenti umani, decisamente più di innovazione anche di grande portata intervenute in passato. Si tratta di sviluppi di capacità generative che intervengono direttamente su funzioni di alto contenuto cognitivo, elaborazione di informazione, scrittura, analisi, consulenza, supporto decisionale.

E da quali valori è guidata? Per quali obiettivi è stata programma?

In una società libera il criterio che regola la vita di tutti è quello della responsabilità. Assistiamo a un processo di ridefinizione di compiti, competenze richieste. Pone il tema delle disuguaglianze a livello nazionale e tra gli Stati. L’intelligenza artificiale rappresenta un acceleratore per quanti sono dotati di capitali, risorse energetiche, infrastrutture di competenze avanzate.

Il divario tra chi ne dispone e chi ne è escluso potrà ampliarsi. La concentrazione nelle mani di pochissimi soggetti privati, che stanno invadendo domini fino a ieri deputati dagli Stati, a partire dallo Spazio, sono ora realtà talmente potenti da pretendere di disattendere o travolgere ogni regola. Eppure qualsiasi attività umana sollecita un codice, una grammatica. Si presenta un tema di sovranità su questioni che coinvolgono sicurezza della società e diritti dei cittadini. La dicotomia tra benefici e minacce di un salto tecnologico si presenta ciclicamente nella storia.

Non dobbiamo demonizzare il cambiamento, ma esaltarne gli immensi effetti positivi, sapendolo sapientemente governare con il fine di tutelare la dignità delle persone e moltiplicare la libertà dei cittadini. Pochi giorni fa, in Spagna, Papa Leone XIV lo ha ricordato: il lavoro deve essere luogo di espressione, relazioni e contributo alla comunità. Oggi il 99% degli utenti è mero esecutore passivo delle tecnologie, ma questa tendenza deve essere invertita: serve rafforzare l’ecosistema dell’innovazione. L’UE deve passare dall’enunciazione di principi alle decisioni concrete. Dobbiamo contribuire a una risposta europea alla trasformazione del lavoro al tempo dell’intelligenza artificiale.

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