Zaia e Marina Berlusconi, un pranzo tra progetti editoriali e piani politici

L’incontro a Milano durante Il Salone del Mobile. In programma due nuovi libri, ma si è parlato anche di Lega e Forza Italia

Filippo Tosatto
Il presidente del consiglio regionale Luca Zaia e Marina Berlusconi, presidente di Fininves
Il presidente del consiglio regionale Luca Zaia e Marina Berlusconi, presidente di Fininves

« Non mi risulta nessun incontro a Milano tra Zaia e Marina Berlusconi». In visita alla Biennale di Venezia, Matteo Salvini sgrana gli occhi: è l’ultimo a sapere, come accade nella vulgata popolare ai partner sfortunati. Rivelato urbi et orbi da la Repubblica, datato 22 aprile in coincidenza con il Salone del Mobile, definito «estremamente cordiale» dai protagonisti, il pranzo in casa della primogenita del Cavaliere non fatica a calamitare rumors e commenti. «Abbiamo parlato di progetti editoriali», taglia corto il Doge, che capitalizza l’insonnia cronica lavorando a due nuovi libri “di taglio diverso” e coltiva sogni di gloria podcast. E Massimiliano Fedriga (presidente Fvg): «Un incontro dai contenuti editoriali».

Ma gli stessi entourage, tuttavia, ammettono che il tête-à-tête nella modesta magione di corso Venezia (22 vani spalmati su due piani del centro) «non ha tralasciato considerazioni sull’attualità politica del Paese».

Facile, al riguardo, immaginare un’intesa di fondo. Vecchie conoscenze – il rapporto con Marina e Pier Silvio risale agli anni Novanta, quando il giovane ministro frequentava Arcore in compagnia di Bossi – il veterano e la presidente del Gruppo Mondadori condividono una visione liberal ispirata a riformismo, impresa, diritti civili, bioetica. E malcelano la delusione per i partiti di riferimento. Perché l’erede e garante di Forza Italia, rifiuta la discesa in campo ma nutre riserve circa la linea di condotta di Antonio Tajani, reputata fragile e talvolta subalterna alla destra meloniana. Perché Zaia non condivide la rincorsa salviniana al populismo sovranista, guarda con preoccupazione ai sondaggi sfavorevoli (« Serve un cambio di passo») e non cessa di lamentare l’irrisolta questione settentrionale.

Così, senza indulgere a retroscena fantasiosi, è ragionevole immaginare che donna Marina (interessata, en passant, a pubblicare entrambi i titoli citati) abbia ribadito l’apprezzamento nei confronti dell’ospite, auspicandone – indirettamente, magari – l’approdo al partito azzurro. Un’eventualità remota, pure a fronte delle ripetute delusioni incassate dal leghista. Escluso da un ulteriore mandato presidenziale in Regione a dispetto delle promesse parlamentari della vigilia; privato della lista civica nominale eppure capace, nel ruolo di capolista, di trascinare alla vittoria il Leon e il candidato Alberto Stefani. Mortificato, soprattutto, dall’atteggiamento di via Bellerio: approdato al “buen ritiro” del consiglio regionale, Zaia, ha manifestato per la prima volta la disponibilità ad assumere un incarico politico nel Carroccio.

La circostanza, coincidente con il traumatico addio del generale Vannacci, ha risvegliato l’ala nordista (Attilio Fontana, Massimiliano Fedriga, Maurizio Fugatti, Massimiliano Romeo) lesta a caldeggiarne la nomina a vicesegretario, anche alla luce delle dimissioni da vice presentate da Stefani, eletto al vertice di Palazzo Balbi. Nulla da fare. Esaurite le frasi di rito – «Luca può fare tutto» – Salvini gli ha negato ogni delega operativa, limitandosi ad includerlo in un’improvvisata segreteria, parallela al consiglio federale e sostanzialmente priva di facoltà decisionale. Morale (provvisorio) della favola? Fonti vicine a Marina Berlusconi precisano che «non si è discusso di percorsi individuali» e tantomeno di grandi manovre in seno al centrodestra. Ma il disagio dell’uomo capace di superare le 200 mila preferenze è evidente e così la marginalità in questa Lega secondo Matteo. Che, appurata infine la veridicità del fatidico incontro milanese, non si scompone: «Nessun problema con Zaia, io lo sento e gli parlo senza mediatori. Mi fido dei miei». Chissà se il sentiment è ricambiato. Nel dubbio, molte certezze appaiono incrinate e l’ulteriore emorragia di consensi, combinata ad una leadership non più credibile, potrebbe spalancare scenari oggi impensabili. 

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